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Donna e madre nel francescanesimo

di Redazione online
Donna e madre nel francescanesimo
Credit Foto - Pietro Lorenzetti 1315 - 1319

La Chronica XXIV generalium Ordinis Minorum, una cronaca della storia dell’ordine composta negli anni sessanta, settanta del XIV secolo, contenente molti inserti agiografici, compreso uno dedicato ai miracoli di sant’Antonio, ci trasmette – tra gli altri – un racconto miracoloso avente per protagonisti una madre e il suo bambino. La donna, presa dal fervente desiderio di andare ad ascoltare Antonio che predicava, credendo di deporre il proprio figlioletto, al quale stava per fare il bagno, nella culla, lasciò invece il piccolo nel pentolone di acqua calda. Solo tornando dalla predica, le sovvenne di aver lasciato il bambino nell’acqua messa a scaldare sul fuoco.

Presa dalla disperazione si precipitò a casa trovando il piccolo intento a giocare con l’acqua bollente perfettamente illeso. È solo uno dei molti racconti miracolosi aventi per protagoniste donne e madri, che popolano le agiografie di Francesco e di Antonio, di quest’ultimo in modo particolare. Fin dalla prima agiografia dedicata al santo di Padova, la Vita ‘Assidua’, tra i protagonisti degli eventi miracolosi spiccano le donne e le madri che intervengono a chiedere l’intervento miracoloso a favore dei propri figli, segno – come ha scritto Jacques Dalarun, acuto storico del francescanesimo, anche in relazione alla concezione della donna – della “freschezza” del culto antoniano, nel senso che le donne si dimostrano più ricettive di un culto nuovo, non ancora affermato e diffuso.

E così appaiono, numerose, nella ricca e variegata agiografia antoniana, una serie di donne e madri, variamente malate, in pena per la malattia dei propri figli, o semplicemente desiderose di ascoltare la parola di Antonio, prese dalle incombenze domestiche e dedite ai doveri familiari, che aprono inediti scorci sulla devozione, sulla sensibilità religiosa, così come sull’attenzione del santo per l’elemento più debole e marginale della famiglia e della società medievale. Le figure femminili popolano anche le Vite di Francesco, al di là del ruolo peculiare di Chiara e delle ‘sorelle’ di san Damiano. Come non ricordare Giacoma dei Settesoli, la cara amica di Francesco, che, nel racconto del suo primo biografo, Tommaso da Celano, lo visita all’approssimarsi della morte e alla quale Francesco si rivolge con l’appellativo di “frater”, a significare il forte legame, che andava oltre ogni connotazione di genere?

Ma accanto alle donne ‘reali’, che affollano le agiografie francescane, il discorso si può variamente allargare a figure, simboli, atteggiamenti che rinviano alla donna, al femminile. Basti richiamare alcuni tra gli scritti di Francesco: il “Saluto alle virtù”, in cui tutte le virtù – dalla Sapienza, alla Semplicità, dalla Povertà all’Umiltà, dalla Carità all’Obbedienza – sono femminili o la Regola per i frati che vivevano negli eremi in cui essi vengono paragonati a Marta e a Maria. Ma, ancora più significativamente, le “Ammonizioni”, dove Francesco, parlando della caduta di Adamo, ignora la lunga tradizione ecclesiastica e non evoca la figura di Eva, evitando di attribuire alla donna il consueto ruolo di tentatrice, che induce l’uomo a ‘cadere’ nel peccato. Per usare le parole di Jacques Dalarun, è “l’utopia francescana”, il superamento di “qualsiasi categoria per assumere in blocco l’umanità”.

Di questa umanità la donna, la madre, fa parte, non schiacciata in un ruolo, ma considerata nella pienezza della sua umanità, appunto.
( Maria Teresa Dolso - docente di Storia Meievale)


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