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Papa Francesco: ci vogliono rubare la fraternità, ribelliamoci

Redazione La Stampa
Pubblicato il 02-06-2019

'Lottare perché nessuno rimanga indietro'. Più di 100mila i presenti sotto la pioggia

La «ricchezza» di un popolo è formata dai «suoi mille volti, culture, lingue e tradizioni». Bisogna essere attenti a non lasciarsi «rubare la fraternità dalle voci e le ferite che alimentano la divisione». È l’appello che papa Francesco lancia nell'omelia della Messa a Sumuleu Ciuc, al santuario mariano meta di pellegrinaggi dei fedeli romeni di lingua ungherese e anche della confinante Ungheria, dove, con condizioni meteo difficili tra banchi di nebbia e sotto una pioggia battente, sono più di 100mila i presenti, al di sopra delle previsioni.

Inizia così la seconda giornata del viaggio del Pontefice in Romania. Si sposta dalla capitale Bucarest per andare al santuario mariano di Sumuleu Ciuc, in Transilvania, dove maggiore è la presenza di cattolici e di rumeni di etnia e lingua ungherese. Il santuario è meta di pellegrinaggi anche per i credenti della confinante Ungheria e, tra i fedeli, c’è anche oggi anche il presidente Janos Ader, come semplice pellegrino. Molte le bandiere ungheresi.

Terra di fede e di grandi pellegrinaggi: è questa la Transilvania che in cui si reca il Vescovo di Roma. 

Il santuario di Sumuleu Ciuc, quartiere della città di Miercurea Ciuc, è in una suggestiva cornice. La chiesa mariana, all’interno di un monastero francescano, gode del titolo di «basilica minor». Una prima chiesa è stata costruita fra il 1442 e il 1448 sulle rovine di un precedente edificio di culto del 1352 ai piedi del Monte Somlyó, a ricordo della vittoria di Santana de Mures riportata da Giovanni (Iancu) di Hunedoara. L’attuale santuario, in stile barocco, è stato completato fra il 1802 e il 1824. Al suo interno si trova la preziosa statua in legno di tiglio della Beata Vergine Maria, realizzata fra il 1515 e il 1520 e sopravvissuta all’incendio del 1661. La data tradizionale del pellegrinaggio annuale è quella di Pentecoste. Il santuario fa parte dell’arcidiocesi di Alba Iulia, eretta da santo Stefano, re d’Ungheria, nel 1009.

Ma la Transilvania, mai prima visitata da un Papa, richiama nell'immaginario collettivo soprattutto la figura del conte Dracula, che ha ispirato Bram Stoker, lo scrittore irlandese autore del romanzo gotico «Dracula, il vampiro dei Carpazi»; figura mitica che può essere collegata a quella storica del principe Vlad III di Valacchiato, noto in Europa per il suo temperamento particolarmente sanguinario e crudele. Gran parte del turismo di questa regione della Romania, ricca di castelli, è stato costruito proprio sul mito di Dracula.

Francesco arriva al santuario su una strada sterrata, in avverse condizioni meteorologiche, con forti temporali sulla zona, che costringono il Papa e il seguito a cambiare il piano iniziale dei trasferimenti, mantenendo comunque tutti gli impegni della giornata.

«I santuari - afferma - luoghi quasi “sacramentali” di una Chiesa ospedale da campo, custodiscono la memoria del popolo fedele che in mezzo alle sue tribolazioni non si stanca di cercare la fonte d’acqua viva dove rinfrescare la speranza». Sono realtà «di festa e di celebrazione, di lacrime e di suppliche. Veniamo ai piedi della Madre, senza molte parole, a lasciarci guardare da lei e perché con il suo sguardo ci porti a Colui che è “la Via, la Verità e la Vita”». Aggiunge: «Non lo facciamo in un modo qualsiasi, siamo pellegrini».

Osserva il Papa: «Qui, ogni anno, il sabato di Pentecoste, voi vi recate in pellegrinaggio per onorare il voto dei vostri antenati e per fortificare la fede in Dio e la devozione alla Madonna, raffigurata nella monumentale statua lignea». Questo pellegrinaggio annuale «appartiene all’eredità della Transilvania, ma onora insieme le tradizioni religiose rumena e ungherese; vi partecipano anche fedeli di altre confessioni ed è un simbolo di dialogo, unità e fraternità; un appello a recuperare le testimonianze di fede divenuta vita e di vita fattasi speranza».

La «ricchezza» di un popolo è costituita dai «suoi mille volti, culture, lingue e tradizioni», dice il Pontefice, invitando a non lasciarsi «rubare la fraternità dalle voci e le ferite che alimentano la divisione e la frammentazione. Le complesse e tristi vicende del passato non vanno dimenticate o negate - sottolinea - ma non possono nemmeno costituire un ostacolo o un argomento per impedire una agognata convivenza fraterna». Il riferimento è alle storiche tensioni tra romeni e ungheresi intorno alla regione.

Pellegrinare significa «camminare insieme» ma anche «lottare perché quelli che ieri erano rimasti indietro diventino i protagonisti del domani, e i protagonisti di oggi non siano lasciati indietro domani». Bergoglio evidenzia che «questo richiede il lavoro artigianale di tessere insieme il futuro. Ecco perché siamo qui per dire insieme: Madre, insegnaci ad imbastire il futuro».

Successivamente il Papa si trasferisce a Iasi, una delle città più antiche della Romania. Qui, dopo la visita privata alla cattedrale di Santa Maria Regina, si sposta al palazzo della Cultura per l'incontro con la gioventù e le famiglie. In serata, il rientro a Bucarest.

Domenico Agasso Jr - La Stampa

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