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30 anni dalla caduta del Muro. I racconti di chi ha vissuto nel mezzo

Redazione Achim Scholty - Pixabay

Il noviziato della rivoluzione sul colle Kerbschen, 1989/90

Il 15 agosto del 1989, due ragazzi, un berlinese e uno proveniente dai dintorni di Berlino, iniziano il noviziato nell’Eichsfeld, sul colle Kerbschen. Era un luogo lontano da qualsiasi segno di civilizzazione, fuori dalla piccola cittadina di Dingelstädt. La vita vera sembrava diversa e certo non doveva essere il noviziato. Era del tutto imprevedibile cosa sarebbe accaduto.

Nell’autunno del 1989, si rumoreggiava in tutta la regione. Erano tutti irrequieti e insoddisfatti. Le notizie arrivavano anche al convento francescano sul colle Kerbschen. Una giovane infermiera di Lipsia, che era in visita da noi, raccontò che aveva imparato ad assistere anche persone con ferite da arma da fuoco. Fuori dalla comunità francescana, sparivano persone che si erano impegnate nei “Nuovi Forum”. Nessuno sapeva dove fossero. “Dobbiamo fare qualcosa – questo era il pensiero unanime – dobbiamo rendere pubblico tutto ciò”.

Il giorno di San Francesco, il 4 ottobre del 1989, decidemmo di iniziare con le messe del lunedì. Furono affissi dei manifesti, non c’erano le fotocopiatrici, e spediti in tutto l’Eichsfeld. Fu difficile. Ricevemmo la visita del ‘Segretariato per gli affari della Chiesa’. “Cosa succederà qui stasera?”, Padre Rudolph spiegò all'uomo che avremmo celebrato la Santa Messa così come facevamo da 10 anni. “Che succede se viene disturbato l’ordine pubblico?” se egli ci avesse minacciato, era la risposta. “È solo un segno di buon augurio. Potrebbe sedersi qui anche qualcuno delle forze di sicurezza”.

Eppure, il 9 ottobre per la prima “messa dei peccatori e dei penitenti” sul colle Kerbschen la chiesa del convento era piena come se fosse una domenica. Per il secondo lunedì non c’erano più neanche posti in piedi e la settimana dopo trasferimmo la celebrazione nello spiazzo esterno. Erano tutti in piedi. Gli uomini tenevano in mano una candela. Rudolph esortò i fedeli a portare la luce in città e nelle loro case. E così fecero, per la strada dal colle Kerbschen fino al paese. Non ci fu alcuna manifestazione, bensì una processione. Si incamminarono dicendo: “Dio ti lodiamo”. Ben presto però arrivarono le note grida: “Noi siamo il popolo” e “Libertà di circolazione per tutti”. Arrivati davanti la chiesa al centro del paese, giusto affianco al Municipio, ci fu la manifestazione settimanale. Testimoni raccontano che dietro il convento ci fosse pronto perfino un idrante.

Il nostro compito, in qualità di novizi, era di pulire le macchie di cera in chiesa ogni martedì. Lo facevamo volentieri. Ecco esattamente cosa accadde. Nel giardino del convento venni a sapere: Erich si è dimesso, adesso c’è Egon Krenz. Mia madre l’aveva sempre detto: “Se arriva Egon, sarà per grazia di Dio”. Lei morì due settimane prima della mia vestizione. Leggere il giornale era una perdita di tempo. Gli eventi ci avevano già superato. In una riunione della comunità parrocchiale convocata dal sindaco, volevano sapere questo passo dove avrebbe portato, se ci sarebbero stati tumulti. “Abbiamo solo fatto dell’Eichsfeld, un giardino fiorito” disse alla folla il segretario del partito. “Testa d’uovo, l’unico giardino fiorito che c’è qui, è il colle Kerbsche dove ci sono i francescani”, suvvia. La situazione precipitò in maniera vertiginosa. La sera del 9 novembre al telegiornale sentimmo dell’apertura del Muro e vedemmo le straordinarie immagini di Berlino. Fratello Winfried, novizio come me, disse letteralmente: “Merda! A berlino c’è l’inferno e noi stiamo qui seduti in questo buco!”. Saremmo stati volentieri lì in mezzo. Due giorni dopo, il nostro capo dei novizi non poté più trattenerci, avevamo il permesso di andare con la bici sulla strada che porta al confine, che distava solo 30 chilometri. Un cartello avrebbe dovuto fermarci: “Zona vietata- vietato proseguire” dissi a Winfried. “Schiaccia sui pedali, qui la strada è in discesa!”. Dovevamo salire sul bus a Teistungen – il passaggio del confine era solo per le auto. A Duderstadt andammo dal Probst, che ci invitò spontaneamente per pranzo e ci guidò per una visita alla chiesa. Andammo dalle Orsoline e ritirammo i 100 marchi occidentali della “somma di benvenuto”. Ma non li spendemmo, li consegnammo al convento.

Non riesco più a ricordare delle tante lezioni quotidiane del noviziato, né delle ore settimanali di lezioni di latino. Eppure, abbiamo cantato tanto. Ma le conseguenze della rivoluzione pacifica del 1989 sono ancora vivide nei miei ricordi.

A Natale, vennero in tanti dall’Ovest a farci visita. Non si dovevano più pagare i 25 marchi per l’ingresso. Così organizzammo un ricevimento per tutti dopo la messa di mezzanotte. Le ore di pulizia delle stoviglie erano ancora compito dei fratelli più giovani. Meglio così.

Sul Viale dei Pioppi a Berlino, si teneva tradizionalmente un incontro di francescani il 6 gennaio. Anche noi novizi potevamo andare. “Berlino, Berlino – andiamo a Berlino!”. Naturalmente volevamo sfruttare l’opportunità di andare a Berlino ovest. La fila più lunga era alla porta di Brandeburgo. Quando fummo là davanti, ci mancava il timbro sulla carta di identità. “Senza quello non potete passare!”. Non si poteva andare da nessuna parte velocemente. Winfried strappò per la rabbia il suo documento, lo gettò per strada e disse: “Merd….DDR!”. Il sogno di Berlino ovest per due berlinesi dell’est andò a monte.

Ricevemmo un invito a Hofheim/Taunus per la settimana delle opere dei novizi. Ero contento di fare la conoscenza di altri giovani fratelli dell’ordine come me. Per quanto ricordi, Winfried dovette rimanere a casa, perché non aveva alcun documento di viaggio valido. Incontrai giovani francescani, cappuccini, minoriti, carmelitani e domenicani. Un mondo del tutto nuovo, variopinto e sfaccettato, una magnifica esperienza. La Chiesa diventò più grande. Nel corso dei nostri anni, ci furono tante altre gite. Andiamo dai cappuccini a Bebra e la comunità a Imshausen, una seconda settimana delle opere dei novizi a Schwarzenberg presso i minoriti, dove incontrai di nuovo tanti conoscenti e ci ritrovammo al completo.

Se il noviziato è il fondamento di tutta la vita di un Ordine, allora quello sul colle Kerbschen negli anni 1989/1990 mi aprì un mondo totalmente nuovo ed emozionante. “Se vuoi vedere il mondo, allora devi andare in convento!”. Tutto accadde 30 anni fa. Me lo ricordo soprattutto oggi, il 9 ottobre del 2010 ad Halle.

Articolo tradotto dal tedesco. La versione originale su franziskaner.net

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