francescanesimo

Alla scoperta del corpo di San Francesco

Antonio Tarallo

È immagine del Cristo Crocifisso e Risorto

Negli anni ‘90 circa c’era un cartone animato che andava per la maggiore. Si intitolava: “Esplorando il corpo umano”. Era un simpatico cartone che cercava di insegnare ai più piccoli come funzionasse il nostro corpo, i nostri organi. Pupazzetti alle prese con molecole, enzimi e batteri, oppure con i muscoli, le particelle del corpo o anche gli immancabili organi vitali come cuore e polmoni. La lista sarebbe lunga, assai lunga. Ma è bene fermarsi qui.  Il corpo è una macchina importante per ogni essere vivente, lo sappiamo. Così tanto importante che anche San Paolo, in una sua famosa lettera, fa riferimento a questo scrigno tutto da scoprire: “Come il corpo è uno solo e ha molte membra, e tutte le membra, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche il Cristo”. E’ la Prima Lettera ai Corinzi, al capitolo dodici. Metafora poetica, utilizzata da Paolo di Tarso, per indicare che come siamo suddivisi in diversi organi, ma tutti collegati fra loro: così è Cristo, la sua Chiesa. Sua, ma anche nostra, ovviamente.

Il viaggio che San Francesco, patrono d’Italia propone ai suoi lettori è un viaggio che trova il suo incipit in queste parole paoline. L’ “oggetto” - o meglio, il soggetto - è il Santo di Assisi: il corpo è stato sempre espressione della spiritualità del santo, se ci pensiamo bene. Il Celano lo scrive bene nella vita del Santo: “L’uomo fatto preghiera”. Questa definizione - oltre ad esprimere quanto la preghiera fosse incarnata nella sua persona - rende bene una delle particolarità del santo Poverello: era il suo corpo che partecipava tutto alla preghiera, tanto da divenire con questa, unica cosa:  diveniva lui stesso preghiera. Una mirabile prova del Signore perché voleva dire che ogni singolo arto, ogni singolo muscolo, partecipava all’orazione. Si prega con il cuore, con il pensiero e con tutto il corpo. 

Il corpo, dunque, espressione della preghiera. Ma non solo. Era anche soprattutto strumento di Dio.  Conosciamo bene le opere realizzate da San Francesco, ma un po’ meno ci siamo mai soffermati su quanto il suo corpo fosse importante per realizzare proprio quelle opere. Ed è così che nasce l’idea di un viaggio - in questo caso non ci saranno i pupazzetti del noto cartone animato a essere i “cantastorie” del racconto - all’interno del corpo di San Francesco. Esploriamo il corpo di Francesco, allora. Sulla figura umana del santo, abbiamo una descrizione rimasta nella storia. E’ quella che ci è donata, sempre, dal frate abruzzese Tommaso da Celano che nella nella sua prima biografia, scritta tra il 1228 e il 1229, ci dà, al capitolo ventinove un ritratto dettagliato della sua statura, dei suoi occhi, del suo corpo, appunto.  Tommaso entrò nell'Ordine nel 1214/15 all'età di circa 15 anni. Egli poté rivedere Francesco nel capitolo delle stuoie del 1217 (5 maggio). Lo rivide nel capitolo del 1221, dove si offrì per andare in Germania. Che fosse ad Assisi al momento della morte di Francesco non è probabile. Fu indubbiamente presente ad Assisi il 16 luglio 1228 quando Gregorio IX canonizzò san Francesco. In quell'occasione ricevette dal Pontefice l'incarico di redigere la biografia ufficiale di san Francesco. La premessa è d’obbligo per comprendere l’attendibilità di tale affresco - non di Giotto, dunque - che il Celano sembra trarre dalla sua memoria.

Vita prima, capitolo ventinove. Inizia così in quella lingua latina un po’ impolverata ma che rimane viva, sempre: “Statura mediocris parvitati vicinior, caput mediocre ac rotundum, facies utcumque oblonga et protensa, frons plana et parva, mediocres oculi, nigri et simplices, fusci capilli, supercilia recta, nasus aequalis, subtilis et rectus…”. Continua per diverse righe. Ma veniamo alla traduzione: 

Di media statura, quasi piccolo, testa rotonda e proporzionata, volto un po' ovale e proteso, fronte piana e piccola, occhi di media grandezza, neri e sereni, capelli scuri, sopracciglia diritte, naso proporzionato, sottile e rettilineo, orecchie dritte ma piccole, tempie piane, parola mite, ardente e penetrante, voce robusta, dolce, chiara e sonora, denti ben allineati, regolari e bianchi, labbra sottili, barba nera e rada, collo sottile, spalle dritte, braccia deboli, mani scarne, dita lunghe, unghie allungate, gambe esili, pelle delicata, magrissimo, veste rozza, sonno brevissimo, mano generosissima”. Sarà questo il punto di partenza - e di arrivo - del nostro viaggio. E, ora, non rimane altro che cominciare a incamminarci e studiare, meditare, riflettere sul corpo di San Francesco, immagine del Cristo Crocifisso e Risorto

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