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Un filo di pace collega Bari e Berlino

Padre Enzo Fortunato pixabay

San Francesco ci precede e ci sollecita ad essere, nel mare delle sventure, naviganti di pace

C’è un filo rosso che collega tre città - Berlino, Bari e Assisi - che si candidano nei fatti a capitali della pace in questo inizio 2020.

Berlino tra pochi giorni accoglierà la Conferenza sulla Libia. Una tregua, un accordo che a giorni alterni sembra alla portata, ma che senza la buona volontà di tutti gli attori in campo sarà difficile da raggiungere. Quel che è certo è che serve porre fine a un conflitto che da anni sta martoriando il popolo del Paese nordafricano.

Al vertice sono attesi i grandi del mondo: le cancellerie di mezza Europa, i presidenti di Usa, Russia, Cina e Turchia, così come i rappresentanti di Onu e Unione europea, ma anche dell’Unione africana e della Lega araba. Al momento sembra che sia Al Serraj sia Haftar parteciperanno alla Conferenza. Che la capitale tedesca, per decenni spaccata in due dal muro, riesca a ospitare un momento di incontro e unione per le diverse anime della Libia e risanare le ferite del Paese che altrimenti rischiano di incancrenirsi. Non solo per la pace in Libia, ma in tutta la fascia di Paesi a sud del Mediterraneo.

La seconda capitale di pace è Bari. Il capoluogo pugliese tra poco più di un mese - dal 19 al 23 febbraio - ospiterà la Conferenza dei vescovi del Mediterraneo in un incontro dal titolo eloquente: “Mediterraneo, frontiera di pace”. È quello che vorremmo, quello che la Chiesa si auspica. Il vertice, organizzato dalla Conferenza episcopale italiana, sarà occasione per una riflessione ma anche un confronto serrato su questioni che premono sulla nostra società e sui nostri cuori.

La speranza è che da Bari cominci un processo virtuoso, che parta dallo scambio e aiuto reciproco tra le Chiese e che si espanda a macchia d’olio nella cultura e nella spiritualità delle società di tutti i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo.

Il Mare Nostrum, tra naufragi, guerre e altre tragedie, è diventato negli ultimi anni amaro palcoscenico di paura e morte. “La gravità delle crisi che stanno colpendo il bacino - ha affermato il presidente della Cei, cardinale Gualtiero Bassetti - è sotto gli occhi di tutti; come Chiesa abbiamo il dovere non solo di non chiudere gli occhi, ma di comprenderla e denunciarla con forza”. “La Chiesa italiana - ha proseguito sua Eminenza, riportato dall’Ansa - ha deciso di non unirsi al coro dei profeti di sventura, per riconoscere che qualcosa di nuovo può e deve nascere”.

Da Assisi, città della pace e di San Francesco, ci sentiamo di abbracciare, condividere e rafforzare l’iniziativa: che nasca a partire dal Mediterraneo e dall’Europa, una nuova epoca all’insegna della pace. San Francesco è già lì. Ci precede e ci sollecita ad essere, nel mare delle sventure, naviganti di pace. Non è semplice, ma ogni sforzo è necessario e indispensabile se non vogliamo essere travolti dalle onde della guerra.

(pubblicato su Huffingtonpost.it)

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