fede

Questo io bramo

Alessio Ortica
Pubblicato il 05-05-2026

Questo io contemplo 

..udito ciò, esultò nello Spirito di Dio e disse: ‘Questo voglio, questo chiedo, questo bramo di fare con tutto il cuore’.” ( FF 356)


La vita spirituale comincia sempre da un ascolto. Prima ancora che dagli occhi, la contemplazione nasce dalle orecchie. È un paradosso solo apparente: l’uomo vede davvero solo ciò che prima ha ascoltato. La Parola entra come un seme, scende nel cuore, lo tocca, lo risveglia, lo accende. E ciò che accende, illumina. E ciò che illumina, trasforma.

La Scrittura lo dice con una semplicità che non ha bisogno di commenti: la Parola è già vicina, è sulla bocca e nel cuore, come se fosse sempre stata lì, in attesa di essere riconosciuta. Non viene da fuori come un comando estraneo: risveglia ciò che Dio ha già scritto nel cuore. È come se il cuore, ascoltando, si riconoscesse.

Così accade a Francesco.
Non cerca un’idea nuova, né un progetto da costruire. Sta semplicemente ascoltando il Vangelo proclamato nella Messa. E in quell’ascolto accade qualcosa che nessuno può produrre da sé: il cuore si apre, la Parola entra, e ciò che era nascosto si rivela. Celano racconta che, appena ascoltate le parole del Vangelo, Francesco esplose interiormente di gioia e riconobbe in esse ciò che da tempo desiderava senza saperlo. Non nasce un desiderio nuovo: si manifesta quello antico, quello originario, quello che Dio aveva già posto in lui.

È la stessa dinamica dei discepoli di Emmaus, quando riconoscono retrospettivamente ciò che era accaduto dentro di loro: il cuore ardeva mentre la Parola veniva spiegata. Il cuore arde quando riconosce la propria verità. E l’ascolto è la prima contemplazione perché è il luogo in cui il cuore si accorge di essere stato atteso.

Francesco non si fida del proprio impulso immediato. Non interpreta da solo ciò che ha ascoltato. Si affida alla Chiesa come un figlio alla madre. Celano racconta che corse dal vescovo per chiedere consiglio, non per debolezza, ma per fiducia. La Chiesa è la Madre che solleva il figlio perché possa vedere più lontano, come dice Isaia quando paragona la consolazione di Dio a quella di una madre che solleva il bambino. Francesco chiede alla Chiesa di essere sollevato, come un bambino che vuole guardare l’orizzonte che la madre gli ha sempre raccontato. La mediazione ecclesiale non spegne il desiderio: lo conferma, lo purifica, lo orienta.

E allora accade la trasformazione.
Perché ciascuno diviene ciò che contempla.

La vocazione non è un compito, ma una forma.
La forma concreta con cui ciascuno vive il proprio essere unito a Cristo. Paolo lo dice con parole che sembrano scolpite per Francesco: siamo stati immersi nella morte di Cristo per camminare in una vita nuova. E Pietro aggiunge che Cristo ha lasciato un esempio perché possiamo seguirne le orme. Francesco contempla Cristo povero e crocifisso, e la sua vita prende la forma della croce. Non per sforzo, non per dovere, ma per amore. La tunica che si confeziona — povera, rozza, a forma di croce — non è un simbolo esteriore: è la manifestazione visibile di ciò che il suo cuore ha contemplato.

Perché l’uomo diventa ciò che guarda.
Ciò che ascolta.
Ciò che ama.

La vocazione non nasce da un dovere, ma da un’attrazione. Cristo attira da dentro, attraverso il desiderio, e da fuori, attraverso la Parola e gli eventi. E la Lettera agli Ebrei svela il segreto della croce: Cristo sopporta tutto non per amore della sofferenza, ma per la gioia che gli sta davanti. È questa gioia che attira Francesco. È questa gioia che accende il suo cuore. Celano dice che non riusciva a contenere la gioia: la vocazione è un cuore che non riesce più a contenere la gioia.

Il cuore è il luogo dove Dio ha posto i semi della vocazione. È il luogo della libertà, dove si decide il sì o il no. E tutto comincia dall’ascolto. Dalla disponibilità a lasciarsi raggiungere da una Parola che ci conosce più di quanto noi conosciamo noi stessi. Dalla docilità di un cuore che non pretende di capire tutto, ma che si lascia toccare. Dalla fiducia di un figlio che si lascia sollevare dalla Madre per vedere più lontano.

Francesco non ha scelto un ideale: ha riconosciuto un volto.
Non ha costruito un progetto: ha seguito una voce.
Non ha imitato un modello: ha contemplato Amore.
E contemplando, è diventato ciò che guardava. Perché questo è il segreto della vita spirituale: ciascuno diviene ciò che contempla, e la prima contemplazione è l’ascolto.

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