francescanesimo

Camminare con il corpo, camminare con l'anima

Antonio Tarallo Fabrizio Ardito

“Passo dopo passo”, “Devi ancora camminare tanto”, “Chi va piano, va sano e va lontano”, “Bisogna incamminarsi per…”, “Il cammino è arduo, ma ce la faremo”. Sono tanti i modi di dire entrati nel nostro vivere quotidiano. Frasi che non sempre si riferiscono all’argomento specifico del “camminare”, così come lo conosciamo. Certamente il camminare, dunque l’azione di procedere con i piedi, è la prima immagine che viene in mente. Ma “camminare” ha più significati perché il “procedere verso” è metafora di qualcosa di più profondo, di più intimo. Lo sapeva bene lo scrittore Henry David Thoreau, autore del libro “Camminare” (1862). Leggiamo le sue parole: “Sono allarmato quando capita che ho camminato un paio di chilometri nei boschi solo con il corpo, senza arrivarci anche con lo spirito”.

Il movimento che mettiamo in atto, dunque, non è solo quello del corpo, ma anche - se non soprattutto - quello dello spirito: il nostro “io” si incammina verso una meta prefissata, o verso un orizzonte di cui ancora non scoviamo la fine, l’orizzonte ultimo, insomma. Percepire tutto questo, durante il cammino, è un’esperienza davvero speciale. Lo insegnano i milioni di pellegrini che affrontano, ogni anno, i cammini più famosi d'Europa. Il loro spirito, i loro piedi, in cammino verso Assisi; il loro cuore, la loro anima procede verso San Francesco che non era certo ignaro del cosa voglia dire camminare (sia nel senso fisico sia spirituale).

Ma c’è anche altro “camminare”. Non solitario, non individuale. E’ quello del pellegrinaggio assieme a un gruppo, a una cerchia di persone che condividono lo stesso percorso, geografico e interiore. In questo caso, il camminare assieme diviene altra esperienza: condividere con i fratelli, vivere assieme quei momenti che - “passo dopo passo” - si susseguono durante il cammino. Metafora della vita, forse: nessuno si salva da solo. Nessuno. E nei momenti di stanchezza, di abbandono, ecco giungerci la stretta della mano del compagno vicino, pronto a incitarci a proseguire la strada, a non rimanere indietro, per poter guardare sempre avanti.

I cammini francescani sono tutto questo. E i pellegrini-camminatori lo sanno bene. Si ritorna a casa cambiati. Con una ricchezza in più, con una visione differente della vita stessa. I miracoli non sempre avvengono in uno spazio temporale istantaneo. Molte volte accadono… ”passo dopo passo”.