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Il punto di vista della lettura

La Biblia pauperum affrescata sulle pareti della Basilica, era destinata sia ai pellegrini che ai chierici. La sua “lettura” dipende dal punto di vista: l’ingresso principale, il coro, l’altare.

di Elvio Lunghi
Il punto di vista della lettura

Una vulgata, che risale ai tempi di Gregorio Magno (600) e arriva fino a Il nome della rosa di Umberto Eco (1980), ripete che le immagini sono come una Biblia pauperum al servizio degli illetterati, che guardando le pitture sulle pareti delle chiese possono intendere la realtà della fede. Pictura est laicorum literatura, ma è anche molto di più, perché Dio nessuno lo ha mai visto (Gv 1, 18), però il Verbo si è fatto carne (Gv 1,14), Gesù Cristo lo ha rivelato e attraverso la contemplazione delle immagini ci è dato salire dal visibile all'invisibile. Semmai il problema è capire da quale punto di vista le immagini vanno guardate, perché guardandole se ne possa intendere il significato. I pellegrini che varcavano un tempo l'ingresso della chiesa inferiore di San Francesco in Assisi, e percorrevano la navata che conduceva all'altare con la tomba del santo, potevano osservare alle pareti le storie della vita di Francesco sulla sinistra e le storie della passione di Cristo sulla destra, per conformarsi alla via della croce che Francesco aveva seguito nel corso dell'intera esistenza, fin quando "nel crudo sasso intra Tevero e Arno / da Cristo prese l’ultimo sigillo" (Paradiso XI, 106-107). Se gli stessi pellegrini avessero percorso la navata della chiesa superiore, accostandosi all'altare presso il trono papale, non avrebbero potuto intendere il messaggio dipinto sulle pareti dell'edificio, perché la chiave storica del programma non era stata predisposta per loro, ma per i chierici che osservavano le immagini dal lato del coro, e potevano veder riflesso nello specchio di Francesco la missione che Dio aveva assegnato ai patriarchi e che Cristo aveva assegnato agli apostoli.
Dall'osservatorio del coro nella chiesa superiore, le storie dipinte sulle pareti della navata sono visibili di scorcio. Le uniche storie che si vedono faccia a faccia sono quelle sulla parete interna di facciata, dove in alto, sotto la rosa mistica, sono raffigurati due episodi ripresi dagli Atti degli Apostoli: la Pentecoste a sinistra e l'Ascensione di Cristo a destra; mentre in basso, ai due lati della porta d'ingresso, vediamo  due episodi ripresi dalla Legenda Maior di Bonaventura da Bagnoregio: il Miracolo della fonte a sinistra e la Predica agli uccelli a destra. Agli occhi dei suoi discepoli Francesco è l'alter Christus, che non solo è in grado di parlare tutte le lingue del mondo, avendo ricevuto il dono dello Spirito Santo, ma fa sgorgare l'acqua dalle rocce e si fa intendere dalle creature dell'aria, perché nella sua umiltà possiede tanta fede quanto un granello di senape, che gli fa ordinare alle montagne di spostarsi.
Già nella Regola non bollata (1221) era previsto che i frati si riunissero ogni tre anni in capitolo per la festa di Pentecoste alla Porziuncola. Morto Francesco, dalla metà del Duecento fu presa la consuetudine di convocare l'assemblea capitolare una volta di qua e una volta di là delle Alpi. I ministri provinciali tornarono a riunirsi in capitolo ad Assisi nel 1279, nel 1295 e nel 1304. In tutti e tre i casi l'assemblea si tenne nella vasta aula papale della chiesa superiore. Tutte e tre le date segnarono profondamente la storia del monumento: nel 1279 fu ultimata la decorazione del transetto voluta da Niccolò III; nel 1295 fu inaugurata la decorazione della navata voluta da Niccolò IV; nel 1304 fu introdotta la festa delle Stimmate, che dette origine a un nuovo programma decorativo sulle pareti sopra la tomba del santo.
La Pentecoste che si vede dipinta sulla parete di facciata non è solo un richiamo alla natura apostolica di Francesco. È anche una esortazione a non perdere di vista la missione evangelica che la Regola bollata (1223) assegnava ai frati Minori: "La Regola e vita dei frati minori è questa, cioè osservare il santo Vangelo del Signore nostro Gesù Cristo, vivendo in obbedienza, senza nulla di proprio e in castità". È un vedere faccia a faccia quel che abbiamo visto in maniera confusa in uno specchio (1Cor 13, 12).


Elvio Lunghi

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