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Messe anti-Covid, tornano i cori e niente distanza fra i familiari

Giacomo Gambassi - Avvenire Pixabay

Le due norme si aggiungono al superamento del limite dei 200 posti nelle chiese

Possono tornare i cori durante le celebrazioni. E cade anche il distanziamento fra familiari nelle panche di una chiesa. Sono le due novità sulle disposizioni per le Messe anti-Covid che annuncia la Cei con una nota pubblicata stamani. Due piccole attenuazioni delle misure di protezione che si aggiungono a una terza novità già tradotta nel concreto in alcune aree del Paese: quella che consente il superamento del limite dei 200 posti nelle chiese della Penisola, indipendentemente dalla loro ampiezza.

Le due revisioni più recenti sono figlie del parere del Comitato tecnico scientifico e sono state comunicate alla Cei dal ministero dell’Interno. A sollecitarle proprio l’episcopato italiano che a fine giugno, in una lettera inviata al dicastero, aveva indicato alcune nuove esigenze legate all’”urgenza di ritornare all’esercizio della prassi pastorale” proponendo tre questioni che di fatto chiedevano un ritocco al protocollo firmato dalla Cei e dal governo lo scorso 7 maggio che consentiva la ripresa delle liturgie a porte aperte dopo il blocco imposto dalla fase acuta dell’emergenza coronavirus.

Una richiesta riguardava “la possibilità per i familiari che già vivono quotidianamente tra le stesse pareti di casa” di “partecipare alle celebrazioni, evitando tra loro il criterio del distanziamento”, scrive la Cei. Il Comitato tecnico scientifico adesso dà il suo assenso, dopo la riunione del 10 agosto. “Durante lo svolgimento delle funzioni religiose - si legge nella risposta - non sono tenuti all’obbligo del distanziamento interpersonale i componenti dello stesso nucleo familiare o conviventi/congiunti, parenti con stabile frequentazione; persone, non legate da vincolo di parentela, di affinità o di coniugio, che condividono abitualmente gli stessi luoghi o svolgono vita sociale in comune”.

Poi i vescovi italiani avevano rappresentato al Viminale “l’urgenza di tornare ad ammettere la figura dei cantori”. Il Comitato di esperti voluto dal governo risponde “che, sulla base degli attuali indici epidemiologici, è possibile la reintroduzione dei cori e dei cantori, i cui componenti dovranno mantenere una distanza interpersonale laterale di almeno un metro e almeno due metri tra le eventuali file del coro e dagli altri soggetti presenti”. Però, queste distanze “possono essere ridotte solo ricorrendo a barriere fisiche, anche mobili, adeguate a prevenire il contagio”. E comunque “l’eventuale interazione tra cantori e fedeli deve garantire il rispetto delle raccomandazioni igienico-comportamentali e in particolare il distanziamento di almeno due metri”.

L’ultima richiesta della Cei era quella per “superare il limite dei 200 partecipanti alle celebrazioni che si svolgono nelle chiese”, per gli “edifici religiosi di ampie dimensioni, dove il rispetto per il distanziamento personale — oltre che per tutte le altre misure di carattere sanitario — è comunque assicurato senza difficoltà”. Da metà luglio il Comitato tecnico scientifico ha già demandato alle Regioni la possibilità di derogare al tetto, su istanza delle Conferenze episcopali regionali o dei singoli vescovi. E così sta avvenendo. Ad esempio, la Lombardia ha già portato il limite a 350; in Umbria non ci sarà alcuna soglia purché si rispetti il distanziamento previsto.

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