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OLTRE I POVERI, I NUOVI POVERI. LA STORIA DI ANGELA

Redazione online

“Sono arrivata alla soglia dei 40 anni e non ho nulla” ci dice con la voce un po’ roca “non ho una mia famiglia, non ho un lavoro, ho la consapevolezza del disagio che sto vivendo"

Ogni giorno ci capita di leggere ed ascoltare sui social, in tv, sui giornali, storie di “nuova ordinaria povertà”,storie che nascono dalla profonda crisi economica e sociale che ha colpito al cuore l’Italia negli ultimi anni.

La storia di Angela, la chiameremo così, viene dal Sud dell’Italia in una famiglia medio borghese, un’infanzia serena, colma di affetto e serenità economica, il trasferimento al Nord per il proseguimento degli studi, la laurea, il master post laurea e poi l’iscrizione con superamento dell’esame all’albo professionale.

Trent’anni e tanta voglia di realizzare i propri sogni e le proprie aspirazioni con l’aiuto ed il sostegno economico costante dei genitori.

Le prime collaborazioni con studi professionali che le consentono di pagare l’affitto e le spese della casa che divide con altre ragazze della sua età.

Poi la crisi che travolge le libere professioni e tra esse anche quella di Angela, gli Avvocati, categoria attaccata e travolta da riforme inadeguate a risolvere i reali problemi del settore.

Il crescente aumento dei costi della giustizia produce l’effetto della riduzione dei procedimenti e dei clienti che non possono più affrontare le spese per la definizione di controversie e, dunque, di conseguenza, la riduzione dei collaboratori all’interno di tanti studi legali tra i quali rientra anche Angela che cerca di andare avanti con qualche piccola pratica personale e qualche incaricoper giri di tribunale e udienze riuscendo a guadagnare anche soli 100-150 euro in un mese.

Riesce sempre più a fatica a pagare l’affitto e dovendo ricorrere all’aiuto dei propri genitori o dovendo cercare altre strade lavorative e mal retribuite; nel novembre dello scorso anno riceve la sorpresa dell’iscrizione obbligatoria della propria posizione alla Cassa Forense alla quale dovrà versare, a decorrere da quest’anno, anche a fronte di un reddito annuale pari a zero o quasi, la cifra minima di 850 euro.

Cresce la consapevolezza di un totale fallimento della propria condizione di donna e di lavoratrice.

“Sono arrivata alla soglia dei 40 anni e non ho nulla” ci dice con la voce un po’ roca “non ho una mia famiglia, non ho un lavoro, ho la consapevolezza del disagio che sto vivendo e di non riuscire a far nulla per migliorare la mia situazione tanto da vergognarmi di dire che sono un avvocato(termine che fa pensare a lauti guadagni) e che non guadagno quasi nulla.”

Sono tre mesi che Angela sta male, il disagio economico è divenuto ora anche fisico e psichico; la sua è ora una condizione di depressione con sporadici attacchi di panico. Sta chiedendo aiuto e sta ricevendo solidarietà e sostegno da medici e benefattori.

Angela si sforza ogni giorno di pensare che domaniforse riuscirà a troverà uno studio legale nel quale poter lavorare e ricevere uno stipendio che gli consentirà di ritornare almeno ad essere autosufficiente, per  non avere chiara e netta la sensazione di aver buttato via tutti quei sacrifici profusi nello studio prima e nella faticosa realizzazione professionale poi.

Crede e spera che possa un giorno non molto lontano aprire un proprio studio legale nel quale aiutare le persone a risolvere i problemi e con la dignità del suo lavoro andare avanti e dare un senso pieno alla sua vita.

Alfonsina Amato

 

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