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La trentunesima Giornata dei Missionari Martiri

Antonio Tarallo archivio redazione
Pubblicato il 24-03-2023

Il sangue dei martiri francescani

Una data per ricordare tutti i missionari martiri nel mondo: è quella del 24 marzo, giorno del barbaro assassinio di sant’Óscar Arnulfo Romero, arcivescovo cattolico salvadoregno che sull’esempio di Cristo aveva vissuto - fino all’ultimo respiro - la vita, il suo ministero sacerdotale. “Soldati, vi supplico, vi prego, vi ordino: non uccidete i vostri fratelli”, queste le parole che il giorno prima di quel fatidico 24 marzo, il santo aveva pronunciato sull’altare della cattedrale di San Salvador. Il giorno dopo, mentre stringeva tra le mani l'Eucaristia, verrà ucciso da un colpo d’arma da fuoco sparato da un ignoto sicario a distanza di non più di quindici metri. Il suo sacrificio diviene il simbolo di tutte le morti dei martiri missionari, di chi nell’annunciare Cristo al mondo ha sacrificato la sua stessa vita.

Secondo le informazioni raccolte dall'agenzia vaticana Fides, nel 2022 sono stati uccisi nel mondo ben 18 missionari e missionarie: 12 sacerdoti, un religioso, tre religiose, un seminarista e un laico. La ripartizione continentale evidenzia che il numero più elevato si registra in Africa, seguita dall'America Latina, e, infine dall'Asia. Altri numeri, ancora più spaventosi: dal 2001 al 2021 il totale dei missionari uccisi è stato di 526. Numeri che fanno riflettere. Numeri che hanno dietro sempre dei volti, delle storie, delle biografie intrecciate con il Vangelo. Imitatori importanti del fondamentale libro - anzi il Libro dei libri - del Cristianesimo.

In questo sacrificio estremo della vita anche l’Ordine francescano ha versato il sangue di molti martiri, missionari. La storia dell’ordine è ricca di queste preziose testimonianze a cominciare da quei primi missionari - gli stessi che diedero inizio alla vocazione francescana di quel Fernando Martins de Bulhões che diverrà sant’Antonio di Padova - che morirono nella loro missione in Marocco. Furono canonizzati dal papa francescano Sisto IV nel 1481. “Sono semplici come le colombe. Il luogo dove dimorano e il letto stesso sul quale dormono è ruvido e povero. Non offendono alcuno, anzi perdonano chi li offende. Confortano e sostengono con la parola della predicazione quelli che sono stati loro affidati e partecipano con gioia agli altri la grazia che è stata loro data. Amano tutti nel cuore di Gesù Cristo e vivono con umiltà e pazienza”, così li descrive lo stesso sant’Antonio di Padova.

Ma la storia dei missionari francescani martiri è assai lunga. Ci sono i religiosi dell’ordine di san Francesco uccisi, sul finire del ‘500, insieme al gesuita Paolo Miki in Giappone. I nomi: san Francesco Branco, san Francesco di San Michele, san Gonsalvo Garcia, san Martino dell'Ascensione, san Pietro Battista Blásquez, san Filippo di Gesù. E poi ci sono i santi dell’ordine terziario francescano come sant'Antonio Daynan (morto all'età di 13 anni); san Bonaventura di Miyako; san Cosma Takeya; san Francesco di Nagasaki; san Gabriele de Duisco e tante altri volti. Ma facciamo un salto nel tempo per giungere al secolo scorso. Troviamo, così, la storia dei beati Michele Tomaszek e Sbigneo Strzałkowski, missionari dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali, sequestrati e uccisi il 9 agosto 1991 a Pariacoto, sulle Ande peruviane, da un commando di guerriglieri di Sendero Luminoso. I due francescani polacchi della Provincia religiosa di sant’Antonio di Cracovia furono giustiziati, poco più che trentenni, dai guerriglieri maoisti per l’attività caritativa che svolgevano nella prima missione avviata in Perù nel 1989 dai Frati Minori Conventuali.

Il martirio, il sangue dei martiri che bagna la terra per far crescere il grande albero della vita: l'annuncio del Vangelo che non si ferma davanti a nessun ostacolo e che, anche a sacrificio della vita di donne e uomini di Dio, continua nella sua missione. È la Chiesa pronta ad annunciare, in ogni angolo della terra, la Buona Novella. Proprio come fecero quei primi cinque giovani missionari mandati da San Francesco d’Assisi. Cinque giovani divenuti martiri.

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