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Costruire la Pace in Sud Sudan e Repubblica Democratica del Congo

Costruire la Pace in Sud Sudan e Repubblica Democratica del Congo
Credit Foto - Ansa - Cristian Gennari/Siciliani

La Pontificia Università Urbaniana di Roma ha ospitato il mese scorso un evento il cui titolo “Costruire la pace insieme in Sud Sudan e Repubblica Democratica del Congo” riporta all’attenzione dei media e della gente comune la drammaticità di una situazione che certamente per il Sud Sudan si protrae da più di cinquant’anni.

L’evento, promosso dalla commissione congiunta dell’Unione superiori generali e dell’Unione internazionale delle superiore generali, con la collaborazione del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, si è svolto attraverso una serie di tavole rotonde, dibattiti con il pubblico ed interventi di illustri esponenti della comunità internazionale, cercando di sviluppare il messaggio del Papa “di suscitare consapevolezza sull’urgenza di costruire la pace in queste due Nazioni e, attraverso il dialogo, di suggerire azioni concrete di riconciliazione”.

L’iniziativa, introdotta e conclusa dal card. Peter Turkson, prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale ha avuto la caratteristica dell’inclusione, dando voce attraverso le diverse tavole rotonde, alle opinioni e testimonianze dei diretti interessati, chiamati dalle comunità locali a svolgere attività in loco, religiosi ed esponenti della comunità internazionale. Tra una discussione e l’altra, gli intermezzi musicali della Corale Bondeko della Repubblica Democratica del Congo.

“Lo scopo di queste tavole rotonde è di dare un’opportunità di essere coinvolti in un evento che ispiri e che sia pieno di speranza”, hanno spiegato i promotori, convinti che “lavorando insieme, la pace sia possibile sia in Sud Sudan che nella Repubblica Democratica del Congo”, Tra tanti interventi e tavole rotonde è emersa oltre alla forte ribellione delle comunità locali a questo stato di perenne guerriglia, che nel corso degli anni ha provocato un numero enorme di vittime innocenti, anche l’appoggio costante del mondo cattolico.

Mons. Silvano Tomasi, esponente di spicco della diplomazia multilaterale vaticana, nonché già Segretario del Dicastero per la Promozione dello Sviluppo Umano Integrale, così ricorda una sua esperienza in Sudan del passato: “ci sono dei problemi di fondo che fanno fatica a emergere e ad essere affrontati in maniera efficace, trent’anni fa assieme a dei vescovi americani, abbiamo visitato i rifugiati dell’Etiopia, dell’Eritrea e del Sudan. Partiti con un piccolo aereo privato da Port Sudan siamo andati a Khartoum e poi a Giuba, abbiamo parlato con le comunità, coi vescovi, coi politici, col presidente del Sudan e tra tante difficoltà ce ne è una che non è emersa qui stasera, l’identità religiosa, lì il ruolo dell’Islam nel bloccare o favorire il progresso e lo sviluppo di questo Paese non possiamo ignorarlo.

Dobbiamo quindi dialogare con tutti, ma dobbiamo aver gli occhi aperti e sapere come procediamo per cambiare la realtà, il messaggio di fondo è quello di creare una cultura nuova che trascenda le etnie e crei una solidarietà nazionale efficace che riesca a trasformare la comunità e a farla lavorare pe il bene comune invece che per le battaglie condotte da singoli individui, usando violenza e odio tribale.” Non ci resta che condividere questo ulteriore tentativo di richiamare l’attenzione di tutti su questo immenso dramma e sperare che il sogno di pace che accomuna tanti missionari, sacerdoti e suore, associazioni e volontari di tutto il mondo, ma sopra tutto le comunità locali, possa avverarsi e che tutti possiamo un giorno condividere con loro quei bellissimi luoghi, quelle terre sconfinate, quelle luci e tramonti incantati. (Annamaria Puri Purini)



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