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Dario Fo, San Francesco e il valore delle cose semplici

Enzo Fortunato
Pubblicato il 30-11--0001

Con Dario Fo ho un buon rapporto. Certe sue posizioni – sulla Chiesa come istituzione, per esempio – sono, secondo me, discutibili. Anche la lettura che fa in alcune sue opere della vita di Francesco d’Assisi non mi convince: non fu quella di Francesco una testimonianza antistituzionale, contro la Chiesa di Roma, ma al contrario proprio l’espressione di una ricerca e di una comunione forte con il Papa, come tramandano le Fonti francescane.

Ma con persone, artisti come Fo – premiato fra l’altro con il Nobel per la letteratura – bisogna mantenere vivo un rapporto di cordialità, di amicizia, perché sull’incontro si può e si deve lavorare. 
Mi vengono in mente tanti ‘grandi’ atei che in certi momenti, decisivi, hanno voluto accanto a loro un sacerdote. Penso per esempio a mons. Rino Fischella che ha accompagnato gli ultimi giorni di vita della grande giornalista e scrittrice Oriana Fallaci. Mons. Fisichella ha poi detto: “Ho incontrato un’atea devota, lasciamo a Dio giudicare”.


C’è stata con Fo una polemica. Lui voleva rappresentare un suo spettacolo in piazza, ad Assisi, davanti alla Basilica. La Chiesa locale l’ha giudicato non opportuno, e il maestro ha capito. I nostri rapporti sono rimasti buoni, tant’è che lo invitai a fare uno spettacolo qualche mese dopo nel mio paese, Scala, sulla costiera amalfitana. Lui accettò e venne, gratuitamente. Un giornale locale ironizzò, presentando l’iniziativa, sul frate che invitava il mangiapreti. La sera dello spettacolo la piazza era piena. Quel giornale dovette ricredersi, scrivendo di Dario Fo che elogiava gli appelli del Papa alla solidarietà e al rispetto della dignità della persona umana.

Un giorno venne a trovarmi al Sacro Convento e parlammo davanti alla telecamera di sanfrancesco.org, il sito della comunità francescana di Assisi. Parlò un po’ di tutto Dario Fo, sorreggendo la sua visione impegnata delle cose del mondo con richiami letterari, ma anche religiosi.

“Uno dei piaceri più grandi della vita, li raccontava spesso san Francesco – mi disse – è quello di accorgersi delle cose semplici, del valore immenso che hanno le cose semplici, come l’acqua, l’aria, la luce, il sole, il calore, e soprattutto l’umanità, l’uomo. Una cosa che vorrei si realizzasse è un capovolgimento totale delle situazioni così come sono ora: questa ottusa violenza che ci circonda, l’ipocrisia per cui si parla di pace, ma si organizza la guerra. Ecco quello che vorrei: una cancellazione di questa macchina orrenda, che è fatta di ipocrisia e trappole”.

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