attualita

Alberzoni, San Francesco e la madre

Maria Pia Alberzoni

Pica ebbe per Francesco uno speciale amore, che si manifestò fin dalla scelta di imporre al figlio il suo stesso nome di battesimo

Per parlare del ruolo della madre nell’esperienza di Francesco non si può prescindere da qualche considerazione circa il rapporto che egli visse con la sua madre carnale, di nome Giovanna, soprannominata Pica. Eppure, da qualche pur fuggevole cenno nelle Vitae di Tommaso da Celano, si capisce che Pica ebbe per Francesco uno speciale amore (anche rispetto all’altro figlio e fratello di Francesco, di nome Angelo), che si manifestò fin dalla scelta di imporre al figlio il suo stesso nome di battesimo – Giovanni – poi cambiato in Francesco al ritorno del padre dal viaggio di affari in Francia. Pica si adoperò con tenerezza per rendere meno aspre le punizioni inflitte dal padre a Francesco prima che egli abbandonasse la casa paterna. Tommaso da Celano, poi, la presenta come una donna ispirata da Dio, che profetizza la santità del figlio.

Sebbene Francesco nei suoi scritti non parli mai direttamente dei suoi genitori, numerose sono le attestazioni della centralità della figura della madre nella sua esperienza: egli stesso in diversi passi si pone come madre nei confronti dei suoi frati e indica loro questa via come ideale. Mi limito qui ad alcuni esempi.
Nella Regola di vita per gli eremi Francesco scrisse: «Coloro che vogliono stare a condurre vita religiosa negli eremi, siano tre frati o al più quattro. Due di essi siano le madri e abbiano due figli o almeno uno. Quei due che fanno da madri seguano la vita di Marta, e i due figli seguano la vita di Maria. (...) I figli però talvolta assumano l’ufficio di madri». Al cap. IX della regola non bollata (composta nel 1221) e al cap. VI della regola approvata da Onorio III nel 1223, Francesco ordinò: «E ciascuno manifesti all’altro con sicurezza le sue necessità, poiché se la madre nutre e ama il suo figlio carnale, quanto più premurosamente uno deve amare e nutrire il suo fratello spirituale?».
Francesco viveva una reale maternità nei confronti dei frati, un’affezione profonda e volta ad affermare il vero bene del fratello: nella lettera scritta a frate Leone – giunta a noi autografa e conservata a Spoleto – si coglie bene questa tensione: «Frate Leone, il tuo frate Francesco ti augura salute e pace. Così dico a te, figlio mio, come una madre...».

La maternità è intesa da Francesco come il suo servizio, il suo vero ministero nei confronti dei fratelli e di tutti gli uomini. Nella lettera a tutti i fedeli (vv. 48-53) egli espose con chiarezza questa sua convinzione: «E su tutti quelli e quelle che continueranno a fare tali cose (...) riposerà lo Spirito del Signore, ed egli porrà in loro la sua abitazione e dimora. E saranno figli del Padre celeste, di cui fanno le opere, e sono sposi, fratelli e madri del Signore nostro Gesù Cristo. Siamo sposi quando nello Spirito Santo l’anima fedele si unisce a Gesù Cristo; siamo suoi fratelli quando facciamo la volontà del Padre suo che è nel cielo; siamo madri quando lo portiamo nel nostro cuore e nel nostro corpo attraverso l’amore e la pura e sincera coscienza, e lo generiamo attraverso il santo operare, che deve risplendere in esempio per gli altri». Con queste parole Francesco indica che la via della santità si identifica in qualche modo con la maternità: ogni creatura che obbedisce al Creatore, anche il ‘piccolo’ frate Francesco, è madre, genera il Verbo e così lo rende nuovamente vivo e presente agli uomini del suo tempo.

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