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Lavoro, il Vescovo di Terni a gamba tesa: o si globalizza giustizia e solidarietà o storiche 'lotte di occupazione' torneranno

Redazione online

solidarietà per la diocesi di Terni, Amelia e Narni, i cui cittadini sono preoccupati per la minacciata chiusura di un fabbrica

Grazie, concittadini, fratelli e sorelle, per la vostra presenza questa sera, in questa chiesa di San Antonio, alla presenza di Gesù Cristo presente nel Sacramento dell’Eucarestia, nella Parola che è stata proclamata e in mezzo a noi, riuniti nel suo nome. Ci affidiamo alla intercessione di Maria Santissima, aiuto dei cristiani, di San Valentino, San Francesco, San Antonio e tutti i santi patroni.


 Nei momenti difficili, critici, la comunità civile si raduna per approfondire le ragioni del pericolo e individuare vie d’uscita.

I cristiani, oltre alla solidarietà e alla compagnia con la società civile, si ritrovano nella comunità ecclesiale  per pregare, rinnovare nella fede la certezza che Dio non abbandona il suo popolo, invocare lo Spirito Santo perché illumini le menti e i cuori dei governanti, dei responsabili del bene comune e di coloro che hanno il potere di prendere decisioni anche per gli altri, perché si intraprendano vie di giustizia, di equità  e di benessere generale.


Il Profeta Isaia, ci ricorda che Dio, pur dimorando "In un luogo eccelso e santo” si pone dalla parte degli oppressi e degli umiliati, per ravvivare lo spirito degli umili e rianimare il cuore degli oppressi”.

Nel Vangelo di Matteo, Gesù è perentorio: “Cercate anzitutto il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta”.

Cercare il Regno di Dio significa essere seriamente impegnati, compromessi nel cercare la verità su noi stessi, sugli altri, sul mondo e su Dio. Significa avere piena fiducia nella presenza buona, provvidente e prossima di Dio, che è padre di tutti. Questa fiducia ci porterà ad agire secondo la giustizia di Dio, cioè la sua santità, la sua bontà e i suoi criteri di padre di tutti. Il resto “ciò che mangeremo, ciò che berremo, ciò di cui ci vestiremo ci verrà dato in aggiunta”.


La nostra preghiera
di questa sera, da una parte mira ad accrescere la nostra fede-fiducia nella presenza di Dio Padre, che si prende cura dei suoi figli, dall’altra ci spinge a cercare nella prospettiva di Dio la “sua giustizia”, operare cioè perché ciascuno di noi possa fare scelte ed agire secondo i criteri di Dio, illustrati da Gesù nel Vangelo.

Le parole che Papa Giovanni Paolo II e Papa Francesco hanno rivolto ai cittadini e cristiani di Terni, quelle che abbiamo ascoltato, chiariscono quanto detto.

“Cari fratelli e sorelle, non smettete mai di sperare in un futuro migliore. Lottate per questo, lottate. Non lasciatevi intrappolare dal vortice del pessimismo, per favore! Se ciascuno farà la propria parte, se tutti metteranno sempre al centro la persona umana, non il denaro, con la sua dignità, se si consoliderà un atteggiamento di solidarietà e condivisione fraterna, ispirato al Vangelo, si potrà uscire dalla palude di una stagione economica e lavorativa faticosa e difficile”. (Papa Francesco, udienza 20 marzo 2014).


Le mie considerazioni
in questo momento di crisi, che vede come protagonisti e interlocutori imprenditori internazionali, operai e una città che ruota attorno al “Progetto delle AST”, hanno come base quanto detto sopra. Ma si allargano ad un contesto più generale perché ormai oggi  l’interdipendenza dei popoli è globale.


Nella convivenza civile, la pace, la concordia, il benessere personale, comunitario e familiare
regge se ognuno lealmente, generosamente e responsabilmente fa la sua parte.

Tutto ciò oggi non può trovare attuazione in ambito cittadino, locale come avveniva fino a qualche secolo addietro. Gli orizzonti di azione e di responsabilità oggi sono estesi non solo a livello nazionale, ma europeo e mondiale.

Globalizzazione e Interdipendenza sono le categorie sociali, geografiche, culturali ed economiche nelle quali inevitabilmente siamo immersi da alcuni decenni, né è possibile sottrarcene.

Per restare all’ambito economico-sociale, ogni persona, ciascuno di noi, i governanti della nazione e di tutto il mondo, le lobby industriali, economiche e finanziarie, i sindacati ed ogni soggetto civile

o si muove tenendo conto della dimensione universale, della ricerca del benessere locale e generale o ci si condannerà ad una precarietà e insicurezza perenne, permanente.


Il benessere che una nazione o un gruppo oggi sperimenta, se non tiene conto  dell’orizzonte generale e globale, sarà destinato a durare per una breve stagione, il tempo della rivalsa da parte di coloro, singoli, gruppi, popoli e nazioni che non ritengono equa la propria condizione sociale o peggio ritengono il benessere altrui frutto di ingiustizia e sfruttamento della propria condizione.

Il benessere di cui si gode oggi potrebbe essere il frutto di sofferenze e ingiustizie nei confronti di società ed entità del passato e potrebbe essere la premessa di povertà, disagio e insicurezza dei nostri figli che potrebbero essere perdenti in una lotta improba con gruppi sociali e nazioni, che oggi anelano e lottano per rovesciare una situazione di sfruttamento e di ingiustizia.

Tanto per dire che la società odierna e anche la nostra realtà difficile ha radici e ramificazioni lontane nel tempo e nello spazio. Inoltre occorre avere uno sguardo di “compagnia”, di “compassione” e di solidarietà nelle decisioni e nelle relazioni a qualunque livello.


La situazione delle acciaierie AST
e delle altre industrie del territorio, oltre che di strategie industriali o economiche, sono figlie di una visione che propriamente non coniuga

benessere personale, comunitario e familiare, lealtà personale e aziendale, generosità e responsabilità.

So che l’economia ha altre regole, ma sono regole che premiano apparentemente e per breve tempo solo alcuni e che si ritorceranno sugli stessi, che consapevolmente o inconsapevolmente le applicano e sui loro figli. Mentre la gente comune sarà sballottata nella precarietà e nell’incertezza del presente e futura.

O si globalizza la giustizia e la solidarietà o le storiche “lotte di occupazione” del passato remoto e recente si rinnoveranno ed estenderanno sempre più con metodi e mezzi cruenti e sofisticati.


Questa sera siamo per pregare

Perché ciascuno prenda consapevolezza che la pacifica convivenza sociale dipende dall’apertura mentale, dal rispetto di ogni uomo, dalla generosità, lealtà e responsabilità di ognuno;

Perché la forza e l’efficacia della preghiera cambi il cuore degli uomini nel “cercare prima di tutto il Regno di Dio e la sua giustizia”;

Perché in ciascuno di noi si rafforzi la speranza in una società più giusta e solidale, quale dono di Dio e della conversione degli uomini;

Perché nella nostra città si aprano prospettive positive e giuste di occupazione, di benessere materiale e spirituale per le famiglie e di pacifica convivenza civile e sociale.

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