fede

La terziaria francescana Santa Elisabetta del Portogallo

Antonio Tarallo

Oggi la Chiesa festeggia Sant’Elisabetta d'Aragona

Elisabetta del Portogallo è conosciuta, nell’Ordine francescano, anche con il nome di Elisabetta d’Aragona: meno conosciuta della prozia, Elisabetta d’Ungheria, atrona del terzo ordine. Elisabetta del Portogallo ricopre un ruolo non certo meno importante della sua omonima parente, più conosciuta - certo - nell’ambiente francescano. Era la figlia terzogenita (prima femmina) del re Pietro III d'Aragona, detto “il Grande”, e di Costanza di Sicilia, figlia del re di Sicilia Manfredi e di Beatrice di Savoia (1223 – 1259). Il messale romano la descrive così: “Figlia di Pietro, futuro re d'Aragona, e sposa dodicenne di Dionigi re di Portogallo, sostenne con eroica abnegazione prove e difficoltà, e agì come angelo di pace per appianare gravi dissidi sorti nell'ambito della famiglia e del regno. Rimasta vedova (1325) e divenuta terziaria francescana, visse gli ultimi anni nel colloquio con Dio e nella carità verso i poveri”. Dunque, il contatto, il dialogo con Dio e la carità verso il prossimo, ecco i due tratti fondamentali della santa francescana che oggi celebriamo. La sua vita, densa, colma di episodi che si intrecciano con la storia del Portogallo e con quella della Chiesa, è una mirabile testimonianza francescana nel senso stretto dell’aggettivo: la vicinanza al prossimo è stato il dettame della sua intera vita, vissuta in umiltà anche se di nobili origini, appunto. Cerchiamo, allora, di entrare meglio nella sua storia, nelle pieghe della sua biografia.

La vita di Santa Elisabetta del Portogallo

Elisabetta nacque a Saragozza (Spagna) nel 1271 da Pietro III d'Aragona, e da Costanza, figlia di Manfredi, successo al padre, l'imperatore Federico II, nel regno di Sicilia. Al fonte battesimale le fu imposto il nome della santa prozia, regina d'Ungheria. Fin dalla giovinezza è stata sempre attenta ed educata alle pratiche religiose: basti pensare che a solo otto anni, aveva già imparato a recitare ogni giorno l'ufficio divino, a soccorrere i poveri e a praticare rigorosi digiuni. A dodici anni fu data in sposa a Dionisio il Liberale, re del Portogallo, fondatore dell'università di Coimbra (la famosa Coimbra, città cara a Sant’Antonio di Padova) e dell'ordine del Cristo. Anche da sposa, non trascurò le abitudini religiose: messa quotidiana, ufficio delle letture, preghiera e contemplazione. Il tempo libero era dedicato a confezionare suppellettili per le chiese povere, con l'aiuto delle dame di corte. La sua ultima fondazione fu una cappella in onore della SS. Vergine nel convento della Trinità, a Lisbona. Essa fu il primo santuario in cui si sia venerata l'Immacolata Concezione. Prima di morire volle pure istituire una confraternita intitolata alla SS. Trinità. Da regina fece costruire ospedali, monasteri e chiese, divenne protettrice degli orfani e ordinò al suo elemosiniere di non mandare mai via alcun bisognoso a mani vuote.

Nel 1290 Elisabetta diede alla luce una figlia, Costanza, futura moglie di Ferdinando IV di Castiglia. L'anno successivo, partorì l'erede al trono, Alfonso IV il Valoroso. Ma la sua vita familiare fu assai travagliata. Infatti, il marito Dionigi la tradì più volte: la santa non aveva vissuto questa condizione come un dolore personale, bensì come offesa a Dio, spezzando il sacro vincolo del matrimonio. Addirittura Elisabetta provò anche la prigionia: Dionigi, infatti, arrivò a imprigionarla - per qualche tempo - in una fortezza, dopo aver dato credito alle calunnie di cortigiani malevoli che gli avevano fatto credere che la regina appoggiasse segretamente il figlio ribelle Alfonso. Quest’ultimo si era ribellato al padre, temendo di poter essere diseredato, e aveva dato vita a una guerra civile. Nel 1323 solo l’intervento diretto di Elisabetta evitò che i due eserciti, già schierati alla periferia di Lisbona, arrivassero allo scontro: la santa si frappose tra le due schiere di soldati e - come vuole la leggenda - si tramanda che al suo passaggio si formò una barriera di luce. Grazie alle sue preghiere e alla sua pazienza cristiana, il marito si convertì: lo assistette e fin sul letto di morte, avvenuta nel 1325. Rimasta vedova, vestì l’abito delle terziarie francescane e andò in pellegrinaggio a piedi nudi a Santiago di Compostela, donando la propria corona al santuario. Il vescovo della città le diede in cambio un bastone di pellegrino e una borsa che la santa volle portare con sé nella tomba. Si spogliò - in fine - dei propri beni, distribuendo il ricavato ai poveri, ai conventi e alle chiese. Una spogliazione degna di San Francesco.

Nei suoi ultimi anni di vita, si recò a Estremoz per chiedere al figlio Alfonso, intanto divenuto re del Portogallo, di abbandonare i propositi di guerra contro Alfonso XI di Castiglia. Dopo quest’ultima fatica, compiuta a 65 anni, una violenta febbre la colpì. Chiese all’amica che l’assisteva di avvicinare al letto una sedia per la Madonna, che le era apparsa in tutto il suo splendore. Muore il 4 luglio 1336 dopo aver recitato il Credo e sussurrato: “Maria, mater gratiae”. Il suo ultimo sguardo alla Madonna, da vera francescana. Nel 1612, fu riesumato il corpo, custodito a Coimbra al monastero di Santa Chiara (fondato dalla stessa regina), e lo si trovò incorrotto. Urbano VIII la canonizzò il 24 giugno del 1626: Elisabetta del Portogallo, una vera santa francescana.

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