fede

Sant’Anna, la nonna di Gesù, nell’arte pittorica

Antonio Tarallo Giotto_Palazzo Scrovegni
Pubblicato il 26-07-2022

Le più importanti raffigurazioni

La nonna di Gesù; la madre della Madre per eccellenza, Maria. E’ lei, Sant’Anna. Le notizie che abbiamo di questa figura così bella e affascinante non ci provengono dai Vangeli canonici. Infatti, per poter trovare qualche notizia riguardo la sua vita, accompagnata sempre da suo marito Gioacchino, dobbiamo far riferimento - in particolare - a due testi apocrifi: il Protovangelo di San Giacomo e il Vangelo dello Pseudo-Matteo. Il “Protovangelo di San Giacomo” narra che Gioacchino, sposo di Anna, era un uomo pio e molto ricco e abitava vicino Gerusalemme, nei pressi della fonte Piscina Probatica.

Mentre stava portando le sue abbondanti offerte al Tempio, come faceva ogni anno, il gran sacerdote Ruben lo fermò dicendogli: “Tu non hai il diritto di farlo per primo, perché non hai generato prole”. Secondo la tradizione ebraica, la sterilità fra coniugi non poteva che essere interpretata come maledizione divina. Eppure, Gioacchino, per l’amore che portava alla sua sposa, aveva deciso di non unirsi ad altra donna per avere un figlio. Si recò presso l’archivio delle Dodici Tribù d’Israele: Gioacchino voleva comprendere se l’interpretazione del sacerdote Ruben fosse o no, veritiera. Con profondo rammarico dovette riscontrare che tutti gli uomini pii ed osservanti avevano avuto figli. Non ebbe il coraggio di tornare a casa. Si ritirò in una sua terra di montagna e per quaranta giorni e quaranta notti supplicò l’aiuto di Dio fra lacrime, preghiere e digiuni.

Anche Anna soffriva per questa sterilità e ora a tale sofferenza se ne aggiungeva un'altra: la sparizione del marito. Cominciò per Anna un lungo periodo di preghiera, fino a quando le apparve un angelo che le annunciò: “Anna, Anna, il Signore ha ascoltato la tua preghiera e tu concepirai e partorirai e si parlerà della tua prole in tutto il mondo”. Così avvenne e dopo alcuni mesi Anna partorì la Vergine Maria, la Donna che ha cambiato il corso della Storia. E di questa nascita ne parla il quinto capitolo: “Nel nono mese Anna partorì e domandò alla levatrice: "Che cosa ho partorito?". Questa rispose: "Una bambina". "In questo giorno", disse Anna, "è stata magnificata l'anima mia", e pose la bambina a giacere. Quando furono compiuti i giorni, Anna si purificò, diede poi il seno alla bambina, e le impose il nome Maria”.

Sono episodi, dunque, che vedono Anna tratteggiata in poche righe. Poche righe che però nella tradizione iconografica hanno trovato spazio nell’immaginario di grandi pittori. L’arte immagina sempre, si sa; e quando ciò avviene riesce a stupirci sempre. Il pennello traccia sulla tela i volti, la tavolozza è colma di colori da utilizzare per descrivere i personaggi.

Partiamo, allora, da uno dei più noti artisti italiani: Giotto. Cappella degli Scrovegni, a Padova. Gioiello dell’arte pittorica del 1300. “L'Incontro di Anna e Gioacchino alla Porta d'Oro”, mirabile affresco delle dimensioni di 200x185 cm. Nell’ultimo riquadro nel registro più alto della parete destra, troviamo le “Storie di Gioacchino e Anna”. Colori, luci, soggetti dipinti, tutto affascina l’occhio dello spettatore. Le figure sono di una tenerezza infinita, sembra quasi siano una sorta di iconografia “romantica” ante-litteram de “Il bacio” di Hayez.

La scena mostra l'incontro tra i due coniugi, dopo la grazia di Dio di poter avere finalmente un figlio, o meglio una figlia, Maria. La scena si ricollega allo Pseudo Vangelo di Matteo, fonte di notizie – assieme a quello apocrifo di San Giacomo – su Gioacchino e Anna. E’ il loro incontro davanti alla Porta d'Oro o Porta Aurea di Gerusalemme, dopo che entrambi erano stati avvisati dai messaggeri divini. Da sinistra, giunge Gioacchino, seguito da un pastore. Da destra Anna, seguita da un gruppo di donne diversificate per classe sociale. I due consorti si trovano l'uno di fronte all'altro e, subito fuori dalla porta, su un ponticello, si scambiano un bacio, simbolo della procreazione (senza macchia) di Maria.

Facciamo un salto d’epoca e entriamo nella bottega di Leonardo. I quadri in questione sono due: “Sant’Anna, la Vergine e il Bambino”, ora alla National Gallery di Londra; e poi vi è “Sant’Anna, la Madonna e il Bambino con l’Agnellino”, conservato al Louvre di Parigi. Le due opere sono simili per tema, ma presentano alcune differenze di composizione figurativa. Nella tavola conservata a Parigi, la Vergine siede sulle ginocchia di sua madre Sant’Anna, ed è abbassata in avanti; Anna si impone come la figura più alta; Maria ha le braccia protese verso Gesù Bambino, che sembra voler salire per gioco su un agnellino, voltandosi verso Maria. Il gruppo si staglia su uno sperone di roccia, su una zolla di terra, geologicamente connotata. Nella raffigurazione conservata a Londra, invece, i volti delle due donne sono vicini e Maria ha in braccio Gesù Bambino, proteso verso San Gioacchino.


Altro passaggio d’epoca, d’artista: Filippo Lippi che compone una delle opere - a tema sacro - più originali del primo Rinascimento, il dipinto presenta in primo piano la Vergine in trono con il Bambino seduto sulle sue ginocchia; il Bambino Gesù è colto nell’atto di staccare chicchi da una melagrana che la madre gli porge, simbolo di fertilità e premonizione della Passione. La profonda innovazione è nel “dietro le quinte” di questa scena: infatti, alle spalle del tradizionale gruppo della Vergine col Bambino, vengono ritratte due scene della vita di Sant’Anna.

Troviamo, a destra della Vergine, sullo sfondo, Anna su una scala: qui è narrato l’incontro di Anna con il marito Gioacchino. Mentre a sinistra, sempre della Vergine, è illustrata la nascita della Vergine, con Sant’Anna nel letto, circondata da donne affaccendate che la accudiscono, si prendono cura della neonata e recano doni. La maestria del “regista” Filippo Lippi riesce ad armonizzare le singole parti della storia: sembra davvero uno spettacolo teatrale diviso su più piani al quale lo spettatore è invitato.


Interessante davvero rimane la pala d’altare di Carlo Saraceni; ha titolo “La Vergine e Sant’Anna ammaestrano Gesù sullo Spirito Santo” che venne dipinta nel 1611 per la chiesa parrocchiale di San Simeone Profeta, su committenza di monsignor Orazio Lancellotti. Carlo Saraceni, veneziano ma attivo a Roma con una bottega ben avviata, in quest’opera sembra davvero essere degno discepolo di Caravaggio. Sorprendente, infatti, la ricerca di una poesia della verità quotidiana nel dialogo dei gesti delle figure ritratte: vediamo il Bambino Gesù tutto proteso verso la nonna, anziana, Anna; mentre la Vergine invita il Bambino all’ascolto. Frammento di quotidianità che conserva il sacro; un flash di una nonna con accanto la sua nipotina, la Vergine Maria.

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