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Ecuador, Papa Francesco incontra mondo universitario : 'Gesù non sdottorava, insegnate ai giovani ad avere cura del mondo'

di Redazione online
Credit Foto - corriere

Gesù non cercava di «sdottorare», ma arrivava al cuore dell'uomo in modo che tutti potessero capire. Oggi c'è bisogno che la scuola e l'università educhino i giovani a «sviluppare uno spirito critico, uno spirito libero, in grado di prendersi cura del mondo d’oggi», aiutandoli a non ignorare la realtà che li circonda. All'incontro con il mondo della scuola e dell'università Francesco conia un neologismo - «doctorear» - per spiegare l'atteggiamento del Nazareno e il compito delle istituzioni educative: non «dottoreggiare» o «sdottorare», ma preparare le nuove generazioni a una «maggiore responsabilità per i problemi di oggi, rispetto alla cura dei più poveri, rispetto alla salvaguardia dell’ambiente». Perché l'autentico messaggio evangelico spinge a partecipare, a perseguire la giustizia sociale, a prendersi cura degli altri e dell'ambiente custodendo il dono del creato.

Papa Bergoglio visita la Pontificia Universidad Católica del Ecuador, ateneo privato fondato nel 1946, di proprietà della diocesi di Quito, gestito dai gesuiti, un polo che conta circa 30 mila studenti. L'incontro avviene in un campo aperto che accoglie cinquemila persone, con un tempo che varia dal sole caldo alla pioggia, al vento freddo. Dopo i saluti del vescovo delegato per la cultura, e del rettore César Fabian Carrasco Castro, interviene un'alunna di un collegio di Portoviejo, Carolayne Espinoza Jiménez, che dice al Papa: «Desideriamo che nei nostri centri educativi si offra un'apertura a tutte le dimensioni della realtà umana» e che «nel nostro Paese possa finalmente essere superato l'equivoco secondo cui la dimensione religiosa, e tutto quello che ha prodotto in termini di cultura e umanità, debba essere esclusa dalle aule per proteggere la libertà personale e la coscienza di ciascuno. Mentre, dall'altra parte, l'agnosticismo, e anche l'ateismo, sono comunemente proposti».

Il Papa, nel suo intervento, che riprende alcuni dei temi della recente enciclica «Laudato si'» e del viaggio, chiede agli educatori di assumere l'atteggiamento di Gesù, capace di parlare al «cuore dell’uomo, al suo ingegno, alla sua vita, affinché questa dia frutto. Il Signore sempre era "plastico" nel modo di insegnare». Insegnando a prendersi cura, a coltivare e a custodire il creato, sapendo riconoscere come la salvaguardia dell'ambiente è strettamente legata ai modelli di sviluppo e dunque alla giustizia sociale. «Il creato è un dono che dev’essere condiviso. È lo spazio che Dio ci dà per costruire con noi, per costruire un “noi”. Il mondo, la storia, il tempo, è il luogo dove andiamo a costruire il noi con Dio, il noi con gli altri, il noi con la terra». E oggi proteggere e custodire il creato, a partire dall'impegno per i più deboli, «si impone a noi con forza. Non come una semplice raccomandazione, ma come un’esigenza».

«Una cosa è certa: non possiamo continuare a girare le spalle alla nostra realtà, ai nostri fratelli, alla nostra madre terra - Spiega Francesco - Non ci è consentito ignorare quello che sta succedendo attorno a noi come se determinate situazioni non esistessero o non avessero nulla a che vedere con la nostra realtà».

«Io vivo a Roma, d'inverno fa freddo, e a volte accade che vicino al Vaticano ci sia un anziano che muore di freddo. Non è notizia per nessun giornale e per nessuna cronaca. Non è notizia. Però se la Borsa cala di due punti, questa è una notizia mondiale... "Dov'è tuo fratello" domanda Dio a Caino. Io lo domando a voi dell'università cattolica: dov'è tuo fratello?»

Ecco allora il compito degli educatori, il compito dell'università, che il Papa esprime in una serie di domande incalzanti. «In questo contesto universitario sarebbe bello interrogarci sulla nostra educazione di fronte a questa terra che grida verso il cielo... Mi chiedo insieme con voi educatori: vegliate sui vostri studenti aiutandoli a sviluppare uno spirito critico, uno spirito libero, in grado di prendersi cura del mondo d’oggi? Uno spirito che sia in grado di trovare nuove risposte alle molte sfide che la società ci presenta? Siete in grado di incoraggiarli a non ignorare la realtà che li circonda? Devono uscire dalle aule...».

«Come entra nei diversi programmi universitari o nelle diverse aree di lavoro educativo la vita intorno a noi con le sue domande, i suoi interrogativi, le sue questioni? Come generiamo e accompagniamo il dibattito costruttivo, che nasce dal dialogo in vista di un mondo più umano?»

«C’è una riflessione che ci coinvolge tutti: le famiglie, le scuole, i docenti: come possiamo aiutare i nostri giovani a non identificare il diploma universitario come un sinonimo di status più elevato, soldi, prestigio sociale. Non sono sinonimi! Come li aiutiamo a identificare questa preparazione come un segno di maggiore responsabilità per i problemi di oggi, rispetto alla cura dei più poveri, rispetto alla salvaguardia dell’ambiente».

Il Papa ha chiesto ai giovani se si rendono conto di come «questo tempo di studio» sia non solo «un diritto, ma anche un privilegio», dato che tanti «amici, conoscenti o sconosciuti, vorrebbero un posto in questo luogo e per diverse circostanze non lo hanno avuto... In quale misura il nostro studio ci aiuta a solidarizzare con loro?».

«Le comunità educative - spiega - hanno un ruolo vitale, essenziale nella costruzione della cittadinanza e della cultura. Non basta fare le analisi, la descrizione della realtà; è necessario dar vita ad ambiti, a luoghi di ricerca vera e propria, a dibattiti che generino alternative ai problemi esistenti, specialmente oggi».

«Di fronte alla globalizzazione del paradigma tecnocratico» ci «viene chiesto che con urgenza ci si affretti a pensare, a cercare, a discutere sulla nostra situazione attuale; su quale tipo di cultura vogliamo o pretendiamo non solo per noi ma per i nostri figli, per i nostri nipoti. Questa terra l’abbiamo ricevuta come eredità, come un dono, come un regalo. Faremmo bene a chiederci: come la vogliamo lasciare? Quali indicazioni vogliamo imprimere all'esistenza?».

«Le iniziative individuali sono sempre buone e fondamentali, ma ci viene chiesto di fare un'ulteriore passo in avanti: ci incoraggiano a guardare la realtà in modo organico e non frammentario; a porci domande che includono tutti noi, perché non c'è diritto all'esclusione». Vatican Insider


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