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Santa Filippa Mareri "protagonista" di un incredibile miracolo

La santa francescana con il cuore incorrotto

Per incorruzione, s’intende la conservazione di un corpo: giudicata miracolosa secondo la fede (cioè dovuta ad un intervento diretto di Dio), in quanto verificatasi senza trattamenti d’imbalsamazione e in maniera inspiegabile per le leggi della scienza. Sono prodigi contraddistinti da certe peculiarità e riguardanti salme d’individui vissuti in fama di santità.

LA RICOGNIZIONE

Nel 1706, a Borgo San Pietro, diocesi di Rieti, accadde un miracolo che ancora oggi desta ammirazione e devozione.

Durante la ricognizione dei resti mortali di Santa Filippi Mareri, fu ritrovato il suo cuore incorrotto, a testimonianza della grande carità che caratterizzò tutta la vita di Filippa.

PRODIGIO INSPIEGABILE

Furono le autorità delegate a procedere per la ricognizione delle spoglie mortali il 6 ottobre del 1706. Fu riconosciuto dai periti medici e chirurghi per vero e realissimo questo santo cuore, così prodigiosamente conservato per niente alterato dallo stato naturale.

Santa Filippa è così entrata nel novero dei santi con una parte del corpo  incredibilmente incorrotto.

DA NOBILE A POVERA

La religiosa, si legge nel portale delle "Suore Francescane di Filippa Mareri" www.suorefilippamareri.it  - era una donna proveniente da famiglia ricca, che prima di vestire l'abito, aveva rifiutato un matrimonio con un nobile ed era fuggita di casa.

Con la parola, ma soprattutto con il fervore della sua carità, Filippa, si poneva accanto ai poveri del suo tempo donando loro quanto era necessario di umano e spirituale. Infatti “quando sentiva la voce dei poveri che chiedevano l’elemosina in nome dell’amor di Dio, molto si rallegrava dando segni di grande esultanza, e ai presenti diceva con volto sereno: «Oh, quale voce dolcissima è questa, e piena di celeste melodia, dato che essa ci ripropone l’autentica immagine di Cristo, ci stimola pressantemente a un’opera meritoria, e ci esorta e spinge con fervore alla carità fraterna!» (Legenda Liturgica VII).



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