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CARA, SPRAR, CPR, CAS. Un viaggio nel complesso sistema dell'accoglienza 

CARA, SPRAR, CPR, CAS. Un viaggio nel complesso sistema dell'accoglienza 
Credit Foto - ONU Italia

Il sistema nazionale di accoglienza dei migranti (si stimano oggi intorno alle 500mila presenze) è articolato in tre fasi che prevedono l’impiego di specifiche strutture: gli hotspot, i cosiddetti Cara e i Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr).


Poi c’è il sistema Sprar, il Servizio centrale di protezione per richiedenti asilo. Il sistema di seconda accoglienza che viene attivato dagli enti locali in collaborazione con il Terzo settore. Attualmente sono appena 1.200 (su oltre 8mila) i Comuni coinvolti nel sistema.


Hotspot. Gli hotspot sono luoghi di sbarco attrezzati, attivati per aderire agli impegni assunti con la Commissione europea. Negli hotspot si svolge la prima fase relativa a tutte le operazioni di soccorso, di prima assistenza sanitaria, di pre-identificazione e fotosegnalamento, di informazione sulle procedure dell’asilo e della relocation.


Attualmente sono situati a Lampedusa (parzialmente disabilitato negli ultimi tempi), Pozzallo, Trapani e Taranto. Nei porti di Messina e Palermo, a seconda delle emergenze, vengono allestite strutture mobili con tende che funzionano come veri hotspot temporanei.


Cara. I Cara (Centri di accoglienza per richiedenti asilo) destinati all’accoglienza dei richiedenti asilo per il periodo necessario alla loro identificazione e/o all’esame della domanda d’asilo da parte della competente Commissione Territoriale, si trovano a Isola Capo Rizzuto in Calabria, Gradisca d’Isonzo (vicino a Gorizia e che doveva diventare un Cpr), Caltanissetta, Foggia, Brindisi, Bari, Mineo.


A parte il caso di Monastir, a 15 chilometri da Cagliari, che funziona sia come centro per i richiedenti asilo, ma che viene utilizzato anche come primo soccorso per gli sbarchi in Sardegna. I Cara sono gestiti dal ministero dell’Interno attraverso le prefetture, che appaltano i servizi dei centri a enti gestori privati attraverso bandi di gara. L’inserimento del richiedente asilo è spesso minato dal fatto che queste strutture di prima accoglienza si trovano isolate dai centri urbani e senza servizi di collegamento e dal fatto che mancano i posti in seconda accoglienza, quelli della rete Sprar.


Cpr. I Centri di permanenza per il rimpatrio (ex Cie) sono cinque: Torino (Settimo torinese), Roma (Ponte Galeria), Bari, Brindisi e Caltanissetta per poche centinaia di posti rispetto ai complessivi 1.600 previsti a regime. L’obiettivo del nuovo governo è quello di un Centro di permanenza per il rimpatrio in ogni regione. Strutture «per chi non ha diritto a stare in Italia».


Cas. I Cas, Centri di accoglienza straordinaria, accolgono in prima istanza chi arriva via mare e funzionano nell’ipotesi in cui, a causa di arrivi consistenti e ravvicinati di migranti, i posti disponibili nelle strutture di prima o seconda accoglienza non siano sufficienti. Sprar. I centri della rete Sprar, un migliaio su tutto il territorio nazionale, sono le strutture in cui si realizza la seconda accoglienza per il raggiungimento, da parte dei richiedenti asilo, di un’autonomia individuale e una reale integrazione con l’attivazione di specifici progetti territoriali. Gli Sprar oggi hanno una capienza di 35.869 posti, di cui 3.488 per minori non accompagnati. Gli Sprar si trovano praticamente in tutte le regioni italiane e ospitano richiedenti asilo e rifugiati per la durata massima di un anno. È un modello di "accoglienza integrata", per il migrante ma anche e soprattutto per il territorio che lo accoglie. È dallo Sprar infatti che arrivano buone storie, di inclusione sociale grazie a piccoli grandi progetti, come gli orti sociali del Comune di Aidone e di Villarosa, in provincia di Enna o quella dei migranti che aiutano negli scavi archeologici nell’isola di Mozia, nel Comune di Marsala. (Daniela Fassini, Avvenire)




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