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Papa e ruolo dei giornalisti e della comunicazione

Antonio Tarallo Ansa - VATICAN MEDIA

Un giornalismo di verità, bontà e bellezza

Un giornalismo di fraternità
Il Papa e la comunicazione, parole che parlano di altre parole. Quelle dei giornalisti. Più volte, infatti, Papa Francesco ha dedicato all’importante tema della comunicazione diversi suoi interventi. Un pensiero, cardine, in tutti i suoi discorsi: la comunicazione, in tempo di reti sociali, “deve aiutare a costruire comunità, meglio ancora, fraternità”.

Ultimo, il discorso dello scorso 17 gennaio ai giornalisti della rivista “Terra Santa”:“Per realizzare i vostri servizi, le vostre inchieste e le vostre pubblicazioni – aggiunge - non vi limitate ai territori più tranquilli, ma visitate anche le realtà più difficili e sofferenti, come la Siria, il Libano, la Palestina e Gaza. So che cercate di presentare le storie di bene, quelle di resistenza attiva al male della guerra, quelle di riconciliazione, quelle di restituzione della dignità ai bambini derubati della loro infanzia, quelle dei rifugiati con le loro tragedie ma anche con i loro sogni e le loro speranze”.

Contro le fake news
Il Pontefice è uomo di comunicazione, di messaggi che recano il Messaggio più importante: quello del Vangelo. E Vangelo vuol dire soprattutto verità. Infatti, non poche volte, durante gli interventi sulla tematica del giornalismo, Papa Francesco ha voluto mettere in guardia i comunicatori dalla scia delle fake news. Una scia che imperversa troppe volte nella rete, nei social. Ad esempio, nell’incontro con la Stampa Estera del 20 maggio 2019, ha raccomandato senza mezzi termini: “No fake news, raccontate il bene e le situazioni dimenticate da tutti”.

E sul ruolo del giornalista, ha enunciato con forza queste dichiarazioni: “Un giornalista umile è un giornalista libero. Libero dai condizionamenti. Libero dai pregiudizi e per questo coraggioso”. Inoltre - sempre in questa occasione - ha voluto ribadire che la comunicazione deve essere “strumento per costruire, non per distruggere; per incontrarsi, non per scontrarsi; per dialogare, non per monologare; per orientare, non per disorientare; per capirsi, non per fraintendersi; per camminare in pace, non per seminare odio; per dare voce a chi non ha voce, non per fare da megafono a chi urla più forte”.

Ed è il linguaggio, l’altro tema fondamentale, su cui il Pontefice si è soffermato:“In un tempo in cui, specialmente nei social media ma non solo, molti usano un linguaggio violento e spregiativo, con parole che feriscono e a volte distruggono le persone, si tratta invece di calibrare il linguaggio e, come diceva il vostro Santo protettore Francesco di Sales nella Filotea, usare la parola come il chirurgo usa il bisturi”.

La missione del giornalista: spiegare il mondo e di renderlo meno oscuro
Molti, gli interventi di Papa Francesco sul tema della comunicazione. In un’altra recente occasione - quella del conferimento del titolo di Dama e Cavaliere di Gran Croce dell'Ordine Piano, ai vaticanisti Valentina Alazraki e Philip Pullella il 13 novembre 2021 - Francesco ha sottolineato che il compito per il professionista dell’informazione è quello di far sì che si possano guardare “gli altri con maggiore consapevolezza e anche con più fiducia”. L’auspicio è quello di un giornalismo a cui si arrivi “non tanto scegliendo un mestiere, quanto lanciandosi in una missione, un po’ come il medico, che studia e lavora perché nel mondo il male sia curato. La vostra missione è di spiegare il mondo, di renderlo meno oscuro, di far sì che chi vi abita ne abbia meno paura e guardi gli altri con maggiore consapevolezza, e anche con più fiducia. È una missione non facile. È complicato pensare, meditare, approfondire, fermarsi per raccogliere le idee e per studiare i contesti e i precedenti di una notizia”.

L’inizio di pontificato all’insegna del tema della comunicazione Ma ripercorriamo ora l’inizio del pontificato di Francesco. Indicativo - e non poco - l’intervento a soli tre giorni dalla sua elezione. In Aula Paolo VI furono radunati tutti i giornalisti e operatori dei media accorsi a Roma in quel periodo per documentare gli eventi legati al Conclave. Era il 16 marzo 2013. Un atto forte, quello di Francesco, di dare - fin da subito - importanza al ruolo dei media: era per lui importante incontrare coloro che avrebbero raccontato il suo operato, forse anche consapevole che sarebbero stati gli stessi che avrebbero evidenziato tutto quello che c'era di nuovo rispetto al passato, comprese le differenze con i papi precedenti. Il Pontefice, in quell’occasione, volle evidenziare che per fare del buon giornalismo c’è bisogno “di studio, di sensibilità, di esperienza” che richiede un'attenzione particolare a tre elementi: Verità, Bontà e Bellezza. Da qui ne traccia un legame di similitudine tra Chiesa e Mezzi di Comunicazione: “Questo ci rende particolarmente vicini, perché la Chiesa esiste per comunicare proprio questo: la Verità, la Bontà e la Bellezza “in persona”. Dovrebbe apparire chiaramente che siamo chiamati tutti non a comunicare noi stessi, ma questa triade esistenziale che conformano verità, bontà e bellezza”.

Dialogo, discernimento, frontiera Durante il suo incontro con la redazione de “La Civiltà Cattolica” del 14 giugno 2013 tenutosi nella Sala dei Papi in Vaticano, il Papa pronuncia un discorso nel quale lascia parole chiave che saranno presenti in tanti successivi discorsi e che fanno parte del Pontifcato di questo Francesco: dialogo, discernimento, frontiera. Tre termini che rappresentano le colonne del buon giornalismo. Dirà Papa Francesco: “Dialogare significa essere convinti che l'altro abbia qualcosa di buono da dire, fare spazio al suo punto di vista, alla sua opinione, alle sue proposte, senza cadere, ovviamente, nel relativismo. E per dialogare bisogna abbassare le difese e aprire le porte”. Proseguendo nel suo discorso, Bergoglio evidenziò un altro compito del comunicatore, legato al discernimento: comprendere ciò che c'è di Dio all'interno di ogni cosa per poterlo far emergere e comunicarlo. Queste, le sue parole: “Non bisogna aver paura di proseguire nel discernimento, per trovare la verità”. E, per fare ciò, è necessario “Studio, sensibilità, esperienza”.

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