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Togliere la guerra dalla storia, intervista a Gino Strada

Milena Gentili EPA-EMERGENCY - CLAUDIO TESTA
Pubblicato il 30-11--0001

Gino Strada, medico e attivista. Fonda l’associazione umanitaria Emergency, che da anni opera in territori di guerra a sostegno delle vittime dei conflitti. Nel corso della sua attività, Emergency ha soccorso oltre sette milioni di persone. Con Gino Strada parliamo di nonviolenza e possibilità di pace.

Una delle espressioni che più riescono a descrivere questi anni è quella del Santo Padre: stiamo vivendo una “terza guerra mondiale a pezzi”. Secondo lei, a questo punto, bisogna “accontentarsi” di conquistare una pace “a pezzi”? Ci racconta un pezzettino di pace di Emergency?

Chiamarli pezzettini di pace sarebbe un po’ presuntuoso. Quello che noi facciamo è curare, con professionalità ed affetto, le persone, le vittime della guerra. Questo è un messaggio positivo e possiamo azzardare a chiamarlo messaggio di pace ma è quello che cerchiamo di portare avanti da oltre ventidue anni e che ci ha permesso di curare oltre sette milioni di persone. Purtroppo il nostro è un lavoro necessario.

Il 2016 si è ormai concluso e siamo ancora qui a parlare di pace. Come mai? Non crede sia il caso che si inizino a prendere provvedimenti più concreti? Quali secondo lei?

Credo che bisognerebbe smettere di parlare di pace perché troppo generico. Troppo persone sono per la pace ma non vanno oltre, non concretizzano il pensiero che hanno. Se si vuole la pace va fatta una cosa molto semplice: capire cosa è la guerra e toglierla dalla nostra storia. Abolire la guerra è il primo passaggio per avere un mondo in pace, finché esisterà questa opzione violenta è inevitabile, come dimostrano le cronache, che molti vi ricorrano.

Nonviolenza, tema centrale del messaggio del Papa. Nato come un valore prettamente religioso (Matteo 26,52), viene ripreso da Tolstoj, Gandhi e Martin Luther King. Un valore trasversale, un precetto religioso e una scelta consapevole e laica?

La nonviolenza è un dato fondamentale tanto in campo religioso che laico. Se si riflette sulla guerra, sul terrorismo capiamo subito cosa hanno in comune: l’uso della violenza, la scelta di soppressione di altri esseri umani. Bisogna recuperare il valore etico della nonviolenza come condizione di vita, perché è l’unica maniera con cui si riesce a consentire veramente una convivenza sociale civile e fraterna.

La violenza è un attentato all’integrità fisica e mentale, quindi alla dignità umana. I suoi occhi hanno visto le barbarie che l’annullamento della dignità umana porta con sé.

Da quasi trent’anni Emergency opera in territori in guerra e ogni giorno cogli la ripetitività dei conflitti. Chi ne fa maggiormente le spese sono i civili, gli innocenti, quelli che non usano né armi né violenza, ma se la ritrovano addosso. Ogni volta che un politico nomina la parola guerra dovrebbe ricordarsi le conseguenze che comporta: l’uccisione di pezzi di umanità, soprattutto uccisioni di civili.

Il principio etico non violento non può prescindere dall’azione, altrimenti sarebbe passività. Cosa farebbe lei se oggi fosse a capo di un qualsiasi governo? E se potesse scegliere, quale paese sceglierebbe?

Quale paese non saprei proprio, si tratta di un’ipotesi talmente remota! Certamente mi darei da fare affinché l’abolizione della guerra diventi una realtà e noi oggi abbiamo la concreta possibilità di farla diventare realtà in tempi brevi, molto più brevi di quanto possiamo immaginare. Lavorerei molto sodo in questa direzione.

Nel cammino tracciato dal messaggio del Santo Padre è d’obbligo il rispetto per la cultura e l’identità dei popoli, senza che una nazione si possa sentire superiore ad un’altra. Tutto questo obbliga gli stati a superare ogni miopia per non restare indifferenti alle tragedie degli altri, troppo spesso ancora ignorate. Cosa ne pensa?

Penso che ci sia ancora molto da fare prima di arrivare a convincere gli stati e chi li governa. Purtroppo le nazioni e i governanti sono molto spesso dei comitati di affari che rappresentano gli interessi non dei cittadini, ma di chi ha il potere economico e finanziario. Si tratta di una battaglia civile da fare in cui l’elemento predominante sarà la mobilitazione delle persone per il recupero dei valori morali e tra questi la nonviolenza è il primo.

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