fede

Fruttificare il cuore

Michele De Gregorio
Pubblicato il 05-08-2026

Le ammonizioni di San Francesco

Ugualmente, anche se tu fossi più bello e più ricco di tutti, e se tu operassi cose mirabili, come scacciare i demoni, tutte queste cose ti sono di ostacolo e nulla ti appartiene, e in esse non ti puoi gloriare per niente; ma in questo possiamo gloriarci, nelle nostre infermità e nel portare sulle spalle ogni giorno la santa croce del Signore nostro Gesù Cristo (Am V: FF154)

Non sempre è facile mettere a frutto i propri doni.
Anzi, non lo è quasi mai.
Perché c’è un grandissimo rischio: quello di confondere la bravura con qualcosa che viene da noi.
Si finisce per dimenticare Dio.
Si finisce per dimenticare chi siamo veramente.
Si finisce per dimenticare che al centro di tutto non ci siamo noi.
La bellezza, la ricchezza, i pregi: tutto rischia di ostacolare la nostra relazione con gli altri. Finendo per farci diventare schiavi di quella stessa gioia che si prova.
Che finisce per essere una gioia finta. Che non è bellezza. Ma solo potere. Potere ed ebbrezza.
La perfezione, quando è vissuta come fine a se stessa, ci isola. Ci fa stare da soli, rischiando di farci distruggere relazioni che credevamo profonde.
Cosa fare?
Ricordarsi di cambiare il fine.
Mai la perfezione, ma la relazione vera.
La perfezione isola, la fragilità ci ridona la relazione.
È proprio nelle nostre crepe quotidiane che il bene smette di essere una prestazione e diventa un dono da condividere.
Che è il vero lusso che dobbiamo permetterci.
L’unico lusso che fa fruttificare il cuore.

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