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BENVENUTO PICCOLO ELIA

La famiglia è arrivata in Italia pochi mesi fa, scappando da guerre e carestie

di Mario Scelzo
BENVENUTO PICCOLO ELIA

 “.. Ora la figlia del faraone scese al Nilo per fare il bagno … Essa vide il cestello fra i giunchi e mandò la sua schiava a prenderlo. L’aprì e vide un fanciullino che piangeva. Ne ebbe compassione e disse: «È un bambino degli Ebrei». La sorella del bambino disse allora alla figlia del faraone: «Devo andarti a chiamare una nutrice tra le donne ebree, perché allatti per te il bambino?».«Porta con te questo bambino e allattalo per me; io ti darò un salario». La donna prese il bambino e lo allattò.  Quando il bambino fu cresciuto, lo condusse alla figlia del faraone. Egli divenne un figlio per lei ed ella lo chiamò Mosè, dicendo: “Io l’ho salvato dalle acque!”


Il Libro dell’Esodo, al secondo capitolo, racconta la storia di Mosè e del suo miracoloso salvataggio dalle acque. Una vicenda del passato, che ha però molte assonanze con la bella storia che mi appresto a raccontarvi, quella del piccolo Elia, anche lui salvato dalle acque.

Lo scorso 8 Dicembre ho preso parte al battesimo di Elia, bambino nigeriano di 5 mesi, celebrato in un clima di festa nel Duomo di Ferentino (paese in provincia di Frosinone) da S.E. Mons. Ambrogio Spreafico, Vescovo della Diocesi di Frosinone/Veroli/Ferentino. La famiglia di Elia è arrivata in Italia pochi mesi fa, scappando da guerre e carestie, dopo aver affrontato un lungo e pericoloso viaggio prima nel deserto del Sahara poi affrontando le intemperie del Mar Mediterraneo, purtroppo tomba di moltissime persone (secondo alcune stime, 3.700 solo nel corso del 2016). Nelle fasi concitate dello sbarco il nucleo familiare si disperde: Margaret, la mamma di Elia, perde le tracce di suo marito Elajhia.

L’Italia, nonostante quello che se ne dica, ha un sistema di accoglienza rodato e ben funzionante, e Margaret viene presa in carico dalla Cooperativa Diaconia, ente gestore della Caritas di Frosinone – Veroli - Ferentino, ed ospitata (insieme ad altre donne in attesa di richiedere lo status di rifugiate) nella foresteria del Monastero delle Clarisse di Santa Chiara (non poteva mancare in questa storia una “presenza francescana”). Pochi mesi dopo il suo arrivo Margaret mette al mondo Elia. Così Alice, una delle operatrici della Diaconia nonché, come vedremo, madrina di battesimo del bimbo, ricorda quel giorno: “Elia è nato all'ospedale di Frosinone in un giorno come tanti. Ricordo sua madre distesa sul lettino mentre aveva le contrazioni e le infermiere riunite nella loro stanza che si lamentavano degli stranieri che accedono alle cure senza pagare. Ricordo la mia collega Flaminia che, in stanza con loro, provava a difendere un punto di vista alternativo e il marito di una donna ricoverata accanto a Margaret che, sentendo la discussione, è uscito dalla camera dicendo: "voglio vedere in faccia chi è che dice che gli stranieri portano lavoro".

Ho voluto sottolineare queste parole per mettere in luce quanto sia difficile lavorare per l’integrazione, specie in contesti come quello di un paese di provincia. Una certa politica da anni tende a “scaricare” sui migranti tutti i problemi socio-economici (va detto, realmente esistenti) del paese. Non si trova lavoro? È colpa degli immigrati. La crisi economica? È colpa degli immigrati, e così via. Non mi soffermo su queste considerazioni, mi limito a dire ad esempio che Ferentino, come molti paesi della Ciociaria e di gran parte del Centro Italia, vive un fenomeno di calo della popolazione e di abbandono del Centro Storico. E’ abbastanza comune girando per paesi, notare case abbandonate, palazzi anche storici in totale abbandono, luoghi carichi in passato di vita oggi lasciati in totale desolazione. Mi limito a sottolineare il “Modello Riace”, paese della Calabria salito all’attenzione delle cronache mondiali, dove sostanzialmente a partire dall’accoglienza ai migranti si è “rianimato”, sia economicamente che culturalmente, un borgo di fatto abbandonato.

Ovviamente il fenomeno migratorio va gestito, è indubbio che sia necessario un coordinamento ed anche un maggiore sforzo anche da parte della Unione Europea, ma allo stesso tempo il Battesimo del piccolo Elia ci dimostra come lavorare per l’accoglienza sia possibile, e soprattutto come una “sana integrazione” possa portare benefici sia ai migranti sia al al paese che li accoglie.

Dico questo perché attorno a Margaret ed Elia si è riunito un ricco e nutrito popolo: dal Vescovo Ambrogio Spreafico che ha presieduto la liturgia (ed al quale ho “rubato” il paragone tra Mosè ed Elia), alla comunità cristiana della parrocchia dei  Santi Giovanni  e Paolo che lo ha accolto con una bella festa; Dal gruppo di lavoro della cooperativa Diaconia (quello che quotidianamente si fa carico delle esigenze e delle problematiche del gruppo di rifugiate), che ha saputo rintracciare e far trasferire il padre del bambino a Ferentino (il padre ha visto suo figlio per la prima volta durante il battesimo),alle tante persone che hanno partecipato in vari modi con gesti concreti, dando testimonianza che la fede è il contrario della paura e del pregiudizio; Dalle suore Clarisse a Don Paolo Cristiano, un sacerdote che opera nella diocesi e che ha preparato Margaret al battesimo, e per finire alla madrina Alice, che da “operatrice” è divenuta di Margaret amica e confidente. Margaret ama dire che Alice è la GodMother di suo figlio Elia.

Come dicevo, la celebrazione è stata bella e toccante, ovviamente spiccavano tra la folla gli abiti vistosi e sgargianti del gruppo di rifugiate nigeriane. L’integrazione si fa anche a tavola, ed al rinfresco non potevano mancare, accanto alla ciociara pasta e fagioli, prelibatezze speziate della cucina nigeriana. Chi non era presente può solo immaginare quanta festa c’era attorno al bambino, il quale passava di mano in mano, sentendosi protetto e coccolato (Elia non piange mai, ha sempre un volto sereno e sorridente) sia nelle mani della mamma e delle sue amiche nigeriane o somale, sia in quelle solide ed accoglienti delle donne ciociare.

Fa piacere sottolineare il fatto che come segno concreto di integrazione e direi ringraziamento al territorio che la ha accolta, Margaret ha scelto come secondo nome di suo figlio quello di Ambrogio, patrono e protettore della Città di Ferentino. (Ambrogio martire, un centurione romano, da non confondersi col Vescovo di Milano Aurelio Ambrogio).

Benvenuto tra noi, piccolo Elia.


Mario Scelzo

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