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Il mio San Francesco

Credits Ansa



Penso che tra le tante fortune dell'essere italiani ci sia quella di nascere “nel segno” di San Francesco: trovarne continuamente tracce nelle chiese, nei nomi delle strade. Poter leggere in lingua il Cantico delle Creature, incontrando questo prodigio assoluto sui banchi di scuola, e faticare dapprincipio a capirlo ma poi trovarselo dentro e riviverlo ogni volta che si guarda il sole, la luna; quando si ascolta il vento, si beve un bicchiere d'acqua o si osservano il fuoco, la terra. E anche quando si pensa a sora nostra Morte corporale: un'idea che in questi tempi sembriamo solo saper ossessivamente fuggire.

E ogni volta mi chiedo come Francesco sia potuto diventare automaticamente per tutti noi un punto di riferimento, la sintesi perfetta tra visione e azione scritta otto secoli fa a caratteri medievali in una vita che è un'avventura ma che da lì parla, e attraversa il tempo con il messaggio cristiano del credere e del fare. Credo che in un momento di eclissi di tanti altri punti di riferimento vi sia un enorme spazio per lanciarlo con forza e per tutti. Se la Chiesa saprà farlo, tutti lo raccoglieranno.

Se penso a San Francesco mi torna in mente un mio incontro diretto con lui al Sacro Convento e alla Basilica di Assisi. La lunga visita si concluse sulla loggia esterna, da dove chi ci accompagnava promise con francescano understatement un bel panorama della valle. Quando allungai lo sguardo verso il basso c'era una nebbia ininterrotta che copriva tutta la piana sotto Assisi, e ne usciva soltanto la cupola di Santa Maria degli Angeli. La nebbia sembrava illuminata dal basso, da una luce dello stesso rosa delle pietre della Basilica, che pareva galleggiare o doversi staccare da terra.

Un altro segno ma più facile da incontrare nella mia città è un' Opera amatissima a Milano: i Fratelli di San Francesco, che nel proprio modernissimo sito internet pongono a sottotitolo la frase “Accoglienza, assistenza, integrazione, promozione umana delle persone in difficoltà e senza fissa dimora”, come fosse l'insegna di un supermercato del bene comune. Fuori dagli spazi virtuali del web questa organizzazione opera in carne e sangue, dando un pasto, un vestito pulito, un bagno caldo e un tetto per la notte a migliaia di persone ogni anno. Ricordo che Padre Clemente, che ne è il grande animatore da sempre, mi ha raccontato che nel centro di accoglienza capitano momenti difficili, tra persone diverse per provenienza e per religione, e anche qualche accenno di rissa. “Però mi ha detto indicando il Tau che porta al collo non occorre mai chiamare nessuno, perch questo mette d'accordo tutti” e nel dirlo sorrideva come se parlasse di una cosa allo stesso tempo bellissima e del tutto normale.

Ecco, per me questo è San Francesco: un esempio capace di trapassare il tempo e lo spazio, illuminando in modo quasi visibile persone che ne divengono l'immagine “prolungata” e brillano dall'interno della sua stessa Luce, come la nebbia nella valle di Assisi.
di Corrado Passera

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