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Concerto di Natale: il saluto del Custode, fra Marco Moroni

Redazione Mauro Berti

La lampada della pace ad António Guterres, Segretario generale dell’ONU

Pace a voi, sorelle tutte, fratelli tutti!

Questo saluto che ripropone l’augurio di pace di san Francesco e l’incipit dell’ultima enciclica firmata da Papa Francesco proprio qui nella basilica che custodisce le spoglie di san Francesco non vuole essere un puro artificio retorico, né la reiterazione fuori contesto di una formula liturgica.

Fratelli, sorelle è infatti il nome con il quale ci possiamo chiamare proprio perché appartenenti tutti ad un'unica, comune umanità, quell’umanità che è il primo vero patrimonio da conservare, tutelare e promuovere, e che trova le sue diverse espressioni nella ricchezza delle culture e nella rispettosa e sapiente valorizzazione delle risorse del creato.

Questa ricorrenza del Concerto di Natale, che negli altri anni era particolarmente gioiosa e festosa, quest’anno è segnata, così come ogni nostra esperienza quotidiana, dalla pandemia da Covid 19, dalla perdita di tante vite, dalle misure precauzionali che impongono di evitare ogni assembramento di persone. Ne è testimonianza il fatto che questa stessa Basilica accoglie oggi solamente il personale tecnico e gli artisti che saluto: il tenore Andrea Bocelli, accompagnato dall’orchestra del teatro Carlo Felice di Genova diretta dal Maestro Steven Mercurio, la violinista Anastsiya Petrishak e il soprano Clara Barbier Serrano.

Tutti siamo coinvolti in questa crisi, tutti ci sentiamo insicuri e minacciati: il nostro stesso vivere, fragile sempre, viene messo in discussione e tutte le sue precarietà si fanno più evidenti. La minaccia da affrontare è invisibile e per questo meno controllabile e più inquietante, la paura si trasforma spesso in angoscia. Vengono meno i punti di appoggio, le nostre sicurezze; vengono messi in discussione i nostri sistemi culturali, religiosi, sociali, politici, economici, sanitari.

E tuttavia, come ogni anno, anche se le circostanze esteriori sono molto diverse, e inevitabilmente diversa è anche la nostra situazione di spirito, il Concerto di Natale da questa Basilica continua a esprimere in qualche modo il grande Mistero che illumina il mondo e il tempo - sì, anche questo tempo di oscurità - in una prospettiva di comunione universale ed eterna. In questo tempo risuona ancora la lieta notizia del Natale: il Signore è venuto - il Signore viene - il Signore verrà! 

È venuto, viene e verrà perché è il Dio vicino: vicino fino a farsi uno di noi, per essere sempre con noi. È questo il mistero dell’amore umile di Dio che riempiva di stupore e di meraviglia Francesco di Assisi. 

La lampada della pace - che dalla comunità dei frati del Sacro Convento di Assisi viene consegnata ogni anno a una personalità che si adopera particolarmente nella ricerca e nella promozione della pace nel mondo - vuole essere un altro segno di speranza per l’intera famiglia umana.

La stessa parola “pace”, non semplice assenza di guerre e tumulti, ma pienezza di bene per ognuno e per tutti, nella sua etimologia ha un elemento che oggi è particolarmente urgente e vitale rimettere al centro. Rinvia a una radice sanscrita che significa ‘legare’, unire, saldare; ci dice che la pace è unione, anzi comunione, vocazione costitutiva di ogni persona e di ogni popolo. Dalla presente crisi possiamo uscire solo insieme, riconoscendoci tutti come appartenenti alla stessa famiglia umana e generando una società più giusta.

Negli ultimi quattro anni la lampada è stata consegnata a personalità che hanno promosso a livello politico la pace e l’unione tra le comunità e i popoli: a Juan Manuel Santos, presidente della Colombia e premio Nobel per la pace, “per le prospettive che si sono aperte in seguito agli accordi siglati tra il suo governo e i guerriglieri delle Farc”; alla Cancelliera tedesca Angela Merkel, “per essersi distinta nella sua Germania, e in Europa, nell’opera di conciliazione in favore della pacifica convivenza dei popoli”; al re di Giordania, Abdullah II, per “l’azione e l’impegno tesi a promuovere i diritti umani, l’armonia tra fedi diverse e l’accoglienza dei rifugiati”; e l’anno scorso al presidente dell’Italia, Sergio Mattarella, “per il continuo richiamo al senso di appartenenza, a sentirsi comunità di uomini e donne che aderiscono a valori, prospettive, diritti e doveri volti a promuovere una società più libera, giusta e fraterna”.

Quest’anno la lampada della pace verrà consegnata ad António Guterres, Segretario generale dell’ONU, per la sua lunga attività politica vissuta come vocazione a servizio del bene comune. In particolare la motivazione che ci ha spinto a questo riconoscimento è la sua instancabile opera di mediazione politica nella complessità del nostro mondo alle prese con tante conflittualità, guerre, ingiustizie e degrado degli esseri umani e del creato; un impegno profuso con uno stile dialogico e cordiale, uno stile di umanesimo fraterno, come lo chiamiamo noi frati del Sacro Convento. 

Proprio l’umanesimo fraterno vorremmo testimoniare da Assisi, annunciare, proporre e promuovere, noi seguaci di Gesù Cristo nello stile di frate Francesco, anche vivendo una fraternità interculturale: siamo qui 63 frati provenienti da 22 paesi.

L’enciclica Fratelli tutti è per noi un’ulteriore responsabilizzazione a ripensare la “mistica della fraternità”, consapevoli che la fraternità autentica è già esperienza di Dio e cifra del vero umanesimo. Su questa linea vorremmo anche ricordare e condividere alcuni spunti richiamati da papa Francesco nel videomessaggio in occasione della 75a sessione dell’Assemblea Generale dell’ONU, il 25 settembre scorso.

Dall’attuale crisi, come dice papa Francesco, si esce migliori o peggiori, ma non uguali a prima. La crisi pandemica ci chiama «a cogliere questo tempo di prova come un tempo di scelta [...]: il tempo di scegliere che cosa conta e che cosa passa, di separare ciò che è necessario da ciò che non lo è»; quindi può e deve rappresentare un’opportunità reale di trasformazione e di conversione, di ripensamento del nostro stile di vita e dei nostri sistemi economici e sociali. 

In questo necessario processo di trasformazione l’ONU ha un ruolo decisivo come “laboratorio di pace”: si rende non solo necessario ma urgente ripensare il futuro della nostra casa comune e del nostro comune progetto. L’ONU, ricorda papa Francesco, è stata creata «per unire le nazioni, per avvicinarle, come un ponte tra i popoli; usiamolo per trasformare la sfida che stiamo affrontando in una opportunità per costruire insieme, ancora una volta, il futuro che vogliamo».

Non possiamo fare a meno di vedere come le istituzioni internazionali sono oggi indebolite, perché la dimensione economico-finanziaria tende a predominare sulla politica. È necessario che, in tale contesto di profonde disuguaglianze aggravate dal paradigma efficientista della tecnocrazia, «l’ONU sia riformata, affinché possa dare reale concretezza al concetto di famiglia di nazioni». 

Non vi è altra strada che operare nella realtà internazionale mediante la cultura della fraternità: quella che Lei signor Guterres, con diverse iniziative ha cercato di promuovere, pur nella consapevolezza che la fraternità – a differenza dell’uguaglianza e della libertà – non può essere imposta dall’alto o dall’esterno, perché si colloca al livello interiore delle convinzioni e dell’affettività nel sentirsi parte dell’unica famiglia umana. Grazie per la Sua costante attenzione a percorrere la via del dialogo.

Francesco d’Assisi, il fratello di tutti attraverso il metodo della minorità, torna a ricordarci con le parole del papa che «la fraternità è una dimensione essenziale dell’uomo, il quale è un essere relazionale […]; è fondamento e via per la pace», e un cammino di vera pace può essere attuato solo nella giustizia. 

 

Grazie e buon Natale a tutti! 

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