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Letture, i letterati cristiani "contro" corrente da Dante a Camilleri

Caterina Maniaci Unsplash
Pubblicato il 04-01-2021

Un secondo volume di Gianni Maritati che racconta una letteratura poco conosciuta 

Cristiani contro: una formula, un titolo che sembrano riferirsi a un atteggiamento ostativo, avversativo, se non altro combattivo. Contro chi e che cosa? Contro, ma a favore di cos’altro? O semplicemente controcorrente? Il titolo è quello dell’ultimo saggio scritto da Gianni Maritati, giornalista e saggista, e si riferisce ad una serie di poeti e scrittori  italiani scelti attraverso il criterio del loro rapporto con Dio, con la fede, con la Chiesa. Un rapporto spesso difficile, travagliato, fatto di fughe e di ritorni.

In realtà, questo ultimo libro rappresenta il  “sequel” di un precedente lavoro, uscito con lo stesso  titolo di  “Cristiani contro”, stampato sempre con l’editrice Tau nel 2017 e con il sottotitolo: “I grandi ‘dissidenti’ della letteratura italiana da Iacopone a Umberto Eco”. Come spiega l’autore nella prefazione, l’idea centrale è quella di invitare i lettori a fare “un  tuffo nella storia di scrittori, poeti e romanzieri che hanno affrontato la dimensione del sacro in chiave anche molto critica verso la fede e la Chiesa cattolica ma sempre con un atteggiamento, spesso sorprendente, fra il costruttivo e il nostalgico”.

Dunque, nel primo libro brevi e intensi ritratti hanno fatto scoprire in  grandi scrittori e poeti un volto più inedito e profondo: se è sempre stata evidente la ricerca spirituale forte e “contro” di Iacopone da Todi, forse non è così scontata quella che scorre sotterranea  nei versi di Ludovico Ariosto o di Gioacchino Belli… E poi ecco  sfilare davanti agli occhi dei lettori i tormenti e le estasi  di Giacomo Leopardi, Alessandro Manzoni, Giuseppe Gioacchino Belli, Antonio Fogazzaro, Luigi Pirandello, Ignazio Silone, Pier Paolo Pasolini, David Maria Turoldo e Umberto Eco

Ora Maritati aggiunge altri  dodici appassionati ritratti  di lirici e narratori a questa galleria che si snoda  dal Trecento ai nostri giorni, che ha come “filo conduttore”  la propria esperienza in rapporto al mistero di Dio, al cammino spirituale e istituzionale della Chiesa e alle grandi domande dell’esistenza. Così abbiamo la possibilità di rinnovare l’incontro, sotto una luce diversa, con Dante Alighieri, Niccolò Machiavelli, Torquato Tasso, Giovanni Verga, Grazia Deledda, Clemente Rebora, Cesare Pavese, Mario Pomilio, Luigi Santucci, Italo Alighiero Chiusano, Alda Merini e Andrea Camilleri

Li accomuna, come spiega Maritati, “un approccio problematico e complesso ma sempre originale e creativo al “problema religioso”, anche al di là della rispettiva posizione ufficiale o ufficialmente riconosciuta. Lungo questo sentiero, le scoperte imprevedibili e i colpi di scena non mancano certamente, tanto che un ateo o un agnostico può leggere proficuamente i romanzi dei cattolici Pomilio e Santucci e, viceversa, un cattolico può accostarsi con fiducia a quelli di Pavese e Camilleri”. 

Scrittori e cristiani, quindi, “contro” i pregiudizi, le false certezze, contro la superficialità e  volte contro le stesse istituzioni religiose,  senza alcun  furore ideologico o spinte dalla sterile voglia di polemica e di spirito di contraddizione. Piuttosto “per”, per cercare una verità più chiara e limpida, per il desiderio di usare le parole per costruire immagini di bellezza, per rendere evidenti la fatica, il dolore, di una ricerca dell’incontro personale con il Mistero.

Dante, per il quale si aprono quest’anno le celebrazioni in occasione dell’anniversario della morte, avvenuto nel 1321, ha compiuto il suo doloroso passaggio nella “foresta oscura” del dubbio, del fallimento, dell’abbacinamento del potere, della debolezza della carne. E da questa foresta è emerso con il dono sfavillante della Divina Commedia. Ma soprattutto Dante, come sottolinea Maritati, ha preso posizione contro i mali della Chiesa, contro un potere temporale papale in netta contraddizione con il mandato evangelico, ha osato mettere all’Inferno diversi Pontefici (come dimenticare i versi del suo  monumentale Bonifacio VIII) e ha osato innalzare la figura femminile ai vertici del suo pensiero e della sua poesia, quando, in generale, alle donne erano negati i più elementari diritti. 

Il libro ha anche il merito di indurre, per così dire, alla riscoperta di autori ingiustamente poco letti oggi, come Mario Pomilio e Luigi Santucci, che invece hanno il valore di classici. Ci sono poi “scoperte” suggestive, come quella di Camilleri, che notoriamente si definiva agnostico, ma che guardava alla fede e a molte figure di religiosi con attenzione e rispetto. Qui viene proposta la rilettura di un suo romanzo del 2007, intitolato “Le pecore e il pastore” , in cui Camilleri “indaga”, con sincero desiderio di capire,  su una vicenda molto particolare: l’offerta in sacrificio della vita di dieci giovani suore di clausura per ottenere la guarigione del vescovo di Agrigento, monsignor Giovanni Battista Peruzzo, gravemente ferito in un attentato nel 1945, il quale era all’oscuro di questa drammatica decisione. Un fatto che un autore come Camilleri avrebbe potuto facilmente liquidare come risultato estremo di una follia mistica spinta all’eccesso (dieci giovani donne che si lasciano morire di fame e di sete per il loro vescovo). Invece, lo scrittore tenta di penetrare il mistero sconvolgente di queste anime, ricostruendo l’ambiente storico e sociale in cui vivevano, la Sicilia pre e post bellica, la figura e l’opera di un vescovo che davvero era pastore, amava il suo gregge, eppure dovette affrontare il fatto che furono alcune pecore di questo gregge a decidere liberamente di offrire la loro vita per lui, senza che lui lo sapesse. (AciStampa)

 

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