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Mozambico. Il 4 settembre arriverà Papa Francesco

Redazione

Quale la situazione oggi nel paese? Quale scenario si troverà di fronte Papa Francesco?

E’ previsto per mercoledì 4 settembre l’arrivo di Papa Francesco in Mozambico, inizio di un viaggio apostolico che porterà il Santo Padre anche in Madagascar ed alle Mauritius. Si tratta della seconda visita di un pontefice nel paese dell’Africa Australe; la prima, che ancora oggi viene ricordata nel paese, la effettuò nel 1988 Papa Giovanni Paolo II in un contesto di guerra civile tra il governo della Frelimo e l’opposizione della Renamo.

Quale la situazione oggi nel paese? Quale scenario si troverà difronte Papa Francesco? Proviamo a tracciare alcuni punti, relativi alla Pace, all’economia, al contesto socio-sanitario e a quello idrogeologico (si pensi al ciclone che nei mesi scorsi ha devastato Beira, la seconda città del paese).

Prima di tutto una buona notizia. Mercoledì 7 agosto è stato firmato a Maputo un accordo di pace tra il governo di Maputo e la Renamo (Resistenza nazionale mozambicana), il principale gruppo di opposizione, che pone fine ad anni di violenza. Il presidente mozambicano Filipe Nyusi e il leader della Renamo Ossufo Momade, nel corso della cerimonia della firma, hanno garantito che le due parti parteciperanno in maniera pacifica alle elezioni del 15 ottobre. Sostanzialmente, tale accordo opera una “revisione” dell’Acordo Geral da Paz firmato a Roma, grazie alla mediazione della Comunità di Sant’Egidio, il 4 Ottobre 1992, e mette fine ad un lungo periodo di tensione diffusa che da anni serpeggiava nel paese.

Capi di stato africani e personalità internazionali hanno presenziato alla sigla dell'accordo nella capitale Maputo. Tra gli altri il presidente sudafricano Cyril Ramaphosa, l'Alto Rappresentante per la politica estera dell'Unione europea Federica Mogherini e Teresa Ribeiro, segretario di Stato portoghese agli Esteri.

La rinnovata stabilità politica si accompagna ad una felice congiuntura economica per il paese. Se ci si soffermasse all’indice di sviluppo umano, il Mozambico si presenterebbe come uno dei Paesi più poveri del mondo, ancorato al 180° posto su 188, ostaggio di una corruzione diffusa, e con solo il 15% della popolazione che ha accesso all’elettricità nelle zone rurali. Eppure questo Paese di 25 milioni di abitanti, esteso due volte l’Italia, rappresenta anche uno degli Stati su cui poggia la potenziale rinascita economica dell’Africa.

Forte di un’invidiabile dote energetica, e di ricchi depositi di risorse naturali (carbone, titanio, granito, gesso, grafite e pietre preziose), il Mozambico fa parte di quell’Africa che “fa ben sperare”, su cui i Paesi industrializzati – e questa volta l’Italia è in prima linea - intendono puntare, consapevoli delle potenzialità economiche in palio, e dei vantaggi – reciproci – che si possono trarre.

Quasi d’improvviso, il Governo di Maputo si è ritrovato tra le mani un immenso patrimonio energetico. Le scoperte di grandissimi giacimenti di gas naturale, a partire da Mamba (il più grande degli ultimi 20 anni), trovato dall’Eni nel 2011, seguito dai ritrovamenti successivi, hanno portato il livello delle risorse finora accertate a oltre 2 miliardi di metri cubi di gas naturale. Per sfruttare questo potenziale sono necessari investimenti colossali.  Se tutto andrà come previsto, forse già nel 2025 il Mozambico si candida a divenire il secondo fornitore mondiale di gas naturale liquefatto (Gnl). Come ha rilevato l’ad di Eni Claudio Descalzi, lo sviluppo dei giacimenti di gas consentirà al Paese un ritorno di almeno 100 miliardi di dollari (ai prezzi attuali) in 20-25 anni. Giusto per avere un’idea, il Pil del Mozambico non supera i 15 miliardi. Fa piacere che l’Italia sia “presente” in questa partita.

Quello che tutti i mozambicani si augurano è che tali fonti di ricchezza possano generare una redistribuzione della ricchezza nel paese, oggi si intravede uno sviluppo alla brasiliana, ovvero angoli di grande ricchezza (a Maputo, posso testimoniare, oggi si trovano Sushi Bar, ristoranti di altissimo livello, negozi di lusso) che contrastano con la povertà ancora fortemente diffusa nel paese. C’è poi la piaga dell’Aids, virus che ad oggi si stima colpisca il 13% della popolazione, anche se va detto che notevoli passi in avanti sono stati compiuti nel corso degli ultimi anni, sia in Mozambico sia in Africa in generale.

Un ultimo capitolo relativo a Beira. La città, nello scorso mese di Marzo, è stata letteralmente sommersa dalle acque, secondo alcune stime oltre il 90% degli edifici sono stati danneggiati dalla furia delle acque. Una immane tragedia, che ha “faticato” ad emergere nei media internazionali, secondo molti esperti causata dai cambiamenti climatici che stanno sconvolgendo l’equilibrio della biosfera. Papa Francesco si sa, ha a cuore le questioni della tutela del creato, inoltre non ha fatto mancare il suo cordoglio per il dramma di Beira, sia tramite un tweet del 20 Marzo, sia inviando una donazione di 150.000 euro per sostenere gli alluvionati. 

A due mesi dal ciclone la situazione è ancora difficile ma dei piccoli segnali di speranza e di ricostruzione si iniziano ad intravedere, si è attivata una conferenza dei donatori, i volontari lavorano senza sosta. La visita del Papa nel paese porterà una ulteriore spinta per la riconciliazione nazionale e per la resurrezione di Beira.


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