francescanesimo

San Leopoldo Mandic, specchio di san Francesco

Antonio Tarallo Antonio Tarallo

Intervista a Fra Roberto Papini

A pochi passi dal Campidoglio e dal Foro Romano si erge, nella sua affascinante bellezza, la chiesa di Santa Maria della Consolazione, perla spirituale e artistica della Città Eterna. La chiesa è situata ai piedi della Rupe Tarpea, luogo dove venivano eseguite le condanne capitali fino al 1550. Per comprendere la particolare denominazione di questa chiesa bisogna però risalire al 1385, anno in cui venne collocata - vicino alla famosa rupe - un’immagine della Madonna per consolare i condannati a morte. Tra i vari miracoli legati al luogo, è importante ricordare quello di un giovane - risparmiato alla pena capitale - grazie alla miracolosa effige della Vergine Maria.

A distanza di secoli, questo sito così particolare è ancora luogo di consolazione. Infatti, sono molti i fedeli che giungono qui per cercare conforto e pace davanti alle reliquie di San Leopoldo Mandić, il santo frate cappuccino. Le reliquie sono custodite qui, in una cappella dedicata a San Francesco d’Assisi, dall’8 marzo del 2020.

In vista della festa del santo d’adozione padovana, la chiesa ha promosso un’intensa Novena a San Leopoldo. San Francesco patrono d’Italia ha intervistato Fra Roberto Papini, cappuccino, rettore della chiesa di “Santa Maria della Consolazione”.

San Leopoldo Mandic, frate cappuccino. Quanto è stata influente la figura di San Francesco in questo piccolo frate?
San Leopoldo è lo specchio che riflette San Francesco d’Assisi; anzi ancor di più riflette Gesù. Ricordiamoci che Francesco d’Assisi è stato chiamato “Alter Christus”: praticamente potrebbe considerarsi una sorta di gioco di specchi. San Francesco specchia il Cristo; Mandic specchia San Francesco che, appunto, è immagine di Gesù. Una cosa che mi ha sempre colpito in Mandic e la sua umiltà che tanto ricorda quella del santo d’Assisi. Il Poverello, infatti, diceva: “Voglio essere come un’ombra che passa”. Questa umiltà, questo desiderio di fare tutto per il Signore, così presente in Francesco, è da trovarsi anche in San Leopoldo: lui, nel segreto del confessionale, ha trascorso la sua intera esistenza. Due uomini nell’ombra che emanavano la luce di Dio.

Uno dei momenti più importanti, più significativi, che la chiesa di Santa Maria della Consolazione ha preparato per la Novena a San Leopoldo è l’adorazione della Croce di San Damiano da parte dei fedeli. Perché ha inserito questo momento? Cosa vuole dirci questa adorazione così particolare?
La Croce di San Damiano rappresenta, ovviamente, per ogni francescano un simbolo, un segno importante. E’ la Croce che ha detto a San Francesco: “Va e ripara, restaura la mia casa”. Francesco aveva compreso di dover restaurare la piccola chiesetta di San Damiano, mentre il Signore lo stava chiamando a cose più grandi! A restaurare nuovamente la Chiesa tutta.

Oggi, anche noi, dopo la pandemia che ci ha colpiti, siamo tutti chiamati ad aiutare il santo d’Assisi a ricostruire la Chiesa, ad essere portatori ognuno della Buona Novella, così come ha fatto Francesco. Inoltre bisogna sottolineare un fatto storico: noi contemporanei siamo portati a pensare alla Croce con il Cristo sofferente. All’epoca di Francesco d’Assisi avevamo un’altra concezione, invece: i crocifissi ci offrivano un Cristo, invece, glorioso, risorto sempre. Se guardiamo alla Croce di San Damiano, non possiamo non rimanere colpiti da quel sangue delle piaghe che diviene vita: formano dei fiori, questa è la bellezza di questo Crocifisso! Ecco, noi vogliamo dare un segno soprattutto a chi soffre nel corpo: di guardare alla Resurrezione, alla vita, alla gloria di Dio che è vicino a ogni ammalato, ad ogni sofferente su questa terra.

San Leopoldo Mandic parla ancora oggi, come ieri. Fra i tanti insegnamenti che ci ha lasciato, quale - secondo lei - è il più attuale?
Leopoldo Mandic è stato un profeta sotto diversi aspetti. Fra i tanti, sicuramente l’ecumenismo religioso ricopre un ruolo di non poco conto: il dialogo, l’incontro fra le religioni, l’unità dei cristiani sono tutti temi che hanno impegnato la sua esistenza. Ancora oggi dobbiamo riscoprire questo valore dell’unità. Ma un insegnamento che sento oggi molto presente è quello della riscoperta della gentilezza. Abbiamo bisogno di gentilezza nella Chiesa. Ci lamentiamo, molto spesso, che le chiese sono vuote. Ma cosa facciamo noi sacerdoti, noi frati per far fronte a tutto questo? Sicuramente una persona - qualsiasi persona - che viene accolta con gentilezza ritornerà in chiesa; un uomo che trova ascolto in chiesa, ritornerà sicuramente; un fedele che trova accoglienza sarà felice di varcare nuovamente la soglia.

San Leopoldo Mandic, così come San Francesco, ci ha insegnato cosa vuol dire gentilezza. C’è un episodio abbastanza esplicativo della cortesia di Mandic. Un giorno, un fedele che da tempo non si confessava, entrò nel confessionale del fraticello e si mise seduto al posto del confessore. Ebbene, Mandic ascoltò quella confessione in ginocchio, senza dire nulla. Solo alla fine il penitente si era reso conto del suo sbaglio. Aveva compreso quanta umiltà, quanta nobiltà d’animo aveva quel frate. Questo episodio ci dice tanto, ancora oggi! San Leopoldo Mandic, il santo delle piccole grandi cose, così come il Padre Serafico!

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