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Istanbul, l’ora ‘islamica’ di Santa Sofia

Asia News Asia News
Pubblicato il 10-07-2020

il Consiglio di Stato avrebbe deciso “all’unanimità” la trasformazione in moschea della basilica, museo dal 1935

Il Consiglio di Stato turco dovrebbe annunciare oggi la sua decisione di trasformare la basilica di Santa Sofia in moschea. Già ieri la macchina della propaganda si è mossa per preparare come grande vittoria “islamica” il passo voluto (e minacciato) tante volte dal presidente Recep Tayyip Erdogan.
Secondo Abülkadir Selvi, un giornalista vicino al governo, il Consiglio di Stato ha già preso la decisione “all’unanimità”, ma aspetta oggi per la stesura dell’atto e per la firma. Selvi definisce quest’oggi “un giorno storico nella lotta per Santa Sofia”. Egli si è anche affrettato a precisare che la trasformazione “islamica” della basilica cristiana non è “un investimento elettorale” di Erdogan, dato che le elezioni presidenziali si terranno solo nel 2023, “fra tre anni”. L’opinione pubblica internazionale pensa invece che questa decisione abbia a che fare con il desiderio di Erdogan di vincere una nuova tornata elettorale, avendo trasformato il Paese in una Repubblica presidenziale, e dopo aver perso Ankara e Istanbul alle elezioni amministrative del 2018.

Anche un altro giornalista, Mehmet Ardıç, considerato un consigliere segreto di Erdogan, ieri ha diffuso un tweet in cui si afferma che “all’unanimità, il Consiglio di Stato ha cancellato la decisione su Hagia Sophia del 27 novembre 1934”. La data si riferisce alla decisione del leader Atatürk di trasformare in museo la basilica che sotto l’impero ottomano era stata usata come moschea. Abülkadir Selvi ha anche spiegato che il Consiglio di Stato vuole spiegare “le basi giuridiche” di questa trasformazione. Tali basi giuridiche poggiano sul “diritto della spada”, ossia il potere dei vincitori di fare ciò che si vuole. Ma proprio questo diritto viene criticato come “non islamico”. Hüda Kaya, deputata del Partito democratico del popolo (filo-curdo), Hdp, ha dichiarato che “il diritto della spada per Santa Sofia (in seguito alla conquista di Costantinopoli da parte dei musulmani) è una tradizione emersa dopo il profeta Maometto e le decisioni su Santa Sofia non spettano al governo”. Secondo Hüda Kaya, “Santa Sofia dovrebbe servire al credo di coloro che l’hanno costruita”. “Come Santa Sofia – ha detto - vi sono centinaia di edifici sotto occupazione, che dovrebbero appartenere ai credenti che l’hanno costruita. Non è sufficiente chiamarla una moschea. Occorre farne una casa di Dio. Santa Sofia ha uno statuto speciale. Dovrebbe servire al credo di coloro che l’hanno costruita”.

Costruita ai tempi dell’imperatore Giustiniano nel 537, alla caduta di Costantinopoli (29 maggio 1453) essa fu adibita a moschea e poi, con il dissolvimento dell’impero ottomano, a museo nel 1935. Quest’anno, per commemorare la caduta di Costantinopoli, Erdogan ha voluto che in Santa Sofia si recitassero brani del Corano. Tentativi di spingere a un ripensamento sulla decisione sono stati compiuti dall’Unione europea e soprattutto dal patriarca ecumenico Bartolomeo I, che paventa un innalzamento dello scontro fra cristiani e musulmani nel mondo. L’inaugurazione della basilica come moschea dovrebbe avvenire il 15 luglio, quarto anniversario del fallito golpe contro Erdogan.

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