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Francesco d' Assisi e Innocenzo III: un sogno in comune?

Edoardo Scognamiglio

Francesco non incontrò un Papa aperto al dialogo, né disponibile ad ascoltare e, checché ne dicano gli agiografi e alcuni biografi ufficiali, non fu per niente facile arrivare nel 1221 all’approvazione della Regola.

Molte riletture posteriori risentono del fascino che Francesco esercitò su storici, scrittori e teologi. Alcune fonti estranee ci dicono che la reazione del Papa fu, al primo incontro, negativa: la biografia di san Bonaventura afferma che Innocenzo III, in un primo momento, cacciò via con sdegno, come un importuno, quel visitatore strano (cf. Leggenda maggiore 3,9). Innocenzo III si convinse di ricevere quei barboni sia per un sogno rivelativo che fece dopo aver incontrato il Poverello, sia perché Francesco rispose alle obiezioni del Papa riguardo all’eccessivo rigore imposto dalla sua Regola, parlando di Madonna Povertà.

Il Papa si convinse anche per la visione che in sogno ebbe della Basilica del Laterano cadente e di un uomo poverello, piccolo di aspetto, che la sosteneva mettendovi sotto le spalle perché non cadesse. Di là della verità di questi racconti, comunque, papa Innocenzo III approvò la Regola, non senza compromessi e tagli! Il vero miracolo di questo racconto edificante non è il sogno d’Innocenzo III, né lo sono le sue presunte rivelazioni oniriche, bensì il fatto stesso che un gruppo di barboni fosse riuscito ad avere udienza da un Papa potente ed energico, che non aveva certo tempo da perdere viste le preoccupazioni che la Chiesa viva in quel periodo sia ad intra (gli eretici) che ad extra (principi e nobili, re e guerre, eserciti e crociate). Il miracolo ci fu, eccome!

Io credo che in questo preciso momento della Chiesa cattolica, la docilità, l’umiltà e la semplicità del Poverello siano riapparse come qualità proprie di papa Francesco che desidera avere attenzione per i poveri e sogna una Chiesa nuda, spogliata cioè delle sue stesse presunzioni di verità e dedita totalmente al Cristo crocifisso e risorto che è presente nella storia degli ultimi, degli abbandonati, di quanti sono lo scarto dell’umanità e costituiscono il vero rifiuto della società. di padre Edoardo Scognamiglio

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