francescanesimo

La santità è possibile

Redazione
Pubblicato il 08-03-2026

Marco Tasca, arcivescovo metropolita di Genova: La santità di san Francesco come “bussola” per i cristiani di oggi 

Monsignor Marco Tasca, Arcivescovo metropolita di Genova e Presidente della Conferenza Episcopale Ligure, già Ministro generale dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali, ha presieduto la Solenne celebrazione di questa mattina, 8 marzo 2026.

La santità di san Francesco come “bussola” per i cristiani di oggi e un invito alla conversione che passa dal “smettere di adorare se stessi”. È il cuore dell’omelia pronunciata da Marco Tasca, arcivescovo metropolita di Genova e presidente della Conferenza episcopale ligure, durante la solenne celebrazione di questa mattina, 8 marzo 2026, nel corso dell’ostensione delle spoglie mortali di San Francesco d’Assisi.

Marco Tasca ha sottolineato la grazia di vivere questi giorni alla luce della testimonianza del santo di Assisi: “Stiamo avendo questa grande grazia di vivere due giorni insieme all’ombra di san Francesco. La santità di Francesco è per noi quasi come una bussola: ci indica la via che conduce alla gioia, ci ricorda che la santità è possibile, ci ricorda che il Vangelo è possibile, ci ricorda che la Pasqua passa attraverso la Croce”.

Nel ripercorrere la giovinezza del santo, Tasca ha ricordato come le Fonti Francescane lo descrivano come “un giovane allegro, generoso, dedito ai giochi e ai canti”, molto legato agli amici e desideroso di attirare l’attenzione. “Le Fonti Francescane parlano di un giovane ricco, attento alla propria immagine, molto legato agli amici, generoso e gioviale, desideroso di stupire e di far parlare di sé”, ha osservato. Poi, a un certo punto della sua vita, qualcosa cambia. Il momento decisivo – ha spiegato l’arcivescovo – nasce da una profonda inquietudine interiore: “Francesco era assorto nelle sue riflessioni. Mi piace molto questo passaggio. È bello entrare in queste riflessioni: forse si chiedeva ‘che cosa sto combinando? Che senso sto dando alla mia vita? Perché non sono felice? Che cosa mi manca?’”.

Da quelle domande nasce il cammino di conversione, sintetizzato in una definizione delle fonti francescane che Tasca ha definito “bellissima”: “Francesco smise di adorare se stesso”.

Un messaggio estremamente attuale, ha sottolineato il presule, soprattutto in una società segnata dall’immagine e dai social: “Oggi capite quanto sia indispensabile smettere di adorare se stessi, la propria immagine o quell’immagine che vogliamo ottenere e che i social ci fanno pensare sia fonte di felicità e di vita piena. Poi ci rendiamo conto che non è così”.

Accanto a questa conversione interiore, Tasca ha ricordato anche la centralità della preghiera nella vita del santo: “Le Fonti dicono che spesso, quasi ogni giorno, si immergeva segretamente nell’orazione. Francesco capisce che per smettere di adorare se stesso non basta la buona volontà”.

Commentando il Vangelo dell’incontro tra Gesù e la samaritana, l’arcivescovo ha poi sottolineato come Cristo non abbia paura dell’incontro e del dialogo: “Gesù non teme di esporsi all’incontro”, ha detto, ricordando che il Signore è il primo a mostrare il proprio bisogno: “È bellissima questa immagine del Figlio di Dio che chiede da bere a una donna samaritana. Quello che gli interessa è l’incontro”.

L’omelia si è conclusa con una preghiera di papa Leone XIV per l’anniversario francescano: “San Francesco, fratello nostro, tu che ottocento anni or sono andavi incontro a sorella morte come un uomo pacificato, intercedi per noi presso il Signore. Donaci il coraggio di costruire ponti dove il mondo erige confini. In questo tempo afflitto da conflitti e divisioni, intercedi perché diventiamo operatori di pace, testimoni disarmati e disarmanti della pace che viene da Cristo”.

 

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