esteri

Haiti, la Chiesa in campo per aiutare i terremotati

Gabriella Ceraso e Antonella Palermo Epa - Orlando Barria

Dall'isola caraibica l'appello dei Camilliani a non abbandonare il Paese in ginocchio

Il bilancio del terremoto che ha devastato Haiti il 14 agosto è aumentato ad almeno 2.207 morti, 344 dispersi e 12.268 feriti. Lo hanno annunciato le autorità locali, spiegando che "nuove vittime sono state trovate nel sud" del Paese caraibico. Tra i Paesi che stanno inviando convogli umanitari, anche l'Argentina, che ha mandato sull'isola un contingente dei suoi 'Caschi bianchi', con all'attivo più di 700 missioni umanitarie" in tutto il mondo. Ma è la Chiesa cattolica il presidio che cerca di farsi più prossimo a chi già è provato da una povertà estrema, così come racconta il padre camilliano François Erwan a Vatican News (ascolta qui l'intervista a Francois Erwan).

L'opera della Chiesa per sfamare gli sfollati

"La Chiesa è ancora in piedi e cerca di aiutare la gente nelle parrocchie, come può, nella capitale, in montagna", spiega il religioso. "E' l'unica istituzione che tiene ancora in questo Paese. Non abbiamo tanto ma troviamo un modo per aiutare". Padre Erwan racconta l'impegno portato avanti come comunità: "Abbiamo un centinaio di bambini che curiamo, con gravi disabilità e che vengono abbandonati dai genitori oppure ai quali i genitori non riescono a dare le cure necessarie. Cerchiamo famiglie affidatarie oppure li teniamo noi e provvediamo all'istruzione scolastica". In questo frangente straordinario, i camilliani stanno accogliendo una trentina di terremotati: "Se necessario, facciamo in modo di sottoporre le persone ad interventi chirurgici gratuitamente. Anche per i parenti ci attiviamo per offrire loro un riparo". Erwan sottolinea i motivi di fragilità di Haiti "sempre a rischio. Per sei mesi l'anno abbiamo le tempeste. Sono andato all'epicentro del terremoto, è molto triste vedere come soffre la gente. Abbiamo portato loro kit alimentari. Sacchi di riso, pasta, fagioli, medicine. Siamo andati con quattro macchine, un camion, un'ambulanza, eravamo in venti, con tre medici, infermieri, tre preti. Non abbiamo potuto incontrare tutti - riferisce - siamo andati affrontando anche dei rischi ma siamo contenti di aver potuto dare un poco di conforto". 

Haiti nella schiavitù di bande armate e corruzione

Nella Giornata internazionale contro la schiavitù - che si celebra il 23 agosto e che proprio in Haiti e Santo Domingo ha tratto origine 230 anni fa dalle rivolte guidate da ex-schiavi nelle piantagioni di cotone - l'aspetto delle moderne schiavitù assume una rilevanza particolare. "Oggi qui abbiamo la schiavitù politica, economica, c'è lotta di classe. I ricchi non sono haitiani, hanno preso il controllo del Paese e hanno fatto di tutto per far scappare i giovani. In agricoltura, per esempio, importano tutto, hanno creato delle bande. Oggi, in sostanza, siamo più schiavi di prima, e la schiavitù attuale è più grave di quella di un tempo", così denuncia ancora padre François. "Oggi i giovani sono ancora deboli, umiliati, fuori dal mondo. La libertà senza gioia, senza speranza di vita, non vale nulla", riprende. "Haiti è un Paese abbandonato, dimenticato. In questo momento difficile lancio un appello alla solidarietà e a uno sguardo di misericordia verso i più deboli. C'è la corruzione generalizzata. Le bande armate hanno bloccato l'accesso agli aiuti. Non possiamo più combattere questo banditi - conclude - persone che non hanno scarpe ai piedi per camminare ma sono foraggiate con armi costosissime, senza avere la possibilità di rivendicare la propria libertà e dignità". (Vatican News)

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