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Quel ponte sul Mediterraneo

C’è il lato chiaro delle cose, quello che tutti vedono e che accettano senza farsi tante domande. Poi c’è quello nascosto, la faccia della medaglia che è più difficile da scoprire

Quel ponte sul Mediterraneo
Credit Foto - Ansa - Massimo Percossi

Edzieogo, studentessa di 17 anni, il lato oscuro lo ha scoperto guardando negli occhi un gruppo di profughe scappate dalla Nigeria, il Paese di origine dei suoi genitori.

È una mattina di qualche tempo tempo fa. Le sezioni III A e III B del liceo Classico “Properzio” di Assisi, selezionate per partecipare al progetto “Scuola di opportunità”, visitano la Casa di Accoglienza per donne profughe di Santa Maria degli Angeli, gestita dalla Caritas diocesana di Assisi-Nocera-Gualdo. Edzieogo alza la mano e, parlando in inglese con accento nigeriano come ha imparato a fare in famiglia, conversa con una di loro.

A sei mesi di distanza – mesi lunghi soprattutto per chi è così giovane – la ragazza ricorda ancora vividamente le sensazioni che le ha suscitato quella conversazione. “Prima di tutto mi hanno colpito i sentimenti intensi di quelle ragazze. Era passato un anno dal loro viaggio, eppure il dolore per quello che avevano sofferto era ancora immenso. Una di loro si è addirittura rifiutata di parlare perché quello che provava era troppo grande e non riusciva a esprimerlo con le parole: lei aveva subìto maltrattamenti dal marito, altre erano scappate dalla guerra, altre ancora dalla fame. In loro ho visto un dolore strano, misto anche alla felicità di essere riuscite a sbarcare, ad arrivare nel luogo che avevano sognato. Con le suore si sentivano in un’area protetta”. Nei mesi a venire giornali e televisioni parleranno molto di migranti: se sia giusto, accogliere, respingere, aiutare a casa loro o farsi aiutare dall’Unione Europea.

Su questi temi Edzieogo ha le idee chiare: “È sacrosanto accogliere e sostengo appieno chi organizza queste attività. Anzi, sarei felice se cercassimo di aiutare un numero maggiore di persone che in patria hanno sopportato grandi sofferenze”. E come la mettiamo con i cosiddetti migranti economici, cioè chi viene in Italia spinto dalla povertà o dall’ambizione di arricchirsi e non dalla guerra o dalle persecuzioni? Cosa pensi di chi li vorrebbe rispedire indietro?

“Forse sotto certi punti di vista queste persone hanno ragione. Ma la questione deve essere affrontata alla radice, bisogna cioè aiutare politicamente i Paesi di partenza, intervenire direttamente lì e, quando è impossibile intervenire, bisogna aprire la fortezza europea”. Senza il ponte immaginario costruito sul Mediterraneo, nemmeno i genitori di Edzieogo sarebbero potuti arrivare in Italia tanti anni fa. Ed Edzieogo non sarebbe una studentessa in un liceo italiano. Oggi la migrazione è più rischiosa, e quel ponte sicuro si è trasformato in un barcone alla deriva.

“I miei sono originari dello stato di Anambra, nel sud-est della Nigeria. Sono ancora molto legati alle loro origini, ma allo stesso tempo sono bene integrati e aperti alla cultura italiana. Io mi sento italiana a tutti gli effetti, anche se a volte mi hanno preso di mira per il colore della mia pelle. Non mi va di ricordare episodi di razzismo, questa gente non merita un secondo della mia attenzione. Quando ero più piccola mi facevano male, ma adesso mi so difendere meglio con l’indifferenza o, al limite, con uno sguardo sdegnato”.



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