cronaca

Gli abissi infiniti del cielo: l'anima francescana di Thomas Merton

Redazione Unsplash

Nato nella regione francese dei Pirenei nel 1915 e morto a Bangkok nel 1968, Thomas Merton è stato uno degli scrittori religiosi di maggior successo del Ventesimo secolo. L' evento decisivo della sua vita coincise con la scelta di farsi monaco trappista, cosa che si realizzò con l' ingresso nel monastero di Nostra Signora di Gethsemani nello stato americano del Kentucky. Tale svolta esistenziale si compì nel 1941, tre anni dopo la sua conversione al cattolicesimo. Nel 1947, preso il nome di Louis, Merton emise i voti solenni e nel 1949 fu ordinato prete.

Molto attento alle vicende del mondo e particolarmente sensibile alle più diverse manifestazioni della religiosità, egli fu un pacifista convinto e si interessò vivamente alla saggezza orientale. Dotato di una vasta cultura e di una ricca vena espressiva, ha lasciato un notevole patrimonio di scritti, alcuni dei quali sono diventati dei veri e propri classici della spiritualità cristiana contemporanea. In questo recente volume, Kathleen Deignan ha raccolto alcuni dei testi che, all' interno della sua produzione, Merton dedicò alla natura e che non sempre sono stati adeguatamente valorizzati.

Figlio di due pittori paesaggisti, egli fu positivamente influenzato soprattutto dal padre - la mamma morì presto -, che gli insegnò a contemplare e ad ammirare il creato, facendo emergere in lui quella che la curatrice definisce l'"anima francescana", nutrita anche dalla conoscenza della grande tradizione filosofico-teologica che trae origine dalla spiritualità del Santo di Assisi e culmina nelle straordinarie personalità di due grandi pensatori, quali furono san Bonaventura e il beato Duns Scoto. Accanto a quest' anima francescana, nel petto di Thomas batteva un cuore cistercense, quello che lo portò a vivere nella trappa e a sperimentare la potenza del silenzio che avvicina il monaco alla natura.  (Il Foglio)

Scrive Merton: "Trovato casa, i monaci non solo vi si stabilivano, per il meglio o per il peggio, ma affondavano le radici nel suolo e si innamoravano dei loro boschi Boschi e campi, sole e vento e cielo, terra e acqua, tutto parla lo stesso linguaggio silenzioso, ricordando al monaco che egli è lì per svilupparsi come le cose che crescono intorno a lui". Lo spirito con il quale Thomas si avvicinò al mondo naturale non ha niente di sdolcinato, come annota la curatrice nell' Introduzione: "Seppure mai romantico, il suo legame con la natura, in quanto coltivatore e guardaboschi, era anche di tipo tattile, atletico, persino sensoriale; come suo padre, egli amava camminare a piedi nudi nei boschi, sentire così i profumati aghi di pino del Gethsemani sotto di sé". Tenendo conto di tutto questo, non è difficile comprendere perché Merton abbia avvertito anche il fascino di tradizioni profondamente diverse, come il monachesimo celtico e il buddhismo zen, che egli unì e trasfigurò in quell' originale misticismo che assai probabilmente è la cifra più autentica e originale della sua esperienza di uomo, di credente e di monaco.

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