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Cacciari: San Francesco, tradotto e tradito da Dante e GiottoCosa ne pensate?

di Redazione online
Cacciari: San Francesco, tradotto e tradito da Dante e GiottoCosa ne pensate?



Massimo Cacciari, filosofo, autore del saggio "Doppio ritratto". San Francesco in Dante e Giotto (Adelphi, 86 pagine, 7 euro), parla oggi del suo libro all'Auditorium Parco della Musica, in Sala Petrassi alle 19, nell'ambito di Libri come. Festa del libro e della lettura. Doppio ritratto il confronto tra due visioni opposte di Francesco d'Assisi, l'uomo che sposando Madonna Povert si candidato con forza eversiva alla possibilit di cambiare il mondo.

Se gli si chiede del Francesco che va di moda, tirato in ballo pi o meno a proposito in tempi di incitamento alla decrescita, Cacciari s'impenna. Con la grande figura dell'Assisano, che rifiuta banalizzazioni, dialoga da tempo: Francesco assolutamente centrale nella formazione della coscienza europea.

In questo senso, di moda, lo sempre stato. Ricorda, il professore, Paul Sabatier e il suo libro sulla vita del Santo, uno studio che, scritto oltre un secolo fa, continua ad essere imprescindibile punto di riferimento: Segn la rinascita degli studi f r a n c e s c a n i nel mondo. Ricorda il lavoro di Henry Thode (San Francesco d'Assisi e gli inizi dell'arte del Rinascimento in Italia, 1885, n.d.r.), che vede in Francesco il primo individuo capace di affermarsi come tale, una forza non solo religiosa bens preparatrice della civilt moderna tout court.

N dimentica, tra coloro che si sono confrontati con la straordinaria testimonianza del figlio di Pietro di Bernardone e di madonna Pica, Chiara Frugoni. Nel suo Doppio ritratto, Cacciari legge per Francesco in modo inedito, lo racconta percorrendo strade che non si incontrano, quelle tracciate da due illustri fiorentini nati quarant'anni dopo la morte del Santo, avvenuta nel 1226: Giotto di Bondone e Dante Alighieri, i maggiori fabbri, in campi diversi, del volgare europeo, del parlar nostro.

Quasi coetanei (Giotto nato due anni dopo Dante) hanno entrambi, dice, tradotto e tradito Francesco; attingendo alla stessa letteratura francescana, sono approdati a rappresentazioni del tutto dissimili.


Quale il Francesco di Giotto e quale quello di Dante?
Giotto rappresenta Francesco prima negli affreschi della Basilica Superiore di Assisi, rifacendosi alla Legenda Maior di Bonaventura da Bagnoregio (si tratta della biografia ufficiale di Francesco commissionata a Bonaventura dal Capitolo dell'Ordine, riunito a Narbona nel 1260, n.d.r.) e quindi a Firenze, nella Cappella Bardi in Santa Croce, una ventina d'anni pi tardi.

Dante colloca Francesco nel Paradiso, nel Cielo degli spiriti sapienti, e poi ne affida l'esaltazione a san Bernardo, che cita lui e non Tommaso, al quale pure dedicato un Canto. Giotto e Dante. Ci rimandano due potentissime immagini di Francesco. Nessuna delle due immediata.


Vale a dire?
Quella giottesca sembra pi ingenua e fresca, in realt una precisa operazione politica. Nel ciclo della Basilica superiore di Assisi, dall'opera di Giotto mancano alcuni episodi fondamentali della vita di Francesco. Manca l'incontro con i lebbrosi. Manca il dono delle stigmate, che nella Legenda di Bonaventura una scena violentissima, i chiodi rimangono infissi nelle carni di Francesco ed palpabile la sua sofferenza, comp l e t a m e n t e cancellata da Giotto. Anche la scena del mantello dato al povero edulcorata, sembra uno scambio tra eleganti cavalieri. L'episodio della morte non ci mostra Francesco nudo sulla nuda terra, n tale appare quando Chiara, che esce da una splendida chiesa gotica con le sue compagne, ne saluta il corpo.

In sintesi, una rappresentazione omogenea con le esigenze degli affreschi della basilica di Assisi, voluti dal primo Papa francescano (Niccol IV, n.d.r.): Francesco in perfetta armonia con la Chiesa e si inchina ad essa. In Dante, l'esatto opposto.


In Dante, Francesco davvero l'alter Christus di cui parla la Legenda maior.
In Dante, Francesco non si prostra, sottopone regalmente al Papa la sua Regola; predica in prima persona al Soldan superbo, non fa miracula come nel ciclo di Assisi.

In Dante, Francesco vive povero e muore nudo sulla nuda terra, incarnazione di renovatio, vero profeta, pi del Domenico fondatore dell'Ordine che privilegia il sapere. In Dante, Francesco il primo, l'Oriente, il Sole. Nei Canti del Sole viene esaltato alla pari con Domenico perch il poeta sottolinea sia il ruolo scardinante della povert francescana, sia l'importanza della sapienza domenicana. Ma poi Tommaso d'Aquino dovr riconoscere il primato di Francesco.


Doppio ritratto, appunto...
Giotto ci consegna un Francesco che tutt'uno con la Chiesa; Dante un uomo roccioso, regale, la cui povert nulla ha a che fare con la mancanza di beni e con l'attesa di ottenerli.

La povert di Francesco pienezza, libert, apertura all'altro, capacit di svuotarsi del s per diventare l'altro. Una visione che non contempla la bont, bens la decisione radicale, l'abbandono di ogni amor sui per rimanere perfettamente nudi. Una via impervia che implica rinuncia e dolore, ma rende liberi da ogni bene mondano, da ogni impedimentum. Chi sia Francesco se lo chiedono ancora in molti. E molte continuano ad essere le risposte. Cacciari ha scritto, in un contributo a un sito di spiritualit francescana: Francesco un segno incompiuto; un segno escatologico destinato forse a rimanere eterno futuro. Meditare sulla sua figura non pu significare oggi che diventarne responsabili, cio comprendere quanto colpevoli siamo, quanto colpevole il nostro mondo, nel non essere in nulla riuscito a corrisponderle.(Il Messaggero)


Redazione online

Commenti dei lettori

08-03-2012 19:33:00
nino
Complimenti alla redazione per la sintesi e la rappresentazione. Sul contenuto, Cacciari sa di che cosa parla, se parlasse meno forbito.........

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