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FRANCESCO CAVALIERE E RIBELLE - di Franco Cardini

Francesco è un Grande Ribelle. Ma non si ribella a qualcosa che esisteva da prima di lui ma alla tirannia del danaro e alla società

di Franco Cardini
FRANCESCO CAVALIERE E RIBELLE - di Franco Cardini
Credit Foto - Archivio Fotografico - Panini

Ma insomma, chi era poi questo Francesco? Per una serie di ragioni che non starò qui a specificare (il discorso porterebbe lontano), sono capitati – o ricapitati – come si usa dire “sul mio scrittoio” alcuni libri su Francesco. Si avvicina il Natale e, con esso, per noi recensori abituali una valanga di libri spesso non richiesti e non voluti, ma insomma bisogna pur accatastarli da qualche parte, cercar di ordinarli, darci almeno un’occhiata, eviti che il gatto ci si faccia sopra le unghie e via dicendo.

Da un paio di anni abito in una casa a qualche chilometro da Firenze, sull’Arno, con una bella vista sui colli tra Fiesole e Pontassieve dall’altra parte del fiume. E’ un bel posto, ma lo spazio per i libri è limitato: bisogna selezionare quel che si può tenere e le cose su Francesco sono troppe. Ma insomma non posso rinunziare a certe cose. Per esempio, a quelle che riguardano un libro che avrei voluto scrivere, quello sul giovane Francesco e la cavalleria. Lo aveva quasi scritto anni fa Alessandro Barbero, buttando giù qualche osservazione nel suo Un santo in famiglia. Poi, di recente, André Vauchez mi aveva fatto il regalo di segnalarmi la thèse di un suo allievo che avevano dato luogo una ventina di anni fa a una breve ma illuminante nota che – confesso – mi era sfuggita. Inoltre, l’anno scorso, Barbara Frale ha edito un corposo studio – quasi 250 pagine, con bella bibliografia – incentrato sui sogni cavallereschi del giovane figlio di un mercante assisano tra fine XII e inizio XIII secolo contestualizzati nel mondo delle istituzioni e della cultura cavalleresche del tempo.

Un bel libro: del quale tuttavia, ora, mi sorprende e mi colpisce soprattutto l’ultima parola del sottotitolo: già, perché in fondo non è che ai primi del Duecento o qualche anno prima fosse poi necessario essere un ribelle, per ambire alla cintura cavalleresca. Certo, se si era mercanti c’era la faccenda delle “chiusure”: che però allora non erano poi né esclusive, né definitive. In fondo il buon Pietro Bernardone, che di un figlio nudo e “dispetto a meraviglia” proprio non voleva saperne, di un giovane cavaliere per casa senza dubbio sarebbe stato ben orgoglioso.

E allora, che scegliendo poveri, lebbrosi e simile spazzatura il ragazzaccio lo avesse deluso e fatto incavolare va bene, e lì il ribelle ci sta: ma, si fosse limitato a fare il cavaliere, ribelle non sarebbe stato. E invece lo fu. Va bene: ma a chi? Di Francesco hanno detto di tutto. Un dotto erudito giura e spergiura che in fondo era un cataro, ovviamente dissimulato: e ce ne vuole di dissimulazione, a uno che odia il mondo e la natura come opera di Satana, per scrivere il Cantico delle Creature!...Un altro dotto erudito mette insieme gli spunti “popolari” del Nostro e lo proclama addirittura “stregone”. Vabbè: ma “ribelle”, andiamo, in fondo è un epiteto ancora più impegnativo.

Ribelle quindi a chi, a che cosa? La domanda va girata al mio ottimo e caro amico frate Enzo Fortunato, eccellente conventuale e grande organizzatore mediatico: e al suo ultimo scritto, che proprio di Francesco in quanto ribelle, e di quel ribelle chiamato Francesco, ci parla.

 Appunto: ribelle in che senso? Non certo alla Chiesa, come molti intendono tutte le volte che càpita loro di definirlo tale. Francesco, al papa e alla Chiesa è sempre stato fedelissimo: anche quando gli è costato; anzi, soprattutto quando gli è costato. Francesco è un Grande Ribelle. Ma non si ribella a qualcosa che esisteva da prima di lui, che magari era ormai vecchio e decadente. A essere ribelle in quelle condizioni, sono buoni tutti. No. Francesco fu un Grande Ribelle a una novità che a quel tempo appena si cominciava a vedere, ma che era già perentorio. Francesco si ribellò alla tirannia del danaro e alla società su di essa fondata: a quella società nei giorni della sua giovinezza appena neonata, che proprio nei comuni dell’Italia medievale emise i suoi primi già prepotenti vagiti. Lui lo capì subito.


Franco Cardini
Professore ordinario di storia medievale presso l'Università di Firenze

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