cultura

Il “cappello” del Cardinale

Luigi Marioli
Pubblicato il 30-11--0001



Entrando nella Basilica inferiore di San Francesco in Assisi, all'altezza della prima campata, a sinistra, si apre il valico della Cappella di San Martino, elegante e sontuosa in tutte le sue parti (architettura, pittura, scultura, vetrate) proprio come uno splendido reliquiario trecentesco. La sua erezione, al pari della cappella che le sta di fronte, un tempo dedicata a Santo Stefano e oggi a San Ludovico d'Angiò, si deve al mecenatismo del cardinale francescano, fra' Gentile da Montefi ore dell'Aso (Ascoli Piceno), O. Min. Nato intorno al 1240-50 ed entrato giovanissimo nell'Ordine dei frati minori, al termine degli studi teologici, egli ottenne il grado di magister a Parigi. Seguitando il suo brillante “cursus honorum”, nel 1296 lo troviamo in qualità di lector presso la Curia papale. Per la sua qualifi ca di teologo e, soprattutto, per le sue indubbie capacità diplomatico-amministrative, incontrò l'assoluto favore di Bonifacio VIII, che il 2 marzo del 1300 – in occasione del celebre Giubileo – lo nominò cardinale-prete della Basilica romana dei ss. Silvestro e Martino ai Monti. In veste di giudice pratico e illuminato, il Papa lo incaricò di dirimere molte delle controversie che venivano inoltrate in continuazione presso la Curia, eleggendolo, quale persona di sua fi ducia, per la provvisione dei benefi ci. Nel 1302, il Papa gli affi dò anche l'uffi cio di penitenziere maggiore. Il 7 settembre del 1303, il Cardinale fu presente al drammatico attentato di Anagni contro Bonifacio VIII. Nel 1307, il papa francese, Clemente V, lo nominò legato pontifi cio in Ungheria; e questa fu la sua missione più diffi cile e più brillante da cardinale. Successivamente, il Papa lo incaricò di recarsi a Perugia allo scopo di trasferire ad Avignone il tesoro papale. Giunto però a Lucca, il card. Gentile si ammalò gravemente e vi morì il 27 ottobre 1312. Il tesoro papale e i suoi beni personali furono trafugati violentemente dal ghibellino Uguccione della Faggiola. In ossequio alla volontà del defunto, il suo corpo fu trasportato ad Assisi. Nella Cappella di San Martino, dipinta egregiamente dal pittore senese Simone Martini, il ritratto dell'illustre mecenate è raffi gurato due volte e il suo stemma cardinalizio occhieggia in continuazione nelle tarsie della zoccolatura lapidea e negli sguanci delle fi nestre. Nel lunettone della controfacciata, il pittore senese, maestro di eleganze gotiche, dipinse anche la scena della dedicazione della Cappella. Il cardinale vi è ritratto in ginocchio di fronte al Santo titolare all'interno di un'elegantissima edicola gotica, ripresa prospetticamente dal basso, con tanto di ghimberghe e gattoni rampanti alla francese. Dietro l'edicola corre una balaustra marmorea a traforo, che si staglia nettamente contro il fondale azzurro. Sul poggiolo della balaustra, a destra, a maggior avallo dell'illusione prospettica, spicca solitario il “cappello” rosso del cardinale, con i relativi cordoni pendenti al di qua della cornice marcapiano. Ma nella Cappella di Santo Stefano, dove fu inumato il cadavere del cardinale francescano, fi no al sec. XVIII inoltrato, si poteva ancora vedere, pendente al centro della cappella, a mo' di lampadario, il galero rosso con i cordoni volanti, emblema della sua dignità cardinalizia.

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