Le visite dei pontefici
"Folgorato dalla Grazia divina, dopo aver cambiato la cintura e gli speroni dell'elegante cavaliere con la corda e i sandali dell'eremita, attraversata la fiorente Valdinievole, ai primi di ottobre del 1211, giunse a Pescia Francesco d'Assisi, umile servo e seguace di Cristo, per attuare qui, come altrove, la pacifica silenziosa rivoluzione, nell'audace intento di riportare il costume cristiano alla purità delle origini”. ( L. Wadding, Annales Minorum).
Secondo questa testimonianza, la tradizione vuole che san Francesco prima di proseguire alla volta di Pisa, ove ebbe come discepoli il Beato Agnello degli Agnelli e il Beato Alberto, si fermò per tre giorni a Pescia, gradito ospite del ricco e pio mercante Venanzio degli Orlandi, il quale gli fece dono di un piccolo oratorio e di una casupola, perché vi stabilisse un convento per i suoi frati. Il Santo, preceduto dalla fama di pacificatore, giunse a Pescia, travagliata, come altre città, da discordie tra comuni, dalla violenza e da contrasti interni ed esterni e, accogliendo il dono del conte Venanzio degli Orlandi, fece venire due frati da Firenze affinché si prendessero cura dell'oratorio al quale, probabilmente, era annesso un ospizio. La chiesetta "disgiunta dalla terra ferma quanta è la lunghezza di un ponte sul fiume Pescia, che da essa la divide" era situata nella parte settentrionale della città, in luogo detto "Giocatoio". La realizzazione del "ponte san Francesco" come venne chiamato e demolito dopo la seconda guerra mondiale, si rese necessaria perché sull'altra sponda il piccolo insediamento francescano diventava sempre più polo di attrazione spirituale e caritativo. L'oratorio di cui parliamo, oggi, fa parte dell'attuale chiesa ed era situato tra la cappella della Concezione e quella della "Corda Pia" o Cappella Cardini. Il piccolo oratorio venne quasi subito ampliato dallo stesso Venanzio Orlandi quando Gregorio IX innalza san Francesco al la gloria degli altari. Molte famiglie pesciatine come gli Albizi, i Mainardi, i Della Torre concorsero ad abbellire quello che anche oggi è il più celebre monumento artistico della città.
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