francescanesimo

I mezzi di conversione utilizzati dai primi missionari francescani

Redazione
Foto: franciscanos.cl

Anno 1217. Iniziano le prime missioni francescane nel mondo. Francesco d’Assisi forma un gruppo di otto frati che si erano raccolti intorno a lui. E decide di inviarli nella direzione dei quattro punti cardinali, per annunciare il Vangelo a tutto il mondo.

Padre Enzo Fortunato nel suo ultimo libro, “Francesco e il Sultano (edizioni San Paolo), racconta queste missioni e i modi utilizzati dai frati per convertire gli “stranieri”. Tra alti e bassi, nella prima fase, per poi spopolare in ogni continente.

Tentativi maldestri e disperati
I frati utilizzeranno diverse strategie per penetrare in un mondo che non conoscevano. Inizialmente, la nascente fraternità francescana si spinse al di là delle Alpi, come annota Giordano da Giano – fonte storica di primaria importanza – in Francia, Spagna, Germania e Ungheria. Tentativi a volte maldestri e disperati, senza una coscienza precisa e una adeguata preparazione della cultura, delle consuetudini dei luoghi e della lingua.

Aggrediti in Germania
In Francia fu chiesto loro se fossero albigesi ed essi risposero di “sì” non capendo che cosa significasse quel termine. Un altro episodio li vide protagonisti in Germania dove venne inviato «frate Giovanni da Penna con circa sessanta frati o forse più. Questi, penetrando nelle regioni della Germania e non conoscendo la lingua, richiesti se volessero alloggio, vitto o altre cose del genere, risposero “ja” e così furono da alcuni benignamente ricevuti».

Ma la scarsa conoscenza di quella cultura e di quella gente, da lì in avanti, crearono più di un grattacapo e persino aggressioni per i frati.

Il ritorno con fra Cesario
Sempre nel Capitolo del 1217 si decise di inviare dei frati in Terrasanta; è in questi luoghi che, grazie alla mediazione di frate Elia, Cesario da Spira – figura di primo piano nel francescanesimo delle origini – si aggregò ai frati (Giordano 9, FF 2331). Sappiamo infatti che in quel Capitolo, «moltiplicatosi il numero dei frati, furono eletti i ministri e inviati assieme a un manipolo di fratelli in quasi tutte le province in cui si professava la fede cattolica» (Anonimo Perugino 44, FF 1538).

E ancora Giordano a farci sapere che nel 1221 i frati ripartirono per la Germania, mostrando però di aver appreso la lezione della storia: visto che, anche a causa dell’ignoranza della lingua tedesca, in un primo tempo, non erano state risparmiate loro le bastonate, non ripetettero l’errore una seconda volta e posero a capo della missione un frate tedesco – Cesario da Spira – il quale radunò intorno a sé venticinque persone capaci. Si trattava di dodici chierici e tredici laici.

Interpreti e sacerdoti
Il gruppo incaricato della missione comprendeva frati capaci di fungere da interpreti, come anche persone in grado di predicare sia ai sacerdoti sia al popolo: è chiaro, infatti, che nel momento in cui Giordano menziona la capacità di Giovanni da Pian del Carpine e di Barnaba di predicare sia in latino sia in lombardo e tedesco, ci fa capire che i frati si erano organizzati per predicare a persone di diversi strati sociali e di differente cultura (in la- tino ai chierici, nei vari volgari al popolo). Arrivarono così anche le prime vocazioni.



Prima di Marco Polo
Giovanni da Pian del Carpine, il quale non solo ebbe un ruolo determinante nel diffondere l’Ordine in Germania e nell’Europa centrale (Boemia, Polonia, Ungheria, Danimarca, Norvegia), ma sarebbe passato alla storia soprattutto per aver guidato una delegazione pontificia presso i Tartari, spedizione che sarà da lui stesso narrata nella preziosa Storia dei Mongoli: giunse quindi in estremo oriente circa trent’anni prima di Marco Polo e, arrivato fino alla Cina, incontrò il Gran Khan dell’Impero Mongolo, Güyük Khan.

La “conquista” di Cina e Inghilterra
Sulla scia della contingenza storica positiva, nell’estate del 1289 papa Niccolò scelse fra Giovanni da Montecorvino come missionario in Cina, incaricandolo di dare vita a una nuova comunità francescana. Già nel 1299, fra Giovanni riuscì a edificare la sua prima chiesa a Pechino. La missione francescana in Cina era entrata nella sua fase più vivace. Nel 1224 i frati sbarcarono poi in Inghilterra, come sappiamo da Tommaso da Eccleston, che scrisse un apposito Trattato sull’insediamento dei Frati Minori nell’isola.

Stati Uniti… francescani
I frati saranno i primi a sbarcare nelle Americhe, caratterizzando anche la toponomastica del nuovo continente: tante sono infatti le città (anche grandi) degli Stati Uniti e del Messico che portano nomi francescani (San Francisco, che ricorda la Basilica di Assisi; Los Angeles che ricorda la Basilica di Santa Maria degli Angeli; San Diego e Santa Clara, i santi di caratura francescana).

Il 23 settembre 2015, a Washington, papa Francesco ha canonizzato un francescano del XVIII secolo, fra Junípero Serra, il quale aveva promosso l’evangelizzazione della California: i suoi compagni arrivarono a san Diego e fondarono una catena di missioni con l’obiettivo di alimentare la devozione a Gesù Eucarestia, a Maria e a san Michele.

Missionari ed educatori nel Nuovo Mondo
i figli di san Francesco furono anche i primi ad arrivare nella Nuova Spagna nel 1523, stabilendovi le nuove missioni e, di fatto, i luoghi di culto. Nella scoperta del Nuovo Mondo, i figli dell’Assisiate furono presenti in tutte le spedizioni: raggiunsero il viceregno di Nueva Granada nel 1519, quello di Nueva España nel 1524 e quello del Perù nel 1532. Fondarono nuovi conventi e chiese in America centrale a partire dal 1536.

Nel marzo 1535 i francescani Jodoco Ricke, Pedro Gosseal e Pedro Rodeñas si stabilirono a Quito, nell’attuale Ecuador. Qui, Ricke piantò per la prima volta il grano in America. In tutti questi luoghi, i francescani hanno svolto un lavoro utile a livello sociale, educativo e missionario.




 “Parola ed esempio”

Nel 1524, un gruppo di dodici francescani, tra cui il superiore Martín de Valencia, fondò il convento di San Francisco a Città del Messico, tanto che, nel 1532, papa Clemente VII poté creare la provincia francescana di Santiago del Messico.

Il metodo originale di istruzione della “nuova fede” era molto semplice e diretto. «Parola ed esempio» è tutto ciò di cui avevano bisogno. Come i francescani portarono avanti questo metodo può essere compreso dall’azione di fra Martín de Valencia, uno dei dodici apostoli del Messico: all’arrivo nella sua provincia, si inginocchiò davanti a un gruppo di indigeni e cominciò a parlare pubblicamente dei propri peccati – una forma di confessione –, frustando se stesso davanti a tutti. Ciò per evitare «l’esercizio diretto del potere».

Educazione della gioventù
Un altro mezzo di conversione è stata l’educazione della gioventù, attraverso il seguente programma: «i figli dei nobili furono portati nelle scuole monastiche e lì impararono fino a quando non furono giudicati sufficientemente sicuri nella fede per essere riportati nei loro villaggi come maestri di scuola cristiana, dove dovevano condurre i loro connazionali attraverso semplici routine di culto». Secondo Fray Diego de Landa nel suo libro Relación de las cosas de Yucatán, questo programma ebbe molto successo.

Il Vangelo tra i musulmani
Non sono mancati altri viaggi che hanno fondato luoghi di annuncio e di culto: in Marocco, Tunisia, Egitto, Medio Oriente. In Siria è forte la presenza dei francescani nel difendere e proteggere i cristiani perseguitati.

È vero che queste missioni, sia quelle presso i musulmani, sia quella presso i Tartari (come venivano definiti allora i Mongoli) non portarono alla conversione sic et simpliciter, come i frati speravano. Eppure, l’idea della testimonianza del Vangelo, senza armi e senza potere economico, resta nel Dna del movimento minoritico.


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di Mimmo del Guercio - Aleteia

Manifesto di Assisi, il video integrale della giornata
24 gennaio 2020 17:24