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SE UN GIORNO ARRIVASSE LA VOCAZIONE?

Redazione online
Pubblicato il 30-11--0001

Vocazione, vocazione francescana, sono parole che nell’era digitale vengono inserite nei vari motori di ricerca. Sì, i giovani di oggi continuano a chiedersi cosa devono fare nella loro vita e lo fanno soprattutto attraverso i nuovi mezzi di comunicazione. Una delle domande più frequenti che vengono rivolte a noi frati è proprio questa: “Avete vocazioni?”. Se a livello mondiale vi è una crescita di seminaristi che intraprendono il cammino verso il sacerdozio o la vita religiosa, in Europa e in Italia si assiste sempre più ad un calo numerico. Anche noi frati ne siamo coinvolti.


Nonostante questa diminuzione, i giovani del XXI secolo sono ancora alla ricerca del loro futuro e molti sono attratti dalla vita francescana. Da otto anni padre Alberto, un frate che vive alla Basilica di Sant’Antonio a Padova, cura un blog interamente dedicato alla vocazione francescana, chiamato appunto: www.vocazionefrancescana.org



Ha pubblicato il primo post a gennaio 2008 e, in maniera sorprendente, da allora moltissimi hanno iniziato a seguire ciò che veniva scritto in maniera specifica sulla vocazione dei frati, ad inviare e-mail per avere consigli o per prendere un appuntamento per parlare con un frate. Attualmente il blog ha in media la visita di 1000 persone al giorno; più di un milione di contatti da quando è nato. Come già detto, molti arrivano al blog attraverso alcune parole chiave attraverso i motori di ricerca di cui le principali sono: “vocazione francescana”, “(come) diventare frate”, “frati francescani”.



I giovani sono quindi ancora interessati a cosa significhi vocazione, sebbene nella nostra società occidentale si stia perdendo il senso di questa parola e il mondo degli adulti educhi i giovani sempre meno a questa dimensione della vita cristiana e umana. Purtroppo nella nostra società la crisi della “vocazione” non è data solo dal calo numerico delle vocazioni alla vita religiosa o sacerdotale, ma si riscontra anche nel calo dei matrimoni e delle scelte definitive nella vita. Tutto sembra provvisorio… questo modo di affrontare la vita ha degli aspetti positivi, ma porta in sé degli aspetti problematici riguardo alla crescita dei giovani e alla bellezza di diventare adulti scoprendo e realizzando la propria vocazione.



Vocazione, cioè chiamata, ha a che fare con il proprio nome. Ciascuno di noi quando è nato ha ricevuto un nome che non ha scelto, ma che lo identifica davanti a tutti e serve perché le altre persone ci chiamino, ci riconoscano. Anche quando si apprende una lingua straniera una delle prime espressioni che si imparano è proprio questa: “Come ti chiami?”; “Il mio nome è…”. Non è anche una delle prime domande che facciamo quando conosciamo una persona? Per il cristiano questa è una dimensione fondamentale: capire cosa il Signore chiede a ciascuno di noi perché possiamo realizzarlo per il bene nostro e degli altri, arrivando a vivere una vita piena, una vita felice. È il percorso intrapreso anche dal giovane Francesco d’Assisi che davanti al Crocifisso di San Damiano pregava: “Signore, cosa vuoi che io faccia?”. È una preghiera che ciascun cristiano dovrebbe fare ogni giorno…


Possiamo capire allora perché papa Paolo VI il 23 gennaio 1964 ha sentito l’esigenza di introdurre nella Chiesa universale la Giornata Mondiale di preghiera per le vocazioni, che ci celebra ogni IV Domenica di Pasqua, la Domenica del Buon Pastore. Quest’anno, papa Francesco ha intitolato il suo messaggio per questa giornata: “La Chiesa madre di vocazioni”. Con questi presupposti potremmo quindi leggere quanto il Papa ci ha donato nel suo messaggio, chiederci ogni giorno cosa il Signore ci chiede, pregare per le vocazioni dei giovani perché il mondo abbia futuro e questo futuro sia nelle mani di Dio.



Per saperne di più visita i siti: www.vocazionefrancescana.org e www.giovaniversoassisi.it

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