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Un nuovo Mantello di armonia per la tutela dell'ambiente

Claudio Ricci Archivio Fotografico Sacro Convento Assisi

Armonia, o meglio il cammino verso una rinnovata armonia: questo il valore culturale, mirabile, del “Manifesto di Assisi” per un’economia a misura d'uomo contro la crisi climatica. Nell’ultimo decennio il Sacro Convento di Assisi, in linea con la continuità storica delle famiglie francescane e le iniziative di nostra Madre Terra, ha ben anticipato l’attuale maggiore sensibilità sui temi della tutela dell’ambiente.

Soprattutto la data simbolica del 24 gennaio 2020, “nascita” del “Manifesto di Assisi”, ricrea, in epoca moderna, la necessità di una nuova amicizia, come al tempo di San Francesco citando il Cantico delle Creature, fra Persone e Creato. La nuova amicizia con l’ambiente è aspetto ben diverso dal pur importante ambientalismo. Infatti un luogo, sempre citabile come sacro, dev’essere modificato, per accogliere le nuove esigenze, anche economiche, ma senza mai fargli perdere la originaria autentica identità, oserei dire la propria anima. Per questo l’atto economico più importante non è la rinuncia, intesa come decrescita, ma saper evitare ogni forma di spreco utilizzando le risorse ambientali in modo armonico, direi saggio, solo se e per quanto servono ad una vita dignitosa.

Non si tratta di privazione ma di rientro nella naturale armonia. Basterebbe, solo per citare tematiche simboliche, impiegare meglio l’energia (la prima forma di energia rinnovabile è evitare, attraverso comportamenti e tecnologie, gli sprechi), riqualificare e riutilizzare prima di costruire nuovi prodotti e volumi edilizi nonché tendere alla riduzione dei rifiuti prodotti. Questi processi sono soprattutto culturali e si realizzano non solo con progetti, eventi o forme di comunicazione globale ma, molto più francescanamente, costruendo, sin dai primi anni educativi, una rinnovata consapevolezza, soprattutto fra i giovani, sull’autentico senso della qualità semplice della vita. Sono importanti, per questo, le azioni dall’alto (pensando ai noti incontri fra Gruppi di Stati, dallo G2 agli G20, o alle diverse Conferenze delle Parti correlate alle Nazioni Unite) ma ben più incisive saranno le azioni attuate dal basso: piccoli modelli sperimentati, utili e che funzionano, replicati e connessi a rete. Per questo il “Manifesto di Assisi” sarà di ampia importanza in quanto si origina pensando al piccolo (quasi citando il pensiero lapiriano che traguardava il rapporto fra persone, attività e città-comunità ben prima di quello fra gli Stati), da ciò che ognuno di noi può fare per armonizzare, dal basso, il sistema. Potremmo definirla come una nuova "geopolitica del micro" oggi possibile perché le tecnologie di iper-connessione globale consentono, anche al piccolo, di incidere sul grande.

Questo mentre gli oggetti della nostra quotidianità e i processi di sviluppo socio-economico divengono sempre più piccoli e flessibili, trasparenti, immateriali sino agli ologrammi. In questa prospettiva l’evoluzione tecnologica immateriale (la stessa energia sarà trasportata, in futuro, “senza cavi”) ci sta orientando verso un senso spirituale inteso non solo in modo confessionale ma legato alla capacità di concepire lo sviluppo in armonia con la nostra interiorità e le risorse ambientali. Ogni elemento da noi posseduto o utilizzato, e mi riferisco non solo agli edifici o ai trasporti, dovrà essere autonomo, sul piano energetico, captando da solo le energie ambientali che gli servono per funzionare senza ulteriori sprechi.

Il “Manifesto di Assisi” sarà firmato in un luogo simbolico con eccezionale valore universale (citabile come il “riflesso della Gerusalemme celeste in terra”), in linea con la prossima riflessione internazionale che Papa Francesco ha promosso in Assisi, in una Basilica da dove si erge l’arte pittorica europea. Vorrei, nel quadro delle storie francescane affrescate con il “cantiere di Giotto”, volgere al termine della riflessione citando la scena pittorica di San Francesco che dona il mantello al povero (la prima ad essere dipinta nel ciclo della Basilica Superiore) che, in realtà, era un nobile decaduto. Ora ci troviamo noi ad essere nobili decaduti, in un mondo che ha privilegiato la quantità e la velocità anziché la qualità e l’armonia, in cerca di quei valori umanistici-francescani capaci di donarci un nuovo mantello di speranza concreta capace far riemergere le nostre migliori riserve interiori.