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Filippine: la fede del popolo e i problemi del Paese

Tre giorni di digiuno per invocare la misericordia di Dio su quanti commettono il male

Filippine: la fede del popolo e i problemi del Paese
Credit Foto - Ansa - MARK R. CRISTINO

“Qui la parola di Dio è sulla bocca di tutti, dal più ricco al più povero. Tutti affidano ogni cosa a Dio”. Romeo Vital, del Movimento dei Focolari a Manila, sceglie queste parole per descrivere quanto la Chiesa cattolica sia radicata nelle Filippine e nella vita quotidiana degli abitanti del Paese in cui è nato e vive anche lui.

L'80% dei filippini è cattolico
Del resto, le Filippine sono l'unica nazione cattolica dell'Asia e degli oltre 100 milioni di abitanti più dell'80 percento si dichiara cattolico. Non a caso le celebrazioni della Messa sono tantissime e praticamente ovunque: non solo nelle chiese, ma anche nelle strade, nelle piazze e persino nei centri commerciali. "In un recente sondaggio - spiega Vital - è stato chiesto ai filippini di indicare quale fosse l'istituzione nella quale avessero maggiore fiducia e al primo posto i filippini hanno indicato proprio la Chiesa. Qui rappresenta l'istituzione che più di ogni altra è in grado di guidare le scelte di vita della gente”.

La richiesta dei vescovi ai fedeli
Ogni nota ufficiale della Chiesa locale viene infatti condivisa con tutti i fedeli. È avvenuto anche pochi giorni fa con il documento messo a punto al termine della Conferenza episcopale dei vescovi filippini. L’esortazione a “rallegrarsi e ad essere gioioso e a non lasciare l'ultima parola alla paura, soprattutto nei momenti di difficoltà e persecuzione”, contenuta nel documento, è stata letta in tutte le chiese del Paese durante l'omelia. I vescovi hanno anche invitato i fedeli ad unirsi a loro in tre giorni di digiuno, preghiera ed elemosina dal 17 al 19 luglio proprio per invocare "la misericordia e la giustizia di Dio su coloro che hanno bestemmiato il Santo Nome di Dio, su coloro che calunniano e portano falsa testimonianza, e su coloro che commettono un omicidio o giustificano l'omicidio come mezzo per combattere la criminalità”.

Vescovi Filippine: preghiera e digiuno contro la criminalità
La Chiesa cattolica e il dialogo con le altre fedi La Chiesa filippina rappresa anche un elemento importante per il dialogo tra le fedi proprio perché, come dice Romeo Vital: “l’Asia è il posto in cui sono compresenti le grandi religioni e può essere uno dei luoghi di contatto tra di esse”. Proprio per questo le Filippine e Manila sono state scelte per ospitare il Genfest, l’incontro internazionale promosso dai giovani del Movimento dei Focolari che si è concluso qualche giorno fa. “Qui in Asia c’è un detto diffuso soprattutto tra i ragazzi – racconta il focolarino Vital - ‘You don’t analyze the rhythm, but you enter into the beat’, il ritmo non si può analizzare, si segue. E il ritmo delle Filippine e più in generale dell’Asia sta nella sua capacità di accogliere e creare comunità. Speriamo che i ragazzi che hanno partecipato al Genfest abbiamo sentito questo ritmo, ci siano entrati dentro e sappiano portarlo con sé una volta tornati a casa”.

La testimonianza della fede di fronte alle difficoltà
Un impegno non da poco per tutti, ma impegnativo proprio per i giovani filippini. “Se amate Cristo, molte persone vi odieranno”, ha detto solo due giorni fa l’arcivescovo di Manila, il card. Luis Antonio Tagle, in occasione della solennità di Nostra Signora del Monte Carmelo celebrata nella Basilica minore di San Sebastian nella capitale. Il cardinale ha sottolineato che il cammino verso Cristo non sarà facile per i fedeli, soprattutto in questo tempo in cui “Dio ha molti concorrenti”. “Seguendo Cristo – ha proseguito - dovrete portare molte croci; seguire il ‘falso dio’ cancella invece la croce e promette una strada mendace”.

Non rispondere al male, ma prepararsi alla persecuzione
“A volte, quelli che fingono di essere dio sembrano attraenti e guadagnano più seguaci di Cristo”, ha dichiarato il card. Tagle, ribadendo che, nonostante gli attacchi anche recenti alla Chiesa, i cattolici non devono lasciarsi coinvolgere in alcun tipo di battaglia. “Non abbiamo bisogno di litigare e non è il nostro scopo entrare in quelle discussioni – ha detto - ma preparatevi ad essere attaccati perché siamo per Cristo”. (Marco Tursi e Egilde Verì - Vatican News)



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