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La foto dell'Indonesia «rossa»: niente filtri, 'colpa dello smog'

Redazione Eka Wulandari

La foto è stata scattata a mezzogiorno da una giovane indonesiana

Non è Marte ma l’Indonesia dei fuochi appiccati per «pulire» il terreno dalla vegetazione «inutile» e sviluppare la coltivazione di palme da olio, polpa e carta. La foto del cielo rosso fuoco sul cielo indonesiano è stata scattata a mezzogiorno di sabato con uno smartphone da Eka Wulandari, una giovane del villaggio di Mekar Sari nella provincia di Jambi (siccome Eka non è famosa come Greta Thunberg, arrivata in barca a vela di lusso a New York, le immagini hanno fatto fatica a imporsi all’attenzione)).

La foto non è stata ritoccata. Si tratta del fenomeno noto in meteorologia come «Rayleigh scattering», ha spiegato alla Bbc il professor Koh Tieh Yong della Singapore University of Social Sciences (Singapore è colpita dallo smog dei roghi che arriva da Indonesia e Malaysia). «Nello smog da fumo di incendio le particelle più diffuse sono di circa 1 micrometro (un millesimo di millimetro), ma queste non cambiano il colore della luce che percepiamo, creano solo una cappa di foschia. Però ci sono anche particelle più infinitesimali, da 0,05 micrometri o meno, che diffondono luce rossastra creando l’effetto rosso nel cielo», dice il docente (scattering in inglese significa appunto dispersione o diffusione, il fenomeno è stato studiato dal fisico britannico John Rayleigh, Premio Nobel).

Ecco spiegato dal punto di vista scientifico il cielo marziano dell’Indonesia. I roghi in Indonesia causano grave inquinamento ogni anno nella stagione secca, tra luglio e ottobre, nonostante le promesse di intervento da parte del governo indonesiano. Il fuoco disbosca e uccide i parassiti che attaccano le palme, per questo l’industria li fa appiccare, ma ovviamente su vasta scala il sistema è insostenibile (e vietato per legge): quest’anno sono stati censiti dai satelliti roghi estesi su 328.724 ettari di boscaglia. Le foto sono diventate virali su Twitter e Facebook e a qualcuno hanno ricordato il film distopico «Blade Runner 2049».

La coltre di fumo coprirà come al solito anche le colpe? Dei responsabili ci sarebbero, lontanissimi dai palazzi dei governi centrali (o così dicono a Jakarta): il ministro delle foreste indonesiano ha sostenuto che sono i funzionari provinciali che dovrebbero tenere a bada i disboscatori-piromani visto che l’Indonesia, da quando nel 1998 è caduto il dittatore Suharto è uno dei Paesi più avanzati nel decentramento amministrativo. Cambiano i sistemi politici, ma non cambia la devastazione ambientale di cui tanto si parla (con ipocrisia) al Palazzo di Vetro dell’Onu in queste ore. E anche noi europei ci siamo accorti di sfuggita di questa crisi, guardando in tv le prove pomeridiane del Gran Premio di Formula 1 a Singapore, venerdì scorso: la città era immersa nella fuliggine arrivata dalla vicina Indonesia. Ma il Gran Premio è passato, la Ferrari ha trionfato e resta il rosso innaturale sul cielo indonesiano. Arrivederci al prossimo anno e alla prossima emergenza roghi.

di Guido Santevecchi, corrispondente da Pechino per il Corriere della Sera

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