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Cop26 rinviata, Gesuiti: 'Non dimenticare cambiamenti climatici'

Isabella Piro Pixabay

Climate change responsabile di danni sociali ed economici

Si sarebbe dovuta svolgere dal 9 al 19 novembre, a Glasgow, nel Regno Unito, la Cop26, ovvero la 26.ma sessione della Conferenza delle parti delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. Ma la recrudescenza della pandemia da Covid-19 ha costretto a posticipare l’incontro, ora programmato dal primo al 12 novembre 2021.

Uno slittamento di date che ha destato l’allarme dei Gesuiti dell’Africa e Madagascar e dell’Europa: in una lettera inviata al Primo ministro britannico Boris Johnson, i religiosi si dicono “preoccupati per il fatto che il rinvio della Cop26 possa indurre i governi a distogliere l’attenzione e le risorse dai cambiamenti climatici, per concentrarsi solo sulla pandemia in corso”. Naturalmente, la missiva riconosce che “il Covid-19 rimane un pericolo chiaro ed attuale per la salute e la sicurezza della popolazione”; tuttavia, il cambiamento climatico “non è un problema meno pressante perché, come ha ammonito Papa Francesco nella sua Enciclica ‘Laudato si’, tutto è connesso”. I cambiamenti climatici, infatti – spiegano i gesuiti – “stanno aggravando i danni sociali, economici e ambientali che la stessa pandemia ha scatenato” ed è quindi quanto mai “necessario mantenere vivo il dibattito su questo tema”.

La pandemia e le sfide più difficili

Siamo consapevoli del fatto che quella contro la pandemia è una sfida unica” nel suo genere, scrivono ancora i membri della Compagnia di Gesù – ma “sottolineiamo che un’uguale urgenza c’è anche per un’azione internazionale che affronti il cambiamento climatico”. Di qui, l’appello al premier britannico Johnson affinché lavori per assicurare che la questione climatica resti “nell’agenda mondiale”, nonostante il posticipo della Cop26, dalla quale si attende un’implementazione dell’Accordo di Parigi, raggiunto nel 2016 e che prevede la limitazione del riscaldamento globale al di sotto dei 2 gradi centigradi. “La pandemia – affermano i religiosi – ha aggravato i problemi già esistenti e ha reso le sfide attuali ancora più difficili da affrontare un domani” e per questo “il cambiamento climatico ha disperatamente bisogno di essere affrontato” subito.

Il peso sui poveri

In quest’ottica, i gesuiti esortano il Regno Unito, Paese ospitante della Cop26, a preparare “un’agenda globale ambiziosa” per la Conferenza, spingendo i governi nazionali ad essere “coraggiosi” nelle loro politiche sul cambiamento climatico. Di qui, il suggerimento di includere le azioni su questo tema anche “nei pacchetti di aiuti anti-Covid e nei programmi di protezione sociale”, proprio perché sia la pandemia che le questioni climatiche sono “rischi transfrontalieri”, che superano i confini dei singoli Stati. “Combattere efficacemente il Covid-19 – continua la missiva – e pianificare una strategia mondiale post-pandemia, richiede che il cambiamento climatico continui ad essere al centro dell’attenzione della politica globale”, tanto più che questo tema ha un peso che “ricade in modo sproporzionato sulle spalle dei poveri e degli emarginati del mondo”. Sono, infatti, “le persone più indigenti e vulnerabili – notano i gesuiti – a dover subire le conseguenze del cambiamento climatico, anche se hanno contribuito meno di altri a generare questo problema”.

Finanziare le azioni per il clima

In una seconda missiva indirizzata all’Unione Africa, all’Unione Europea e alla Commissione Europea, inoltre, i gesuiti ricordano che alla Cop21 del 2015 “i Paesi europei si sono impegnati a sostenere i Paesi in via di sviluppo nel finanziamento dell’azione per il clima. Bisogna, dunque, rinnovare questo impegno”. Ad essere in gioco, infatti, “sono questioni di giustizia importanti ed è dovere di quei Paesi in cui lo sviluppo ha portato maggiormente al cambiamento climatico prendere l’iniziativa di organizzare le risorse per combatterlo”. Le missive della Compagnia di Gesù sono firmate dal Provinciale britannico, padre Damian Howard, dal presidente della Conferenza dei Gesuiti dell'Africa e del Madagascar, padre Agbonkhianmeghe Orobator, e da padre Franck Janin, presidente di Xavier Network, la rete dei gesuiti per la missione e lo sviluppo, formata da 13 organismi della Compagnia operanti in Europa, Canada e Australia. (Vatican News)

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