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La trattativa. Afghanistan, vicina l'intesa Usa-talebani dopo 19 anni di guerra

Chiesta la dissociazione da al-Qaeda. Poi la partenza dei primi 5000 soldati americani. Ma gli attentati continuano

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«Appena terminato un incontro molto buono sull’Afghanistan». Il tweet di Donald Trump è la prova che molti ora voglio un accordo, se possibile, per porre fine a 19 anni di guerra. Ieri Trump ha incontrato i suoi consiglieri per la sicurezza nazionale a Bedminster, nel New Jersey, per discutere del possibile ritiro delle truppe americane, come esito di un accordo in via di definizione con i talebani.

«La discussione è stata incentrata sui negoziati in corso e sull’eventuale pace e riconciliazione tra i talebani e il governo dell’Afghanistan», ha spiegato un portavoce della Casa Bianca. Secondo il New York Times gli Usa e talebani sarebbero vicinissimi a un accordo di pace preliminare, ma si teme che non ci sarà posto per la tutela dei diritti conquistati dalle donne in questi ultimi 20 anni. Il documento, secondo diverse fonti «a conoscenza dell’accordo», prevede una prima fase di ritiro delle truppe americane dall’Afghanistan e l’avvio di colloqui diretti tra i miliziani e il governo di Kabul. Il primo passo è la partenza di 5mila dei 14mila militari americani di stanza nel Paese, in cambio della rinuncia dei talebani a lasciar operare in Afghanistan gruppi come al Qaeda e il Daesh.

Il ritiro totale delle truppe a stelle e strisce dovrebbe avvenire nell’arco di circa due anni. L’impegno di Washington al ritiro è la condizione tassativa, posta dai talebani, per aprire ai negoziati con il governo di Kabul, appoggiato dagli Usa, sulla spartizione del potere e il futuro del Paese. I dettagli di questo processo tuttavia non sono ancora definiti e potrebbero influenzare il ritmo del ritiro americano. Appena annunciato l’accordo e il relativo cessate il fuoco – a farlo potrebbe essere lo stesso Trump, via Twitter – talebani e governo afghano dovrebbero avviare i loro colloqui bilaterali. Prima dell’annuncio è possibile che Zalmay Khalilzad, l’inviato speciale di Trump per la riconciliazione in Afghanistan, voli di nuovo in Qatar per svolgere ulteriori colloqui.

L’intesa preliminare, secondo quanto hanno fatto sapere al New York Times alcuni funzionari sotto condizione di anonimato, non dovrebbe includere alcuna garanzia specifica sul fatto che le donne continueranno a godere di pari opportunità e diritti nel campo dell’educazione, dell’impiego e dell’accesso alla politica. L’Afghanistan «deve essere libero da paura e abusi» secondo l’accordo di pace finale, ha dichiarato alla testata newyorkese l’ambasciatrice di Kabul negli Usa, Roya Rahmani.

I diritti delle donne, completamente cancellati sotto i talebani, dovrebbero essere trattati nei colloqui tra Kabul e gli “studenti coranici” che seguiranno l’accordo preliminare. Una materia molto delicata e per cui si nutrono forti timori, anche se i talebani hanno mostrato di essere più sensibili al tema rispetto al passato.

Ma gli attentati continuano

Un'esplosione ha colpito una sala dove si stava svolgendo una festa di matrimonio a Kabul, causando, secondo alcune fonti, decine di vittime tra morti e feriti. Testimoni hanno detto che si sarebbe trattato di un attentato suicida. Un ospedale di Kabul ha scritto su Twitter: "Esplosione in un albergo dove c'era una festa di matrimonio. Circa 20 persone sono state trasportate al nostro ospedale".

Nasrat Rahimi, portavoce del ministero dell'Interno, ha confermato che ci sono state molte vittime, ma non ha fornito numeri. Ha poi aggiunto che l'esplosione è avvenuta alla Dubay City Hall nella zona occidentale della capitale afghana, dove è predominante la comunità sciita Hazara.

Dieci giorni fa un'autobomba piazzata dai talebani con l'intento di colpire le forze di sicurezzaè esplosa nella stessa zona, causando 14 morti e 145 feriti, per lo più civili.

Redazione esteri - Avvenire



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