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SINDACO NORCIA ALEMANNO: "NON CI SENTIAMO SOLI GRAZIE AL GRANDE CUORE DI CHI CI AIUTA"

Redazione online Andrea Cova
Pubblicato il 30-11--0001

“Non ci sentiamo soli e grazie all’affetto e al grande cuore di chi ci sta aiutando riusciamo a guardare avanti, oltre l’oggi provando a immaginare un nuovo domani”. Sono le parole cariche di forza, ma anche di emozione, pronunciate dal sindaco di Norcia Nicola Alemanno il giorno prima della sua presenza ad Assisi, città di san Francesco che in questo Natale ha deciso di rendere omaggio proprio alla sua Norcia, di aprire le braccia a san Benedetto e all’intera comunità colpita dal sisma. Oggi, giovedì 8 dicembre, 60 nursini con il primo cittadino arriveranno ad Assisi per prendere parte alla tradizionale accensione dell’albero sotto il quale, il presepe di quest’anno è stato realizzato con le pietre della chiesa cattedrale di Norcia e della basilica di san Benedetto crollata durante il terremoto del 30 ottobre. 

Sindaco che significato ha per Norcia il gesto di Assisi? 
“Il presepe è uno dei simboli più importanti della nostra tradizione cristiana, personalmente lo considero molto significativo, elemento sempre presente nella mia casa di famiglia. Ritengo che il gesto di usare alcune delle pietre della basilica di san Benedetto e della chiesa cattedrale di Norcia nella realizzazione del presepe della basilica di fratello Francesco, sia il simbolo di un legame importante che ha sempre unito e contraddistinto i rapporti tra le città di Assisi e Norcia, ma che in qualche modo deve indurre a una riflessione profonda l’intera Umbria: tra i valori importanti presenti nello Statuto della nostra regione, deve trovare spazio un riferimento significativo a Francesco e Benedetto che sono simbolo della nostra identità culturale e della nostra tradizione e non solo per Norcia e Assisi ma per l’intera Umbria”.
 
Sindaco quale messaggio porterà ad Assisi l’8 dicembre? 
“Il messaggio che portiamo ad Assisi, luogo simbolo della pace nel mondo, non può che essere uno dei messaggi attraverso i quali papa Paolo VI il 24 ottobre 1964 definì Benedetto da Norcia come patrono principale d’Europa, messaggero di pace, operatore di unità, araldo della fede cattolica, maestro di cultura e civilizzazione, fondatore del monachesimo occidentale. Questo è il messaggio che la città di Norcia porterà ad Assisi alle porte di un Natale purtroppo così diverso per la nostra gente e così particolare. Ma tanto diverso e tanto particolare che consente comunque a ognuno di noi di non dimenticare da dove veniamo”. 

Come ha detto sarà un Natale particolare per Norcia, ma con tanta solidarietà. 
“Un Natale con fiumi di solidarietà che ha raggiunto e sta raggiungendo la nostra città. Solidarietà che consente al sindaco in primis e a caduta a tutti gli amministratori e a tutta la nostra comunità di non sentirci soli, di riuscire a trovare energie e motivazioni che in alcuni momenti si fa fatica a scorgere, perché veniamo inevitabilmente presi dallo sconforto della situazione e spesso dall’impotenza di non riuscire a risolvere o dare risposte ai bisogni della nostra comunità. In molti casi si prova un senso di frustrazione potentissimo, ma grazie alla vicinanza delle tantissime persone che ci stanno dimostrando il loro grande cuore e affetto, non ci sentiamo soli e riusciamo a trovare spazio per guardare avanti, oltre l’oggi provando a immaginare un nuovo domani”. 

Cosa pensa delle polemiche nate intorno all’albero proveniente da Norcia che sarà addobbato ad Assisi al posto del quale la stessa città ne pianterà comunque altri cinque? 
“Sono polemiche che lasciano il tempo che trovano, fine a se stesse. Credo che invece sia un gesto simbolico di altissimo valore, di grandissimo significato, simbolo di una ritrovata e rinnovata unità tra due comunità, sintomo di una volontà importante e della consapevolezza dell’eredità difficile che Norcia e Assisi hanno in comune, perché essere depositari del messaggio di Francesco e Benedetto non è cosa comune. Invece di fare polemica bisognerebbe prendere coscienza di quanto sia importante essere coloro che devono tenere alti i valori che da queste città possono essere emanati, specie in un momento particolare come questo in cui di valori profondi abbiamo tutti bisogno”.

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