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Il vescovo di Abuja: “Il governo nigeriano deve affrontare il pericolo terrorismo”

Redazione online
Pubblicato il 30-11--0001



"Il problema dei Boko Haram non si può risolvere solo a livello di sicurezza, occorre invece una strategia chiara per coinvolgere tutti gli ambienti politici del nord del Paese, per venire a capo della questione": lo afferma monsignor John Olorunfemi Onaiyekan, arcivescovo di Abuja, capitale federale della Nigeria.

"Quando mi riferisco a questi ambienti, non dico che siano responsabili delle violenze dei Boko Haram, ma di certo ci sono atteggiamenti improntati al lasciar correre o di non sostegno al governo. Insomma non prendono azioni pro-attive per eliminare questo pericolo", afferma il presule all'agenzia stampa della congregazione vaticana per l'Evangelizzazione dei popoli, “Fides”. "Prima o poi qualcuno dovrà parlare con i Boko Haram e secondo me quelli che possono parlare con loro sono quelli che condividono le loro stesse aspettative, ma non i loro metodi. Mi rendo conto che è difficile trovare un punto comune perché né il governo né la maggior parte dei nigeriani vuole uno Stato islamico.

Ma occorre coinvolgere tutte le parti politiche in un dialogo nazionale per far uscire la Nigeria da questa crisi", afferma l'Arcivescovo. Secondo Mons. Onaiyekan la soluzione politica è una via obbligata, perché "è impossibile garantire la sicurezza di tutti in un Paese così vasto. E' molto facile trasferire armi da una parte all'altra della Nigeria. Gli stessi posti di polizia, che sono stati oggetto degli ultimi attacchi dei Boko Haram, sono spesso isolati e non facilmente difendibili.

Dobbiamo quindi trovare un altro modo per fermare i Boko Haram e credo che ciò sia possibile". Quanto alla notizia di una fuga in massa di cristiani da nord della Nigeria, il vescovo afferma: "La popolazione si sposta per paura - risponde -. Chi può scappa, specie chi è originario di altre parti del Paese: torna a casa in attesa di vedere come si sviluppa la situazione. La gran maggioranza dei cristiani è però rimasta. Si tenga presente che la popolazione originaria del sud che vive al nord da più di 2-3 generazioni è molto consistente".(Vatican Insider)

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