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Padre Patton, San Francesco il pellegrino di pace del Mediterraneo

Redazione

Intervista al custode di Terra Santa che ha preso parte all’evento «Mediterraneo frontiera di pace»

Questa la nostra intervista a padre Francesco Patton, custode di Terra Santa che ha preso parte all’evento «Mediterraneo frontiera di pace».

Chi sono i francescani presenti a Bari per l’incontro sul Mediterraneo mare di Pace e quale è il significato di questa presenza?

E’ stato presente l’amministratore apostolico di Gerusalemme, Pierbattista Pizzaballa; il Vicario apostolico di Istanbul, Rubén Tierrablanca González; il Vicario di Tripoli, monsignor George Bugeja e io come custode di Terra Santa. La nostra è una presenza legata al fatto che noi ci troviamo in realtà che affacciano sul Mediterraneo che è poi il tema comune.

Come a suo avviso, la figura di San Francesco sta contribuendo alla riuscita dell’evento?

La figura di San Francesco non è stata citata esplicitamente, ma sicuramente è presente soprattutto come uomo del dialogo tra culture diverse, quindi possiamo dire che San Francesco è presente dietro al tema del dialogo tra le varie chiese, anche nel dialogo con il mondo dell’Islam e se vogliamo ancora vediamo Francesco anche come la figura del pellegrino che ha attraversato il Mediterraneo e che quindi ha visto, potremmo dire, il mondo delle culture che stavano sul versante europeo e il mondo delle culture che stavano sul versante medio orientale e anche africano, visto che è arrivato fino in Egitto, quindi per noi è un esempio di quel che vuol dire attraversare questo mare in modo pacifico e con apertura di cuore verso culture diverse dalla nostra.

Quali difficoltà avete incontrato nell’organizzazione dell’evento, se ci sono state?

In realtà l’evento è stato organizzato molto bene dalla Conferenza episcopale italiana che ha ospitato i delegati di tutte queste chiese presenti nel Mediterraneo, è stato un incontro molto fraterno che è culminato con la consegna a Papa Francesco dei risultati di questo lavoro, il documento che abbiamo steso e anche con la celebrazione eucaristica insieme con lui, per poi ricevere proprio da Papa Francesco un incoraggiamento a ritornare nei nostri luoghi cercando di lavorare sempre di più perché il mediterraneo sia frontiera di pace, fronte della pace che avanza anche verso territori che invece soffrono a causa della guerra.

Cosa si aspettava da questo incontro, le sue aspettative e speranze sono state confermate?

Non avevo una idea precisa di quello che ci si poteva aspettare, se non che è era una grande occasione per vedersi con i vescovi che si affacciano sul Mediterraneo. Da questo punto di vista il risultato è stato assolutamente positivo perché si è visto come ci sia la necessità di collegare le sponde del Mediterraneo, pensando che ci sono zone in cui le chiese devono incoraggiare le persone che soffrono per la guerra, zone in cui le chiese devono occuparsi di rifugiati e grande transito, zone dove le chiese invece hanno il compito dell’accoglienza, ma al di là di questo è stato soprattutto un momento di comunione nel rendersi conto che anche la nostra esperienza cristiana che è partita attorno al Mediterraneo con la vita, la predicazione e la morte di Gesù e poi dopo la Pentecoste la chiesa che dai porti del Mediterraneo orientale è venuta verso l’Europa è anche bello vedere come le chiese dell’inizio, le chiese che sono nate da quella spinta missionaria ancora adesso hanno qualcosa da dirsi, ancora adesso a distanza di secoli sentono il bisogno di vivere una maggiore unione, è stato anche molto bello incontrare tutti i vescovi presenti. Ha dato veramente il panorama di come questo Mediterraneo sia un grande mare attorno al quale la chiesa è nata, la chiesa è viva.

La politica come può aiutare a prendere coscienza della crisi legata all’odio verso i migranti?

La politica è uno dei temi che è stato toccato, noi l’abbiamo toccato soprattutto per ciò che riguarda il favorire una mobilità all’insegna del poter partire, del poter restare e del poter tornare quindi una mobilità vera non costretta e poi a noi è interessato molto il tema dell’embargo che colpisce le popolazioni che sono già colpite dalla guerra e che colpisce le popolazioni civili, abbiamo convenuto che è uno strumento inadeguato e invece siamo tutti dell’idea che si dovrebbe praticare in modo più serio l’embargo sulle armi, perché le armi portano solo distruzione e morte, il pensare che sono un mercato così fiorente e che riesce a superare qualsiasi tipo di vincolo pur di venderle, questo è evidente che non va bene.

A proposito della pacificazione tra i popoli, di recente è stato emanato il piano del secolo di Trump per la Terra Santa, si sono sollevati da più parti dubbi molto forti. Quale è la sua opinione?

Su questo tema abbiamo già dato un parere ufficiale come Ordinari cattolici in Terra Santa, è un parere che crede che questo piano sia calato dall’alto dove non sono protagonisti i due popoli. E’ un piano fragile poi vedremo se anche da una cosa così fragile possa venire fuori qualcosa di buono.

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