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Terni, Piemontese ai giovani: Cercate maestri saggi

Paolo Viana - Avvenire ANSA/Federica Liberotti

Le parole del vescovo di Terni sul caso dei due giovanissimi morti per droga

Vescovo di Terni, padre Giuseppe Piemontese, pensa e ripensa alle parole del procuratore Alberto Liguori, secondo cui tutti conoscevano lo spacciatore: «Significa che una prassi malefica si aggira con relativa disinvoltura tra i nostri giovani. Forse – ci dice – già altre volte, altre "prede" sono state adescate nel commercio di morte, pur senza conseguenze letali. Alcuni amici si sono resi conto del malessere dei due ragazzini, ma nessuno si è adoperato per soccorrerli in maniera decisiva, anche contro la loro volontà. Purtroppo lo spaccio di ogni tipo di porcheria è ben organizzato e fiorente tra adulti e anche tra adolescenti, anche nella nostra città. Individuare dove e come agisce e si diffonde quella che è una vera pandemia è il primo passo per difendersi».
Il pm ha detto anche che è colpa nostra. In che senso?
Qualche giorno addietro dicevo che è tanta la superficialità con cui noi adulti, cattivi maestri, trattiamo materie che affidiamo a fragili mani in nome della libertà, il cui esito spesso inesorabilmente porta al baratro. Molte volte abbiamo lamentato l’insufficienza di attenzione educativa e sociale verso le giovani generazioni; ancora più frequentemente siamo stati derisi come retrogradi quando abbiamo stigmatizzato proposte legislative e sociali che sottovalutano i rischi connessi a "ragazzate", a "modiche dosi", ad "usi personali", che col tempo portano a tragedie collettive. Noi adulti siamo spesso spettatori passivi e remissivi di richieste e pretese di ragazzi e adolescenti, non sempre finalizzate al loro bene.
Come si sente interpellata la Chiesa di Terni?
Durante la visita pastorale ho toccato con mano i limiti delle parrocchie nel dialogo con i giovani. Fino all’età di 12-13 anni si riesce a coinvolgere i ragazzi. Gli oratori svolgono ancora un loro ruolo. Ma all’età di 15 anni si vede diradarsi la presenza. Alcune parrocchie, tramite l’oratorio e le associazioni cattoliche (Ac, Agesci, Scout d’Europa, Gifra, Cammino Neocatecumenale) resistono. Ma la concorrenza è forte. Prima la movida, lo sballo, l’uso di alcool, la disponibilità economica; pian piano ci si immerge nel pantano della droga, in esperienze sempre più forti, di nascosto e spesso con la latitanza degli adulti, l’impotenza dell’agenzie educative: famiglia, scuola, circoli e associazioni varie, parrocchia. Devo dire che a Terni non tutti i giovani si lasciano irretire. Con molti di loro, che spesso non frequentano la parrocchia, la Chiesa riesce a dialogare, apprezzando attenzione e sensibilità a valori alti e a prospettive significative. La partecipazione di tanti di loro al "Seminario filosofico", al Terni Film festival "Popoli e Religioni", la partecipazione all’alternanza Scuola lavoro presso il museo diocesano e la Caritas, le esperienze estive, ecc.
Cosa fare allora?
Senza disquisire di grandi questioni sociali, che pure vanno poste, occorre partire dalla vita di ogni giorno, dei nostri quartieri. Una espressione che ho ripetuto in tutte le parrocchie è che "non possiamo rassegnarci" a vedere i nostri giovani ai margini delle parrocchie; a vederli preda dell’apatia o vittime di venditori di illusioni e di morte, come purtroppo è accaduto. Occorre una alleanza tra famiglia, parrocchia, scuola, associazioni per recuperare spazi e giardini di vita e proporre progetti educativi validi. Alcune esperienze dicono che ciò risulta vincente.
Come pastore cosa vuole dire ai coetanei delle vittime?
La vita è un bene prezioso, che ci viene consegnato per realizzare progetti grandi. Amate la vita con tutto voi stessi: i vostri genitori hanno rinunciato a tutto perché siate felici. Ragazzi, guardate in alto, mirate al massimo: in casa, a scuola, in parrocchia, nello sport, con gli amici. Non lasciate che qualcuno vi lasci impantanare per impedirvi di volare. Sappiate distinguere i cattivi maestri, venditori di morte che vogliono solo lucrare sulla vostra vita, dai maestri saggi, che vi vogliono bene. È facile distinguerli: fidatevi di chi mette in gioco e a rischio la sua vita per salvare la vostra.
E cosa direbbe a Caino?
È difficile rivolgere a Caino qualsivoglia parola, mentre sono presenti i corpi senza vita dei nostri fratelli. Io gli dico: non distogliere lo sguardo da queste giovani esistenze, alle quali hai interrotto l’alito di vita; guarda il dolore immenso procurato alle loro mamme e papà; guarda alla sofferenza di amici e coetanei, privati della gioiosa presenza di Gianluca e Flavio; ascolta il rumore turbolento e minaccioso del rancore che si trasmette in coloro che si sentono uccisi dal tuo gesto insano e mortale. Tutto ciò deve indurti alla consapevolezza della gravità della tua azione. Ma ricordati che anche sul tuo volto Dio Padre riconosce il volto di suo figlio Gesù, che per te è morto perché anche tu sia salvo e viva.

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